Rifondazione Comunista interviene sulla visita di Cirio alla stazione e sulla siccità

"Il presidente della Regione cambi orario e provi ad accompagnare la mattina presto i pendolari sulla linea per Alessandria"

CASALE MONFERRATO

Nelle scorse ore è stata annunciata la presenza, per lunedì 20 giugno alle ore 13 davanti alla stazione ferroviaria di Casale Monferrato, del presidente della Regione Alberto Cirio. L’occasione dovrebbe essere quella di celebrare la promessa di apertura della linea ferroviaria Casale Mortara per settembre 2023.

In merito a tale evento il circolo di Casale Monferrato del Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea ha dichiarato: “C’è un detto popolare padovano che riassume bene il gesto che il presidente del Piemonte si appresta a fare: xe pezo el tacon del buso. Un tempo i politici andavano sul territorio per tagliare nastri e inaugurare, ma avevano almeno il buon gusto di presentarsi a opere effettivamente ultimate. Cirio non ha proprio pudore e si presenterà a Casale a celebrare la promessa di una soluzione nel 2023!”.

“E’ davvero incredibile la faccia tosta di questo esponente della classe dirigente della nostra Regione, pari solo a quella del sindaco Riboldi, che avalla questo tipo di comportamento; dopo anni di melina e di presa in giro dei cittadini, questi ultimi dovrebbero accontentarsi di nuove promesse. Nei giorni scorsi la Regione Piemonte ha siglato un nuovo contratto di servizio con Trenitalia che somiglia molto al gioco delle tre carte: non un chilometro in più di percorrenza, qualche modifica di orario e indifferenza verso riattivazioni utili come quella della Asti Chivasso. Le persone non sono più disponibili a farsi prendere per il naso e Cirio deve sapere che a Casale non è il benvenuto”.

“Se proprio vuole venire in città – ha concluso il circolo PRC-SE – provi a cambiare data e ora. Provi, ad esempio, ad accompagnare i pendolari la mattina presto sulla linea per Alessandria. Si accorgerà che si è costretti a cambiare a Valenza Po, dove spesso e volentieri la coincidenza salta perché il ritardo di prammatica non è tollerato dal treno diretto al capoluogo di provincia. E’ questa la vita indegna delle persone comuni che si devono spostare, è quella che Cirio non vede e non vuole vedere”.

LA SICCITA’ IN PIEMONTE E’ DRAMMATICA. LA SOLUZIONE ALLA CRISI IDRICA PUO’ VENIRE SOLO DA UN CAMBIO DI PARADIGMA

In questi giorni si stanno moltiplicando gli appelli accorati a fare qualcosa per risolvere la crisi idrica che attanaglia il Piemonte. Da ultima è intervenuta anche Coldiretti che torna a chiedere la realizzazione di piccoli invasi, mentre l’ARPA non esclude il razionamento dell’acqua.

In merito a tali situazioni il segretario regionale del PRC-SE del Piemonte e della Valle d’Aosta Alberto Deambrogio ha dichiarato: “La situazione, come ha recentemente dichiarato anche l’Autorità di bacino del Po, è drammatica, ma proprio perché ci troviamo in queste condizioni occorre una riflessione profonda, in grado di cogliere ogni aspetto del problema, senza affidarsi a scorciatoie e sollecitando tutte le responsabilità in campo. Da quest’ultimo punto di vista, solo per fare un esempio, cosa ha da dire il Consiglio regionale a fronte di un evidente non rispetto delle norme sul deflusso ecologico? Che esse stiano solo sulla carta è chiaro a chiunque guardi il Po: un fiume in coma profondo da cui, con tutta evidenza, molti captano in modo irresponsabile”.

“Io credo che la gestione della siccità richieda un approccio complesso, in grado di andare anche oltre le richieste di nuovi bacini artificiali. Servono piccoli invasi per il recupero delle acque piovane, non grandi infrastrutture, la cui efficacia è discutibile sul lungo periodo. Esse potrebbero diventare insufficienti o addirittura non funzionali, come dimostra la situazione del lago di Ceresole Reale. Ciò su cui occorrerebbe effettivamente investire è lo stoccaggio e la ritenzione dell’acqua nel terreno, tese alla ricarica delle falde; molti studi stanno dicendo che questo tipo di immagazzinamento offre una capacità di gran lunga superiore a quella dei bacini idrici, su cui pendono anche controindicazioni economiche e ambientali. Che ha da dire su questa partita l’assessore all’agricoltura Protopapa? Ritiene possibile andare oltre una fumosa idea di nuova governance della risorsa idrica e della costruzione di nuovi invasi? E’ in grado di reimpostare le attività del settore a partire dal lato dell’offerta d’acqua con chiari limiti? Quali sono gli attori, oltre ai gruppi di interesse, che ha in mente di coinvolgere? Per restare su questo decisivo terreno, occorre poi dire che andrebbero fatte scelte precise, orientate a sostituire le colture idrovore, come ad esempio il mais coltivato per produrre biogas; occorre andare verso colture autunno-vernine meno idricamente esigenti E’ assolutamente insufficiente la riconversione dei fondi del Piano di Sviluppo Rurale verso un utilizzo utile e razionale della risorsa idrica, mentre non è alle viste un’ idea di regimazione delle acque in grado di mettere a confronto aziende ed enti locali, per evitare infrastrutturazioni impattanti e inutili”.

“La questione centrale – ha concluso Deambrogio – risulta essere quella, bruciante, di un cambio di paradigma produttivo e ambientale: il tempo è finito. Per farlo occorrerebbe anche perseguire un approccio integrato, imperniato non sulle divisioni competitive provinciali e regionali, ma bensì sul bacino del Po”.

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