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"Mercato e stalli blu, dalle differenze politiche ai punti d'incontro: ora serve un tavolo di confronto"

Cristian Zatti risponde ad Alessandro Caprioglio: "Le criticità tecniche non siano un punto di arrivo, ma il punto di partenza per costruire insieme una soluzione"

CASALE MONFERRATO

(Immagine IA)

«Ho letto con attenzione la replica del capogruppo consigliare della Lega Alessandro Caprioglio e credo che, al di là delle differenti appartenenze politiche, contenga alcuni elementi di grande interesse, soprattutto, credo che faccia emergere una possibilità concreta: quella di trasformare una discussione nata intorno agli stalli blu e al mercato in un'occasione di confronto più ampia sul futuro del centro cittadino».

È questa la riflessione, di Cristian Zatti, autore della proposta pubblicata nei giorni scorsi su Casale News relativa alla possibilità di valutare un trasferimento, del mercato cittadino nell'area del Mercato Pavia.

«Caprioglio – prosegue Zatti – riconosce che il mercato presenta oggi spazi non utilizzati e che un suo possibile ridimensionamento merita di essere affrontato con serietà, riconosce inoltre che il Mercato Pavia è una struttura importante da valorizzare e, soprattutto, afferma esplicitamente che non vi è chiusura al confronto. Credo che proprio da questi elementi comuni si debba partire».

La proposta, sottolinea Zatti, non nasceva dalla pretesa di avere già individuato una soluzione definitiva, ma dalla volontà di aprire una riflessione.

«Nel mio intervento ho scritto chiaramente che qualsiasi ipotesi avrebbe dovuto essere sottoposta alle necessarie valutazioni tecniche, logistiche, organizzative e amministrative. Per questo non considero le problematiche sollevate da Caprioglio come una bocciatura della proposta, al contrario: sono esattamente gli aspetti che un confronto serio dovrebbe approfondire».

E proprio sugli aspetti tecnici, secondo Zatti, è necessario cambiare approccio.

«Se alcuni mezzi degli ambulanti non possono accedere alla struttura, cosa da appurare, verifichiamone le eventuali soluzioni possibili, se gli spazi non sono sufficienti per tutti, studiamo una diversa organizzazione, se esistono vincoli normativi o legati alle concessioni, analizziamoli, se vi sono problemi di viabilità, sicurezza o carico e scarico, affrontiamoli con tecnici e operatori». 

«Un problema tecnico non dovrebbe diventare automaticamente un argomento per non cambiare, o un ostacolo, ma il motivo per cui sedersi intorno a un tavolo e cercare una soluzione».

«Da qui la mia proposta dunque si sposta ulteriormente anche su un altro livello, quello di istituire un vero e proprio tavolo di lavoro e confronto sul futuro del mercato cittadino, aperto a tutti i soggetti interessati».

«Mi aspetterei ora un passo concreto da parte dell'Amministrazione, non una risposta politica alla mia proposta, ma l'apertura di un confronto serio, trasparente e soprattutto libero da pregiudizi».

Il tavolo, secondo Zatti, dovrebbe coinvolgere Amministrazione comunale, associazioni di categoria, commercianti, rappresentanti degli ambulanti, operatori del mercato e cittadini, con l'obiettivo di mettere sul tavolo dati, esigenze e proposte.

«Credo sia necessario ascoltare tutte le associazioni di categoria e, soprattutto, parlare direttamente con gli ambulanti. Chi lavora ogni settimana nel mercato deve essere protagonista di qualsiasi eventuale cambiamento. Non possiamo immaginare di progettare il futuro del mercato senza ascoltare chi quel mercato lo vive e ci lavora».

«Ma ascoltare gli operatori, non deve significare considerare ogni cambiamento come una problematica».

«Dobbiamo riuscire a far passare un concetto semplice ma fondamentale: non tutti i cambiamenti sono necessariamente lesivi degli interessi di chi lavora, a volte un cambiamento può essere un'opportunità, se costruito insieme, se accompagnato dalle necessarie garanzie e se nasce dall'ascolto reciproco, Il punto, infatti, non è scegliere tra cittadini e ambulanti, tra commercianti e mobilità, tra mercato e parcheggi, l'opportunità che ci si presenta davnati è trovare una soluzione capace di tenere insieme tutte queste esigenze, inoltre, sarebbe importante che questo confronto riuscisse a superare la logica della contrapposizione politica. Su una questione come questa credo che la politica debba fare un passo indietro. Non significa rinunciare alle proprie idee o alle proprie responsabilità, ma mettere temporaneamente da parte la ricerca dello scontro partitico per concentrarsi esclusivamente sull'interesse della comunità. Servirebbe quello che considero un principio elementare della buona politica: la moralità del confronto, la sincerità nell'ascolto e la disponibilità a cambiare idea quando i fatti dimostrano che esiste una soluzione migliore».

«La proposta, quindi, non è quella di decidere oggi se il mercato debba essere trasferito al Mercato Pavia».

«La domanda che pongo oggi è un'altra: perché non verificarlo insieme? Perché non mettere attorno allo stesso tavolo tutti i soggetti coinvolti e capire, dati alla mano, cosa è possibile fare? Potremmo scoprire che il trasferimento è tecnicamente praticabile. Oppure potremmo scoprire che esiste una soluzione parziale, una riorganizzazione degli spazi o una modalità completamente diversa che oggi non abbiamo ancora considerato. In tutti i casi, il confronto avrebbe prodotto qualcosa di utile alla città».

«Il vero tema va oltre gli stalli blu e oltre il mercato».

«La società cambia. Cambiano le abitudini delle persone, cambiano le esigenze delle famiglie, cambiano le modalità con cui si vive il centro, cambiano le necessità del commercio e cambiano anche quelle di chi lavora nei mercati. La vera capacità della politica non è difendere eternamente ciò che esiste, ma riuscire a stare al passo con una società che cambia, e questo, è il motivo per cui accolgo positivamente gli elementi di apertura contenuti nella replica di Caprioglio. Se davvero condividiamo l'idea che il mercato possa essere ripensato, che gli spazi inutilizzati debbano essere valutati e che il Mercato Pavia possa essere valorizzato, allora abbiamo già un punto di partenza. Adesso facciamo il passo successivo: apriamo un tavolo, coinvolgiamo tutti, ascoltiamo gli ambulanti, ascoltiamo le categorie, ascoltiamo i commercianti e i cittadini, analizziamo ogni vincolo e cerchiamo insieme una soluzione. Senza maggioranza e opposizione, senza vincitori e vinti, solo Casale Monferrato e l'interesse della sua comunità».

«Perché amministrare una città non significa soltanto decidere, significa avere il coraggio di ascoltare, la responsabilità di confrontarsi e l'intelligenza di cambiare quando il tempo e le esigenze delle persone lo richiedono».

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