Da Gian Carlo Curti riceviamo e pubblichiamo integralmente la terza puntata del lungo racconto su “Le diocesi piemontesi: la diocesi di Casale Monferrato”, dalla Tesi di dottorato di ricerca del professor Gianpaolo Fassino – Università degli Studi di Udine.
Questa terza puntata e poi la quarta che verrà, trattano in specie del cap.V e cioè della riforma delle diocesi (anni 1803 – 1805) e di alcuni protagonisti. Particolare rilevanza, in specie per la Diocesi di Casale, ha avuto il vescovo francese Jean – Chrysostòme de Villaret.
CAPITOLO V
Cap. V - Alcuni protagonisti della riforma
1. I vescovi del Piemonte napoleonico: conferme, rimozioni, spostamenti
La soppressione di un consistente numero di diocesi, ben nove, comportò giocoforza anche una riduzione e riorganizzazione dei vescovi impiegati. È quindi interessante seguire, seppur sommariamente, il destino individuale dei vescovi piemontesi al momento della riforma delle diocesi (1803-1805),per poi soffermarsi più nel dettaglio su quelle figure che ebbero un più diretto coinvolgimento con l’amministrazione napoleonica circa l’attuazione della riforma.
Delle diciannove diocesi che si trovavano nell’antico Piemonte due (Novara e Vigevano) erano passate alla Repubblica Italiana. Ne rimanevano quindi diciassette. Di queste quelle alla fine soppresse furono nove: Alba, Aosta, Biella, Bobbio, Casale (poi però salvata a svantaggio di Alessandria),Fossano, Pinerolo, Susa e Tortona. Rimasero, pur con grandi trasformazioni territoriali, quelle di Acqui Terme, Asti, Casale Monferrato (prescelta nell’estate 1805 al posto diAlessandria), Ivrea, Mondovì (che non venne traslata a Cuneo, come invece era stato previsto inizialmente),Saluzzo, Torino e Vercelli.
Alcune sedi episcopali, sette per l’esattezza, erano vacanti in seguito alla morte dei rispettivi vescovi avvenuta nel corso dei primi anni dell’occupazione francese del Piemonte, fra il 1799 e il 1803. Si trattava in particolare delle Chiese di Saluzzo, Fossano, Susa, Mondovì, Vercelli, Bobbio e Ivrea, tre delle quali destinate ad essere soppresse (Fossano, Susa e Bobbio). Alcuni dei vescovi che reggevano le altre dieci diocesi (tutti nominati dai Savoia fra il 1784 e il 1797) furono invitati a rassegnare le proprie dimissioni, così da favorire l’attuazione del progetto riorganizzativo. In particolare furono spinti a dare le dimissioni i titolari delle diocesi di cui era prevista la soppressione, mons. Solaro ad Aosta e mons. Ferrero della Marmora a Casale. Tali dimissioni furono sollecitate dal governo ,…
Dopo soppressioni di diocesi e spostamenti di vescovi rimanevanovacanti ancora due sedi vescovili: quella di Alessandria (ma quasi subito soppressa a vantaggio del ristabilimento di Casale) e quella di Acqui (resasi vacante con lo spostamento di mons. Della Torre a Torino dopo le dimissioni forzose di Buronzo). Ad entrambe queste sedi furono destinati vescovi francesi, segno eloquente di come il governo napoleonico, a partire dal ministro dei culti Portalis, volessero“gallicanizzare” la Chiesa subalpina. A Casale fu destinato mons. Villaret, ad Acqui mons. de Broglie, discendente di una famiglia di lontana origine piemontese (Libert ).
Alcune di queste personalità, come mons. Villaret o come l’arcivescovo di Torino Buronzo del Signore giocarono, su sponde contrapposte, un ruolo di primo piano nella vicenda che fra il 1802 e il 1805 portò a riorganizzare completamente, in una prospettiva indubbiamente più moderna e funzionale, la Chiesa piemontese. A fianco di questi vescovi si muove con grande sicurezza di sé e straordinaria capacità organizzativa il canonico Carlo Tardì, un personaggio ancora poco noto da cui merita partire per conoscere più da vicino gli attori che determinarono l’esito finale sancito dal decreto esecutoriale del cardinal Caprara nel gennaio 1805.
2 – L’economo generale: il giansenista Carlo Tardì
Personaggio centrale nella riorganizzazione ecclesiastica e spirituale del Piemonte napoleonico fu Carlo Giuseppe Tardì …… Rientrato a Torino alla fine del 1800, condusse vita riservata fino al marzo 1803, quando venne nominato Economo generale dei beni ecclesiastici ….. oltre a svolgere le funzioni proprie dell’Economato, cioè gestire la corretta amministrazione dei benefici ecclesiastici durante la vacanza del titolare, egli fu chiamato a collaborare con monsignor Jean Chrysostòme de Villaret (1803-1805),poi delle circoscrizioni parrocchiali (1804-1810)263 e dei capitoli delle collegiate (1806) sino a giungere all’istituzionalizzazione delle fabbricerie (1809),i consigli che localmente in ogni comunità amministravano i beni e le strutture parrocchiali. Uomo metodico, dotato di eccezionali capacità organizzative, Tardì diventò un vero e proprio esperto in materia beneficiaria, il complesso sistema delle rendite ecclesiastiche e delle congrue che doveva nell’Italia napoleonica garantire il reddito agli ecclesiastici, ed in particolare ai vescovi e ai parroci……
Grazie all’esperienza maturata in Piemonte a fianco di Villaret nell’ambito della riorganizzazione delle strutture ecclesiastiche, venne più volte interpellato negli anni seguenti dal Ministero dei Culti per estendere il regime concordatario francese nei nuovi territori via via annessi all’Impero napoleonico: Liguria, Parma e Piacenza, la Toscana……Tardì venne nominato da Napoleone – su proposta dell’arcivescovo di Torino Giacinto Della Torre ..…. – vescovo di Vercelli-, ma non ricevette mai l’investitura canonica da Pio VII, in quel periodo prigioniero dell’Imperatore a Fontainebleu. Il capitolo del duomo di Vercelli il 9 luglio ne riconobbe però la giurisdizione spirituale designandolo vicario capitolare. Si dimise dalla carica dopo la caduta di Napoleone, il 3 maggio 1814……
.….Con la Restaurazione si chiuse quindi la parabola pubblica dell’abate Tardì, così come quella del suo amico e collaboratore Pietro Bernardino Marentini, fu infatti messo in disparte e non gli furono più assegnati incarichi pubblici, ma non venne però perseguito per il suo lungo e fedele servizio alla causa francese.
3. Un vescovo contro la riforma: mons. Carlo Luigi Buronzo del Signore
Fra le personalità chiamate ad intervenire fattivamente nella riorganizzazione diocesana del territorio piemontese vi fu anche l’arcivescovo di Torino, monsignor Carlo Luigi Buronzo del Signore. Nato a Vercelli il 3 ottobre 1731.
FINE TERZA PUNTATA



