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"La diocesi di Casale Monferrato: il vescovo francese Jean – Chrysostòme de Villaret"

La terza puntata del lungo e articolato racconto di Gian Carlo Curti

CASALE MONFERRATO

Da Gian Carlo Curti riceviamo e pubblichiamo integralmente la quarta puntata del lungo racconto su “Le diocesi piemontesi: la diocesi di Casale Monferrato”, dalla Tesi di dottorato di ricerca del professor Gianpaolo Fassino – Università degli Studi di Udine.

In questa puntata Gian Carlo Curti ha tratto dalla Tesi di Gianpaolo Fassino in specie quello che poteva riguardare la Diocesi di Casale e rapporti di essa con quella di Alessandria (con cenni alla città stessa),per indicare e ricordare l’importanza che Casale Monferrato aveva avuto in passato ed aveva in quei periodi.

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Quarta Puntata:questa attuale IV puntatatratta del n. 4 del Cap. V, e cioè del Vescovo francese Jean – Chrysostòme de Villaret. -Parte Prima

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Cap. V

Cap. V – n .4 Il Vescovo francese Jean – Chrysostòme de Villaret ( prima parte).

- Detto Vescovo governò la Diocesi di Casale nel periodo napoleonico negli anni 1805 – 1814 Nominato Vescovo di Alessandria nel 1805, trasferì poi la sede a Casale. Praticamente commissario di Napoleone amministrò e gestì le varie vicende delle diocesi piemontesi. Con la caduta di Napoleone e con il ritorno dei Savoia, nel 1814, terminò i suoi incarichi ritornando a Parigi.

Seconda ed ultima Parte del Cap. V, sempre dalla Tesi del Pro Gianpaolo Fassino. L’evidenziazione di parti in nero è stata da me effettuata, come altrove:

“””I sentimenti con cui venne accolta a Casale la notizia dapprima della soppressione della diocesi di Casale (1803),e poi del suo ristabilimento (1805),furono registrati da Giuseppe De Conti, canonico del capitolo di Sant’Evasio, autore di un interessante Giornale storico di Casale dall’anno 1785 al 1810. Così racconta l’arrivo in città della notizia della soppressione della diocesi, nell’estate del 1803:

“ Li 14 Agosto il Monitore annunzia che il Governo ottenne dal Papa la riduzione dei Vescovi della 27 a Divisione, da 17 a soli 8,la soppressione dei Capitoli Cattedrali dei Vescovati soppressi, e l’applicazione dei beni sì di quelli, che di questi, ai Vescovati conservati. Poco dopo comparve la Bolla analoga dal Papa Pio VII in data del 1 giugno, col Breve esecutoriale del Cardinale Caprara, Arcivescovo di Milano e Legato a latere presso il Primo Console. Casale è compresa fra i nove Vescovati soppressi. Le Amministrazioni Municipali delle Città, cui tocca questa disgrazia, ebbero ricorso a Roma ed a Parigi per sfuggire a questo colpo. La solita inerzia dei Cittadini di Casale non si mosse, e si tacque, e pare che goda. Villaret, Vescovo d’Amiens, è deputato ad organizzare e far eseguire detta Bolla, e travaglia in Torino a farla eseguire. Non parlo delle frodi, inganni, ed imposture, arti colle quali venne surrepita così incongrua provvidenza. Sono simili a quelle del voto di unione colla Francia, preteso dato dal popolo della 27° Divisione (De Conti)”

De Conti non era cronista estraneo ai fatti narrati: in qualità di canonico della cattedrale casalese era infatti direttamente coinvolto dalla oppressione. L’anno successivo – il 1804 – De Conti scriveva che “il nostro Vescovo Ferrero continua nel suo ministero pastorale per non essersi finora eseguito il fatale concordato per Casale” (De Conti). Assai interessanti sono le informazioni che il canonico registra per il 1805, quando venne pubblicato il decreto esecutoriale che rendeva effettiva la riforma diocesana:

“Il Cardinale Caprara, Arcivescovo di Milano, Legato a latere presso l’Imperatore dei Francesi, in eseguimento della soppressione fatta del titolo e Vescovato di Casale, con suo Breve dispone di questa Diocesi, attribuendone parte ad Alessandria, parte a Torino, parte a Vercelli, e parte ad Asti, quali Vescovati prendono immediatamente possesso di 60 e più delle migliori Parrocchie, senza nemmeno perdonarla al Popolo e Terranova, sobborghi di Casale, che divengono diocesani di Vercelli. Ciò è l’effetto delle brighe di detti Vescovi tenute a Parigi allorché si recarono colà per la incoronazione dell’Imperatore alla quale non era intervenuto il nostro vescovo della Marmora, poco ben visto dai Francesi. Detto vescovo Ferrero della Marmora è traslocato dalla soppressa sede di Casale a quella di Saluzzo, e parte nel Maggio per la sua nuova Chiesa insalutato hospite, con cordoglio dei bravi Cittadini e tripudio dei nostri atei (De Conti)”

La riorganizzazione territoriale delle diocesi piemontesi in realtà – come si sta cercando di documentare – non fu dovuta alle “brighe” dei vescovi intervenuti all’incoronazione di Napoleone, quanto piuttosto all’analitica disamina di ogni singola località compiuta fra il 1803 e il 1804 da parte di Villaret e di Tardì, oltre che dai contatti personali instaurati dai due funzionari, come ad esempio ben documentato nel caso di Mondovì. L’interpretazione data da De Conti è comunque interessante perché lascia intuire come non vi fosse fra i contemporanei piena consapevolezza del lavoro condotto dall’Economato generale per raggiungere l’esito della riforma.

Anno di svolta per i destini di Casale, non solamente per la diocesi, è il 1805.

Il 6 e il 7 maggio la città fu visitata dal Ministro degli Interni Champagny, il 7 luglio dallo stesso Napoleone, che poterono così prendere diretta conoscenza della città e delle sue esigenze. In seguito a queste visite furono impartite nuove disposizioni volte a “restituire presto interamente l’antico lustro a questa rispettabile città” (De Conti; Lupano). Di lì a poco, il 17 luglio 1805 il cardinal Caprara a Milano firmava il decreto di traslazione della sede vescovile da Alessandria a Casale (decisione poi confermata da Napoleone con decreto imperiale del 7 dicembre seguente; Lanzavecchia). Ad Alessandria - che….

- 312 - Mons. Ferrero della Marmora inviò ancora da Casale, il 25 maggio 1805, la prima lettera al clero e ai fedeli della diocesi di Saluzzo, con cui comunicava che avrebbe preso possesso della sua nuova sede vescovile in qualità di amministratore il 28 maggio. - 313 - La pratica relativa alla traslazione della diocesi è conservata in Archives Nationales, Paris, F/19/709/B. … Segnalo per completezza la recente ricerca di Pietro Gallo, che ritengo però non del tutto convincente perché imprecisa e in alcuni passaggi contraddittoria, in cui si assegna un ruolo determinante al nobile Giacinto Magnocavalli sia nel mantenimento della diocesi che delle altre istituzioni promesse alla città in seguito alla visita del ministro dell’Interno (Gallo).

- 314 - Napoleone in una lettera del 20 marzo 1802 aveva dato al Ministro della Guerra le proprie disposizioni in merito: “Quant aux places du Piémont, je désire que l’on concentre tous les efforts dans la cittadelle d’Alexandrie, et qu’à dater du 1er germinal l’administrateur général du Piemont fournisse 50.000 francs par mois pour les travaux de cette citadelle, qui doit être rendue la plus forte possible” (Napoléon ).

- 315- La proposta a Napoleone è contenuta in due lettere di mons. Villaret a Portalis del 9 e 14 messidoro anno XII (28 giugno e 3 luglio 1804),cui sono unite varie petizioni delle autorità locali (Archives Nationales, Paris,) e in un ‘altro documento (Archives Nationales, Paris, ) intitolato Observations de Mr l’éveque d’Amiens pour le Gouvernement; sur les quelles il invite le citoyen Conseiller d’Etat Portalis a lui faire connoitre de la maniere la plus positive lés intentions du Gouvernement. Il documento riguarda il mantenimento delle sedi vescovili di Tortona e Mondovì a discapito rispettivamente di quelle di Alessandria e Cuneo. Esso è evidentemente una copia, reca di altra mano la data “9 mess. an 12” (28 giugno 1804) ma potrebbe risalire più probabilmente all’inizio della primavera ….

1). Sulla soppressione della diocesi di Tortona cfr. Decarlini Archives Nationales, Paris, Villaret a Portalis, 3 termidoro anno XIII (22 luglio 1805).

Ad Alessandria – che nelle intenzioni di Napoleone doveva trasformarsi in una grande piazzaforte militare, una “citta-caserma” (Assereto; Cacciabue ) – nel gennaio 1803 era stata demolita l’antica cattedrale, “centro delle memorie alessandrine”, per fare spazio alla piazza d’armi (Lanzavecchia; Ieni; Broers; Castiglioni ): una città quindi poco adatta in quel momento ad ospitare una sede vescovile. Inizialmente Villaret pensò a Tortona come sede alternativa ad Alessandria, ma poi la sua scelta cadde su Casale Monferrato. Questa decisione era forse già maturata nei mesi precedenti, anche se il primo soggiorno che Villaret fece nella città monferrina fu dal 1° al 10 luglio 1805, in occasione della visita di Napoleone (De Conti, Lanzavecchia) Da una lettera di Villaret a Portalis del 3 termidoro anno XIII (22 luglio 1805) si apprende che Napoleone durante la visita gli aveva chiesto “si j’avois reçu le Décret de translation du Siége d’Alexandrie dans cette ville”, segno evidentemente che la traslazione era già stata concordata fra i due da qualche tempo. Così De Conti scriveva la propria soddisfazione per il salvataggio, ormai insperato, della sede episcopale casalese:

Qui non terminarono le consolazioni di Casale in quest’anno, perché per volere dell’Imperatore, e per intercessione presso Dio del nostro gran Sant’Evasio, fu dal Cardinale legato Caprara cangiato il destino sul punto del Vescovato di Alessandria, e ristabilito quello di Casale, con essergli stata destinata per diocesi la parte antica già per Alessandria destinata, e di più le soppresse diocesi di Alessandria, Tortona e Bobbio.

Quindi il predetto Monsignor Villaret il 30 settembre ritornò di nuovo in Casale spiegando il suo titolo di Vescovo di Casale e pubblicando con dotte omelie stampate la stabile fissazione di sede in questa Città, che ben vide con ciò stabilirsi appieno l’antico lustro promessogli dall’Imperatore. Monsignor Villaret non ha in quest’anno finora fatto alcun solenne ingresso per non avere ancora la Bolla d’instituzione del pontefice, qual Bolla non si è pure ancora avuta dagli altri vescovi ridotti nella 27a Divisione (De Conti “).

FINE QUARTA PUNTATA, prima parte del Cap. V. n. 4

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