Duomo gremito per l'ultimo saluto allo "Zio Gianni" Farotto

Nel pomeriggio il funerale del capogruppo di Fratelli d'Italia: "Non solo era molto conosciuto, era amato da tutti"

CASALE MONFERRATO

Un Duomo gremito per l'ultimo saluto a Giampiero Farotto, consigliere comunale e capogruppo di Fratelli d'Italia, prematuramente scomparso a soli 55 anni, vinto da un male incurabile che lo ha stroncato in appena quattro mesi.

Presenti alla cerimonia molte autorità a partire dal sindaco Federico Riboldi che in Farotto ha avuto un mentore che lo ha politicamente formato e dall'ex sindaco Giorgio Demezzi nella cui giunta aveva ricoperto l'importante carica di assessore all'Urbanistica.

"Certo avremmo preferito incontrarlo in un'altra situazione, in Comune, in moto oppure a parlare in centro" ha sottilineato il sacerdote officiante, ricordandone la grande disponibilità e affabilità, doti per cui era apprezzato e rispettato da tutti, anche da chi non ne condivideva le idee politiche: "Non solo era molto conosciuto, era amato".

A ricordarlo l'assessore Luca Novelli, portavoce di una generazione di giovani che è cresciuta umanamente e politicamente con lui e grazie a lui: "Lo conobbi quando entrai per la prima volta in quella che sarebbe diventata una seconda casa, avevo 17 anni e da allora l'ho visto o sentito praticamente ogni giorno. Per tutti noi giovani era lo "Zio Gianni", quello che c'era sempre e ti sarebbe stato vicino. Potevi chiamarlo per le piccole cose, come un'auto in panne nel cuore della notte, o per problemi più seri e lui era pronto ad ascoltarti senza giudicare".

La commovente cerimonia si è poi conclusa sulle note di "Il domani appartiene a Noi", cantata dai ragazzi di Gioventù Nazionale.

IL TESTO INTEGRALE DEL RICORDO DI GIANNI FAROTTO, PRONUNCIATO DA LUCA NOVELLI ALLA CERIMONIA FUNEBRE

"Non immaginavo che la vita mi avrebbe portato a pronunciare queste parole".

"Quando accadono disgrazie di questa portata, si cerca di trovare conforto in ogni modo".

"Chi, come me, prova a trovare rifugio nella fede, chi nell’affetto della famiglia e degli amici, chi nella solitudine. Qualunque sia di queste, non è facile…"

"Proprio in momenti come questi il cassetto dei ricordi si apre ed escono tutti gli attimi passati insieme, tantissimi in 15 anni di amicizia. Ricordi lucidi davanti ai miei occhi".

"Ho conosciuto Giampiero Farotto quando neanche ancora diciassettenne entrai per la prima volta nella sezione di partito".

"La prima persona che incontrai fu proprio lui che mi accolse in quella che non sapevo sarebbe diventata una seconda casa per me. Da quel momento, non passò un giorno senza sentirlo o vederlo".

"La stessa cosa accadde a Federico e a molti altri di noi. Un rito che si ripeteva, di cui io sono l’ultimo portatore; per questo oggi, sono incaricato di parlare e raccontare di lui, a nome di tutta la nostra comunità politica".

"Gianni è stato per molte generazione di giovani politici, che avevano il sogno di provare a cambiare il mondo, un punto fermo".

"Quando eravamo ancora troppo piccoli per guidare, si faceva carico di tutti noi, per permetterci di frequentare i corsi di formazione politica, che si tenevano lontani dalla città. Nei viaggi non mancava di raccontare storie di vita politica vissuta, arricchite di aneddoti strani, senza mai una vena di passatismo o superiorità tipica dei più anziani in ogni organizzazione umana".

"Era e sarà, per tutti noi, semplicemente lo zio Gianni. Uno zio sincero che, nella vita di tutti i giorni, era sempre pronto ad aiutarti, Per le piccole cose , come un’auto in panne di notte, e per le grandi, quando c’era bisogno qualcuno che sapesse ascoltare senza giudicare".

"Un uomo che sapevi non ti avrebbe mai lasciato solo nei momenti difficili".

"Nel farci forza, in questi giorni tristi, ripercorriamo il pensiero di Sant’Agostino: “Quelli che ci hanno lasciato non sono assenti, sono invisibili, tengono i loro occhi pieni di gloria fissi nei nostri pieni di lacrime. Coloro che amiamo e che abbiamo perduto non sono più dove erano ma sono dovunque noi siamo”.

"Ti abbiamo voluto, e ti vogliamo, tanto bene".

"Salutaci Paolo e salutami Papà"

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