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La tribuna centrale del 'Natal Palli' intitolata a Marco Giorcelli. Il ricordo di Gianni Turino

Sabato mattina, alle 11, la cerimonia nello stadio in cui il compianto giornalista mosse i primi passi nella professione

CASALE MONFERRATO - 

Domani, sabato 23 marzo, alle 11, si svolgerà allo stadio 'Natal Palli' la cerimonia di intitolazione dello tribuna principale dell'impianto sportivo alla memoria di Marco Giorcelli, indimenticato e compianto giornalista, direttore de 'Il Monferrato', scomparso un anno fa, il 15 marzo, stroncato mesotelioma pleurico. Interverranno il sindaco Giorgio Demezzi e l'assessore allo Sport Federico Riboldi, che più si sono mossi per decidere questa intitolazione, ma la cerimonia è aperta a tutti.

Nell'occasione pubblichiamo un bel ricordo di Marco Giorcelli che ci ha inviato il collega Gianni Turino, che parte proprio dalla passione di Marco per il calcio e per la squadra cittadina, al seguito della quale ha mosso i primi passi nelle professione.

“Sembra ieri – scrive Turino – come sempre si dice quando i ricordi ti prendono la mano e per scrivere intingi la penna in quel vecchio malandato, bistrattato, ma immenso calamaio che è il cuore, che vidi accanto a me, nella glaciale cabina del Natal Palli, un ragazzino allampanato e magro come la quaresima; sembrava frastornato da quella atmosfera un po' goliardica della 'stampa'; in realtà era solo timidezza”.

“Mi colpì subito la sua educazione e l'attenzione con cui seguiva le nostre parole, soprattutto le mie. Ad un certo punto il discorso, stimolati da una collega che si lamentava della rigidezza dei redattori del suo giornale, cadde sull'importanza delle parole, e sull'attenzione che si deve sempre provare con i verbi”.

“Io citai al proposito l'episodio notissimo del decimo canto dell'Inferno quando Cavalcanti Cavalcante incontra Dante e Virgilio e preoccupato per l'assenza del figlio Guido, piangendo disse: "Se per questo cieco carcere vai per altezza d'ingegno, mio figlio ov'è? E perché non è teco?" »

«E io a lui: "Da me stesso non vegno: colui ch'attende là, per qui mi mena forse cui Guido vostro ebbe a disdegno" »

« Come? Dicesti elli ebbe? Non viv'elli ancora? »

“Dove quell''ebbe', per Cavalcanti stava a significare che il figlio Guido non era più: Ma al momento di recitare, per completare il concetto con un'esibizione mnemonica, ebbi un lapsus e rimasi muto; alla qual cosa rimediò il giovane magro e allampanato come la quaresima che, senza enfasi e quasi con l'aria di scusarsi, sottovoce lo recitò”.

“Nacque lì la nostra amicizia, e poi la nostra collaborazione mai interrotta; lui mi dava – in virtù dei miei vent'anni in più – del lei ed io del tu; e seppi, qualche tempo dopo, che suo papà era il Maestro che mi aveva guidato nelle colonie elioterapiche sui ghiaioni del Po”.

“Allora abitava al Rotondino dove tutti lo chiamavano con deferenza non con il nome ma 'al Maestru'; Un giorno, il sole al tramonto stava incendiando ormai le acque del Po, disse a mia nonna che mi minacciava con una zoccola in mano per via di mie certe intemperanze. 'Cara Linda è un po' birichino, anzi no birichino: è molto vivace, ma è il più 'uis di tutti'. E il più bel complimento che abbia mai ricevuto (anche se qui al Maestru aveva peccato di generosità).

“Marco lo ricordo, lo ricordiamo; ricordare attiene al cuore e quando qualcosa si incardina nel cuore non lo schioda più nessuno; si può dimenticare, spazzar via dalla mente, ma non scordare”.

“Ed è per questo che ho la certezza, che la morte non è la scomparsa fisica, ma l'oblio; fin quando qualcuno ci ricorda, fin quando qualcuno ci tiene nel cuore, siamo. Ed è per questo, per questa consapevolezza razionale, che alle persone care come Marco non abbiamo mai detto 'addio' ma semplicemente

Ciao"

GIANNI TURINO

Gianni Turino
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