Dall'ex sindaco di Terruggia Giovanni Bellistri, riceviamo e pubblichiamo integralmente: “I giorni che stiamo attraversando sono giorni di rottura profonda, di frattura storica. Nel giro di pochi anni, se non addirittura di pochi mesi, il mondo ha cambiato volto. Equilibri che sembravano consolidati si sono incrinati, certezze politiche ed economiche si sono dissolte, e il linguaggio della cooperazione internazionale appare sempre più fragile. L’Occidente mostra segni evidenti di affaticamento. Crisi demografica, rallentamento economico, polarizzazione sociale e una progressiva perdita di centralità geopolitica. L’avvento di Donald Trump alla Casa Bianca non ha generato questa trasformazione, ma l’ha resa improvvisamente visibile, portando alla luce una tendenza che da tempo attraversava silenziosamente le società occidentali”.
“La globalizzazione segna il passo, si frammenta in blocchi contrapposti, mentre riemergono con forza nazionalismi e logiche di potenza. Nel frattempo, prendono forma nuovi poli imperiali: la Cina consolida la propria influenza economica e tecnologica; l’India avanza come potenza demografica e strategica; la Russia tenta di riaffermare il proprio ruolo ma resta impantanata nel conflitto con l’Ucraina. In questo scenario turbolento, l’Europa non appare tanto sola quanto smarrita. Più che l’isolamento, è l’incertezza a caratterizzarla. Una difficoltà crescente nel riconoscere se stessa, nel definire i propri interessi e nel tradurli in una visione politica condivisa”.
“Il sogno di un’Europa unita, nato dalle macerie di due guerre mondiali, sembra oggi offuscarsi. L’Europa immaginata nel Manifesto di Ventotene non è più un orizzonte politico capace di mobilitare coscienze e classi dirigenti, ma rischia di diventare soltanto una memoria storica, evocata più che praticata. Non è l’assenza di strumenti a pesare, l’Europa dispone di istituzioni, risorse economiche e capitale umano, quanto la mancanza di una direzione riconoscibile. È uno smarrimento politico e culturale prima ancora che geopolitico”.
“L’azione internazionale di Donald Trump mette progressivamente in luce lo smarrimento strategico dell’Europa. Sul piano economico, l’imposizione di nuovi dazi e le tensioni commerciali con Washington mostrano un continente incerto tra difesa del proprio mercato e timore di ritorsioni, incapace di esprimere una risposta compatta nonostante il peso degli scambi transatlantici. Sul terreno diplomatico, la gestione dei conflitti e delle crisi internazionali, dalla Striscia di Gaza alle tensioni con l’Iran, evidenzia una marginalità crescente nei processi decisionali globali. A ciò si aggiungono le pressioni geopolitiche su aree strategiche come il Venezuela e perfino la Groenlandia, che rivelano l’assenza di una politica estera realmente unitaria. Ne emerge l’immagine di un’Europa prudente, spesso esitante, che fatica a trasformare i propri valori in una capacità effettiva di influenza nello scenario internazionale”.
“In questo tempo di transizione, in cui il mondo sembra muoversi verso nuovi equilibri di potere, la vera sfida per l’Europa non è soltanto ritrovare forza, ma ritrovare se stessa. Riscoprire una visione politica capace di dare senso alle sue istituzioni e di restituire al continente un ruolo nella storia che sta emergendo. In questa prospettiva, torna attuale l’intuizione dello scrittore francese Georges Bernanos, per il quale la speranza non è un rifugio rassicurante, ma un rischio da correre, un atto di coraggio che chiama all’impegno”.
“Proprio in questa direzione si intravede oggi un segnale incoraggiante: il risveglio delle nuove generazioni. In Italia, la significativa partecipazione dei giovani al recente referendum sulla giustizia ha mostrato che, nonostante il diffuso disincanto, esiste una domanda viva di protagonismo e responsabilità. Non si tratta di un fenomeno isolato, ma del possibile inizio di una nuova stagione civile. Ai giovani, non solo italiani ma europei, spetta ora il compito più difficile e più decisivo: trasformare l’incertezza in progetto. Solo attraverso il loro coraggio e il loro impegno sarà possibile costruire un destino diverso, più giusto e più consapevole, restituendo all’Europa non solo un futuro, ma anche una ragione profonda per credervi”.


