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"Bene la disoccupazione al minimo, ma i lavoratori perdono potere d'acquisto”

Intervento di Gigi Cabrino, referente di Patto per il Nord – Casale Monferrato

CASALE MONFERRATO

Da Gigi Cabrino, referente di Patto per il Nord – Casale Monferrato, riceviamo e pubblichiamo integralmente: “I recenti dati sulla disoccupazione al minimo da anni non possono che fare piacere; allo stesso tempo devono fare riflettere i dati sulle retribuzioni che continuano a non reggere il passo dell' inflazione. Il nuovo rapporto dell'OCSE sul lavoro fotografa infatti un'Italia in chiaroscuro, dove c'è più lavoro ma i lavoratori perdono potere d'acquisto”.

“Se da una parte la disoccupazione scende al minimo storico del 5% e i posti di lavoro aumentano, i salari reali già in sofferenza si preparano a calare ancora. Rispetto a cinque anni fa, il crollo del potere d'acquisto in Italia è il più grave tra le grandi economie mondiali. Inoltre, il tasso di occupazione generale resta molto indietro rispetto alla media dei Paesi dell'organizzazione”.

“L'edizione 2026 dell'Employment Outlook, presentata dall'OCSE a Parigi evidenzia come il potere d'acquisto degli italiani stia per subire un nuovo stop. Secondo le note dedicate al nostro Paese, i salari reali caleranno dello 0,9% nel 2026, per poi registrare un timido recupero dello 0,2% nel 2027. La colpa è della nuova fiammata dei prezzi dell'energia, che spingerà l'inflazione intorno al 3%, unita al blocco dei rinnovi dei contratti collettivi e a una persistente sottoutilizzazione della forza lavoro”.

“I salari reali italiani sono il fanalino di coda dei paesi OCSE. Anche se all'inizio dell'anno le buste paga avevano mostrato un segno positivo (+1,3%),il confronto a lungo termine resta pesante. I salari reali in Italia sono inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021. Si tratta del dato peggiore tra le principali economie dell'area. Come spiegato e ripreso dalle agenzie nazionali e non dall'economista dell'OCSE Andrea Garnero, questa perdita equivale a rinunciare a circa venti giorni di stipendio rispetto a cinque anni fa. A frenare la crescita delle retribuzioni e la mobilità interna contribuisce anche l'uso diffuso delle clausole di non concorrenza, che nel nostro Paese blindano quasi un dipendente privato su cinque”.

“L'organizzazione osserva che se la disoccupazione italiana scende sotto il 5% e il tasso di occupazione sale al 62,8% questo resta sempre abbondantemente al di sotto della media OCSE che si attesta al 72,1%”.

“Sembra proseguire, quindi, la dinamica ultra ventennale di svalutazione dei salari come alternativa alla non più praticabile svalutazione competitiva della moneta”.

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