Partendo da un recente episodio di cronaca sportiva (il tentativo di Franco Quartaroli, ex presidente del Casale all'inizio degli anni '70, di acquistare il Sant'Angelo Lodigiano),il noto giornalista e scrittore Gianni Turino ripercorre quel lontano capitolo della storia nerostellata, probabilmente poco noto ai giovani, in cui lo stesso Quartaroli acquistò il Casale Fbc e portò avanti, per un paio d'anni, una discussa gestione societaria.
E’ incredibile, ma... ma a volte ritornano…
di Gianni Turino
…E sembrano ieri, quei giorni dell’estate 1968. Era un luglio caldissimo. Il Po, ridotto a rigagnolo, era attraversabile a piedi saltando di spris in spris. I pesci languivano intrappolati nelle poche pozzanghere di acqua calda e giallastra che spuntavano qua e là nel ghiaione arroventato; qualche carpa già galleggiava a pancia in su ed erano l’unica preda di quei poveretti che si credevano pescatori perché avevano comprato da Mondino canne, lenze, stivaloni (e divisa alla Clark Gable nei mari della Cina) da esposizione universale, ma non sapevano fare un pastone e nemmeno usare il mulinello che gli era costato un occhio della testa. Questi tizi facevano ridere i polli anche perché cercavano- invano- di catturare le cavallette, da usare come esca, con il sole alto ed implacabile (persino gli analfabeti sanno che le cavallette vanno stanate al mattino di buon’ora quando hanno ancora le ali appesantite dalla rugiada e non possono perciò salvarsi con i loro proverbiali balzi).
Nei bar e nelle osterie in quei giorni non si parlava che del Casale; del Casale F.B.C. a cui veniva sempre premesso l’aggettivo ‘glorioso’, già campione d’Italia nel 1914 ed ora retrocesso in Promozione.
Fatale era stata ai nerostellati, che avevano disputato un torneo a corrente alternata, l’ultima di campionato giocata in trasferta a San Remo. Per l’occasione, Dusio non aveva lasciato nulla al caso: aveva imposto a tutti, giocatori ed accompagnatori, di uscire dagli spogliatoi con il piede destro, di buttare sale al centro del campo facendo corna e lanciando scongiuri verso la propria porta, pernacchie e sequeri verso quella avversaria; li aveva schiaffati, tra un tempo e l’altro, sull’attenti facendogli cantare la versione integrale de «Il Piave mormorava..» con ripetizione dell’ultima strofa «...Sicure l’Alpi, libere le sponde...» ...Inoltre, al ï¬schio di inizio, aveva fatto roteare in aria la lobbia che, nella caduta, gli si era inï¬ lata - segno di buona ventura- perfettamente sul capo... Ma non ci fu niente da fare; il destino crudele aveva deciso, là dove si puote, la vittoria degli azzurri di Von Mayer e la retrocessione dei nerostellati.
La città si sollevò, furono indetti referendum che indicarono come presidenti (desiderati) del club, Camillo Venesio e Giovanni Cerutti (i quali risposero picche); fu indetta una grande tavola rotonda pubblica alla quale parteciparono big del giornalismo come Giovanni Arpino, Giglio Panza, Alfredo Toniolo, Mario Verda, Luciano Debernardi (il moderatore, microbo fra cotanto senno, era chi scrive, allora ventisettenne... e questo sembra un secolo fa...).
Il Casale, soprattutto per la mobilitazione mediatica - allora faceva notizia su tutti i più importanti giornali d’Italia e se ne interessò anche la TV- fu ripescato dalla Federazione.
Ma si imponeva il problema del presidente. L’ultimo era stato un brianzolo, Mottura, che aveva promesso mari e monti ma poi si era limitato ad una semplice colonia elioterapica, a cui aveva generosamente dato il cambio -come reggente «... tanto per tenere assieme la baracca...» - il dottor Aldo Bagna.
Svanita la candidatura Ruggiero, già presidente dell’Alessandria e vice presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, e dopo una brevissima parentesi di un certo senor Binello detto «Bueno» - sedicente proveniente dal Venezuela- che voleva sostituire l’allenatore con un centro meccanograï¬co, spuntò dal nulla e da Valenza, un ex corridore ciclista e commerciante (ma a volte: rappresentante, imprenditore , industriale) orafo: Franco Quartaroli.
Quartaroli assicurò di avere alle spalle una cordata di importanti imprenditori per i quali garantiva personalmente, e fece balenare traguardi prestigiosi come la serie B (per la A il Natal Palli era, purtroppo, inadeguato e l’Amministrazione comunale non aveva risorse per risolvere il problema...). Fu nominato, sulle ali dell’entusiasmo popolare generato da queste fanfaronate, «Commissario straordinario».
La squadra prese a languire e soffrire nelle zone a rischio della classiï¬ca perché i guai della società, oberata più del solito dai problemi economici, finivano inevitabilmente per condizionare il rendimento dei giocatori che vedevano gli emolumenti con il contagocce e spesso con il cannocchiale.
«Appena parte la cordata - assicurava Quartaroli - riceverete anche gli arretrati, gli interessi ed i premi partita...; affogheremo nel liquido...».
Fiorivano, nell’attesa che si materializzasse la cordata e ci fosse l’inondazione di liquido, le collette fra i tifosi, “...tanto per garantire le trasferte e la pulizia degli spogliatoi...»
«Che cordata - urlò un giorno il commendator Mentigassa già presidente dell’Asti Macobi - che cordata del cavolo! Il Casale è mio...»; e spalancò la cassaforte traboccante di effetti... (sottoscritti dal Commissario nerostellato...) - adesso il Casale lo prendo io e lo riporto dove la sua storia merita...».
Il duo Quartaroli-Mentigassa surclassò per un paio d’anni - in quanto a trovate, colpi di scena, situazioni deliranti ed esilaranti- i fratelli De Rege; oltre ad essere fonte di inesauribile ispirazione per i giornalisti( io scrivevo due articoli al giorno –uno di colore l’altro di cronaca –ma sembrava fantasia per la terza pagina di un quotidiano sportivo); ï¬no a quando, nel ‘72, Mentigassa concordò con Gian Carlo Cerutti la fusione con la Junior.
Quartaroli sparì da Casale ma ogni tanto, incredibile ma così è, tornava qua e là all’onore (si fa per dire) della cronaca come avanscoperta di una «cordata» di salvataggio, per la quale garantiva personalmente, e che inevitabilmente si dissolveva , “all’apparir del vero”, non appena era necessario scoprire qualche carta . E così ora ( dopo le toccate con fuga di Savona, Provercelli, Biellese, Catanzaro, Torres, eccetera, eccetera…),è apparso come punta di iceberg di «una cordata di personaggi illustri, professionisti, ecc. di cui farò a suo tempo il nome ma per ora garantisco io...» al Sant’Angelo Lodigiano.
Anche qui l’avventura è stata breve come un sospiro: nemmeno un mese. Dopo essersi fatto nominare presidente in attesa della cordata, è sparito dalla circolazione (lasciando a quanto si legge i sette od otto giocatori da lui comprati -si fa per dire- senza tetto e beccandosi una querela dall’ex presidente); domenica scorsa il Sant’Angelo non è potuto scendere in campo contro la Vogherese perché Franco Quartaroli- irreperibile- non ha firmato l’assunzione di responsabilità (“la Provincia Pavese”),perdendo così per 3-0 a tavolino…
Sono passati più di quarant’anni, le diverse “imprese” sparpagliate un po’ in tutta Italia dovrebbero aver vaccinato cani e bariani…, invece ogni tanto, qua e là per il Bel Paese che Appennin parte il mar circonda e l’Alpe, rispunta la notizia della cordata guidata dal Nostro , che farà a suo tempo i nomi ed intanto fa il presidente (sia pure introvabile). C’è sempre qualcuno che ci casca. E’ incredibile! Anzi: sarebbe incredibile a ragion di logica…però così è (senza il “se vi pare”)…; ci sono personaggi che sembrano spariti nel nulla…ma…
…Ma a volte- quando meno te lo aspetti- ritornano...


