"L'esempio di San Francesco e un nuovo modo per raccontare il malessere giovanile"

Una riflessione dell'ex sindaco di Terruggia Giovanni Bellistri

TERRUGGIA - 

Dall'ex sindaco di Terruggia Giovanni Bellistri riceviamo e pubblichiamo integralmente: “I fatti di guerriglia urbana accaduti a Milano e in altre città europee hanno preso il sopravvento, e il più delle volte sono strumentalizzate nascondendo il vero malessere che attraversa il mondo giovanile. C’è un altro modo per raccontare quello che sta accadendo? Si. C’è un altro modo ed è questo”.

“L’anno 2026 si sta delineando come un crocevia storico di straordinaria intensità ideale. Mentre il mondo celebra gli ottocento anni dalla morte di san Francesco d’Assisi, le piazze e le università dell’Occidente registrano un potente risveglio sociale, politico ed ecologico dei giovani. Non si tratta di una banale coincidenza temporale, ma di una profonda sintonizzazione emotiva e culturale: la rivoluzione del Poverello d'Assisi, a otto secoli di distanza, trova una sponda inattesa nella Generazione Z e nei Millennials, uniti dalla volontà di scardinare un modello di sviluppo ormai insostenibile”.

“Questo fremito attraversa i confini e accende i grandi centri urbani, dove le nuove generazioni tornano a riappropriarsi dello spazio pubblico per chiedere un cambiamento radicale. Da Parigi a Madrid, fino a Milano, Torino, Roma, le piazze del mondo si riempiono di una gioventù che anela a un mondo più giusto. In questi raduni, sotto i cieli delle capitali europee, aleggia lo stesso identico spirito di libertà che guidava il santo umbro: un rifiuto collettivo delle ingiustizie sociali e il desiderio profondo di ricostruire la società partendo da basi più umane e solidali. Un'aspirazione pulita che nemmeno le azioni di una sparuta minoranza di infiltrati, responsabili di scontri con la polizia che finiscono per sporcare il vero senso della protesta, riesce a soffocare o a snaturare”.

“Il primo grande punto di contatto risiede nella ricerca di libertà. Il gesto radicale di Francesco di spogliarsi di tutti i beni sulla piazza di Assisi rappresentò il rifiuto totale delle logiche di potere, accumulo e status del suo tempo. Oggi, i giovani occidentali inseguono una liberazione speculare. Fenomeni come il disimpegno silenzioso, il rifiuto di carriere logoranti in nome del successo economico e la contestazione dell’iper-consumismo dimostrano che la libertà giovanile del 2026 non è apatia. È, proprio come per il santo, la rivendicazione del diritto di esistere al di fuori delle logiche del mercato”.

“Questa ricerca di senso si riflette specularmente nel legame tra l'amore per la natura francescano e l'ecologismo moderno. Nel suo Cantico delle Creature, Francesco chiamava il Sole "fratello" e la Terra "sorella", anticipando una visione di interconnessione totale in cui l’essere umano non è padrone, ma custode del creato. Il movimento ecologista del 2026 ha superato la fase della pura protesta tecnica per abbracciare un'ecologia integrale. I giovani non chiedono solo una transizione energetica, ma un cambio di paradigma culturale che rimetta al centro la cura della biodiversità e il rispetto dei limiti del pianeta, trasformando la fratellanza universale in azione politica”.

“Allo stesso modo, la storica attenzione verso gli ultimi di Francesco si traduce oggi nella strenua difesa dello stato sociale. L'abbraccio al lebbroso e la scelta della povertà non erano per il santo atti di carità passiva, ma strumenti di giustizia e condivisione. Nel 2026, questa sensibilità si trasforma in una precisa domanda politica. I giovani chiedono tutele strutturali contro le disuguaglianze, battendosi per il salario minimo, la sanità pubblica, il diritto alla casa e ammortizzatori sociali universali. La compassione francescana si evolve così in cittadinanza attiva e richiesta di diritti, non di beneficenza”.

“A questo scenario si aggiunge un ulteriore elemento di contatto: la riscoperta del silenzio e della comunità come risposta alla crisi del benessere mentale. In un Occidente iper-connesso e saturo di stimoli digitali, i giovani stanno riscoprendo i cammini a piedi, la lentezza e la creazione di collettivi solidali dal basso. Esattamente come Francesco alternava le piazze agli eremi, le nuove generazioni cercano spazi di disconnessione per rigenerarsi e costruire legami autentici. In questo 2026, il messaggio di Assisi smette di essere una memoria del passato e si rivela una profezia. È la dimostrazione che le vere rivoluzioni nascono sempre dalla contagiosa pretesa di un mondo più giusto, pulito e umano”.

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