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La rivincita di Ezio Rossi: 'Non è facile vincere quando hai l'obbligo di farlo'

La soddisfazione del tecnico nerostellato che ad Alba ha conquistato la quinta promozione in carriera

ALBA - 

Una bella rivincita per Ezio Rossi. L'allenatore nerostellato ha conquistato la quinta promozione in carriera (due con la Triestina, una con il Cuneo e quella con il Torino, che Rossi considera come sua) in un anno che, per lui che ha accettato di scendere in una categoria bassa come l'Eccellenza, deve essere un trampolino di (ri)lancio.

“È stata una stagione tutt'altro che facile – commenta – con l'obbligo di vincere in una realtà che non vinceva un campionato da dieci anni e contro cui tutti disputavano la partita della vita come, giustamente, è successo anche qui ad Alba. E faccio i miei complimenti a ValeMado e Pro Dronero, che hanno reso avvincente ed emozionante il campionato fino all'ultima giornata”.

Qual è stato il momento più difficile? La Coppa Italia o le due sconfitte consecutive con Savigliano e ValeMado? “In quelle due occasioni abbiamo ricevuto critiche, frutto di delusioni passate. Sono due episodi diversi: contro l'Alpignano è successo qualcosa che nel calcio capita, ma a cui non puoi dare una spiegazione. Contro la ValeMado abbiamo fatto una grande partita, persa immeritamente: lì siamo stati bravi a isolarci e a fare quadrato fra noi. Non è un caso che, da allora, non abbiamo più perso”.

A chi dedica questa vittoria? “Alla mia famiglia, che sa cosa ho vissuto io in questi anni, e agli amici più cari. E poi ci sono i ringraziamenti. Ai due presidenti, Luigi Appierto e Giuseppino Coppo, che mi hanno voluto fortemente qui. A tutto lo staff: Valentino Vecchio, Renzo Sottile, Paco Contardi, Stefano Torchio, Max Tornari, Piero Gaidano (a video spento Rossi ha aggiunto anche l'addetto stampa Maurizio Barberis – ndr). A tutti i ragazzi a cui voglio veramente bene. E poi al medical lab di Asti, nostro punto di appoggio per le cure mediche, in particolare al dottor Giachino: sono stati veramente favolosi. Infine alla squadra dei Survivors in cui ho scoperto Mustafà e Junior Messias: se non fossi andato ad allenare questi ragazzi, non avremmo in squadra questi due giocatori che sono stati così determinanti per la promozione. E, infine, all'oratorio San Giorgio e a un ragazzo che si chiamo Francesco: presso di loro ho tenuto, in un anno, diciamo così, “sabbatic” in una scuola calcio per bambini, che mi hanno riempito la vita”. 

 

 

 

 

Redazione On Line
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