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Jcp, il saluto di Andrea Temporin

Dopo 23 anni il giocatore, cresciuto nel vivaio, appende le scarpe al chiodo

CASALE MONFERRATO

E’ proprio vero. L’uomo è una entità molto semplice. Tutto può cambiare, tranne l’amore per la mamma e per la propria squadra del cuore.

Ancora non si è spento l’eco di una grande impresa, che in casa JCP si guarda al futuro che, più che remoto è molto più prossimo di quel che sembra. Prima di affrontare gli “argomenti” del 2022-23 è doveroso aprire una parentesi, anche se non è il termine giusto. Quando si parla di un rapporto che è proseguito per 23 anni e che solo il tempo è riuscito a scalfire e ad interrompere, non si può parlare di parentesi, ma di una vera e propria pagine di storia di questa società. In tanti hanno indossato il giallo-rosso-blu della Junior. Lo hanno fatto con onore. Alcuni sono partiti e ritornati. In pochi ci sono cresciuti dentro.

E’ il caso di Andrea Temporin, classe 1992 che, al termine della stagione 2021-22 si è trovato dinnanzi ad una delle decisioni più travagliate e sofferte della sua vita: abbandonare la JCP ed appendere gli scarpini al chiodo. “Non è stato un periodo semplice per me – commenta Andrea – ma alla fine non c’erano altre soluzioni. Approfitto di questo spazio per mettere in chiaro alcune cose, per ringraziare tutti, per complimentarmi con la squadra e soprattutto per spiegare i motivi che a febbraio mi hanno allontanato dallo spogliatoio in maniera definitiva”. Una storia che risale a 23 primavere fa, quando all’età di 6 anni Temporin iniziò con i Pulcini. “Tranne una breve parentesi di 6 mesi all’US Frassineto nella categoria Esordienti (perché ad un certo punto eravamo rimasti senza mister),ho praticamente vissuto al “Bianchi”. Da mister Felisatti a mister Rollino, passando per Gianluca Vergano e Fabio Albieri, allenatori straordinari con cui abbiamo ottenuto un secondo posto provinciale (Allievi) ed un terzo regionale al termine di un percorso di 4 anni veramente incredibile. Mister Albieri mi fece esordire in prima squadra (Promozione) e poi, dopo un anno in Prima Categoria, arrivò la fusione con il Pontestura (Seconda Categoria) che fu l’inizio di una cavalcata che culminò con la finale di Lu contro la Spinettese. Era la JCP di mister Merlo, era il meritato premio (ritorno in Prima) per un gruppo fantastico. Molti di quei ragazzi sono stati miei compagni fino ad oggi (Roccia, Volpato, ecc.) e li ringrazio tutti con affetto”.

Un finale di carriera tribolato: “Speravo finisse in maniera diversa. Ho sofferto molto per giungere a questa decisione. Ultimamente ho avuto parecchi problemi fisici. Prima del lockdown (anche grazie agli allenamenti di mister Casone) avevo recuperato bene ed ero tornato il giocatore di prima. Il Covid ha interrotto la magia ed ha spezzato un sogno. Fermandomi per tanto tempo le cose sono peggiorate. Al rientro ho avuto subito un infortunio e non sono riuscito ad entrare in condizione. Il lavoro non mi ha permesso di dedicarmi totalmente al calcio (ed è più che logico) e quindi ho preferito dire basta”. Il fatto che sia stata una decisione tribolata l’abbiamo notato anche dalla tua assenza sugli spalti: “Ho voluto così bene alla Junior che vederla da fuori mi faceva male. Non poter essere in campo o in panchina mi intristiva a tal punto che ho preferito troncare di netto. Non è facile stare nel contesto per 23 anni e poi all’improvviso trovarsi dall’altra parte per una serie di motivi che non sono dipesi tutti da me”. Lasci qualcosa che assomiglia tanto ad una seconda casa: “Sono felice per il risultato ottenuto dai miei compagni. Se lo sono meritato per i sacrifici fatti in questi anni. Spero di essere riuscito a dare il mio contributo nel corso degli anni e soprattutto spero di aver trasmesso l’amore per una maglia davvero speciale”.

Perché alla fine è proprio così. L’uomo è davvero molto semplice e quando da tutto se stesso, è destinato a lasciare un segno del proprio cammino.

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