Cosa si prova oggi ad essere brasiliani? Meglio non saperlo...

Considerazioni dopo la clamorosa disfatta della Selecao contro la Germania

CASALE MONFERRATO - 

Chissà cosa si prova a venire eliminati così. A prenderne cinque in poco più di venti minuti fino ad arrivare a sette alla fine, a sentire gli "olè'" della tua gente ad ogni passaggio di quelli vestiti in rosso con cui stai giocando contro. Chissà cosa si prova a rientrare negli spogliatoi. A fine primo tempo. O sotto la doccia al triplice fischio. Guardarsi in faccia in silenzio. Con gli occhi gonfi con la speranza che si tratti semplicemente di un incubo. Il peggior incubo di sempre. Chissà cosa si prova ad alzare la testa verso la tribuna. Quelle facce, quelle lacrime. I fischi. Chissà qual è la sensazione sulla pelle, nello stomaco. Se tremano le gambe. Chissà fra vent’anni, cinquant’anni, anche cento, se alla parola “suicidio sportivo” avremo in mente ancora loro. 

Che cos’era il Maracanazo? Nulla al confronto. Come un campionato perso all’ultima giornata, una coppa svanita ai calci di rigore o per un gol irregolare magari segnato di mano. Nulla al confronto. Perché Brasile-Germania resterà per sempre nell’immaginario collettivo come la più grande disfatta della storia di questo sport. Di quelle pagine al limiti del magico e del poco credibile. Quelle storie che se provi a riscriverle altre sessantaquattro volte non si arricchiranno mai di una trama del genere. Inspiegabile. Incredibile. Terribilmente vero. 

Se ancora oggi in Brasile ogni tre per due si ricordava fra un sorriso ed un imprecazione personaggi come il centroavanti Serginho, incapace di metterla dentro nel Mondiale del ‘82 nemmeno a porta vuota spingendola con le mani, figuriamoci per i prossimi anni gente come Fred, Hulk e Bernand che tipo di considerazione potranno avere nell’immaginario collettivo di quella Nazione. Sette gol, come le dita di Maradona, immortalato a fine partite in una fotografia a dir poco emblematica. La Germania ha vinto, meritando. Forse ha infierito. Gli Dei del calcio non possono subire una lezione del genere. Soprattutto in casa propria. Quasi in cima al Monte Olimpo. O forse no, il bello sta proprio qui. E poi Klose, che con il suo gol ha superato persino Ronaldo, il marcatore più prolifico di tutti i tempi in una fase finale di un Mondiale. Un brasiliano. Altra beffa. Chissà cosa si prova a vivere in prima persona tutto questo. Al solo pensiero mi vengono i brividi. Non ci scorderemo mai questa notte. Chissà cosa si prova ad essere brasiliani oggi. Ma vi dirò la verità. Forse, forse meglio così. Meglio non saperlo.

Simone Solomita
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