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"La mobilitazione dei giovani potrebbe essere decisiva anche nel voto alle elezioni politiche italiane del 2027"

Una riflessione dell'ex sindaco di Terruggia Giovanni Bellistri

TERRUGGIA - 

Dall'ex sindaco di Terruggia Giovanni Bellistri riceviamo e pubblichiamo integralmente: “Il biennio elettorale 2026-2027 si sta delineando come un potenziale spartiacque geopolitico per l’intero Occidente, un ciclo di consultazioni in grado di ridisegnare gli equilibri globali e di riverberarsi con forza anche sullo scenario politico italiano. Le prime risposte delle urne arrivate sul finire del 2026, in particolare da contesti chiave come il Brasile e Israele, sembrano indicare una prima, significativa battuta d'arresto per i governi di stampo sovranista e nazionalista. Se si tratti di un'inversione di tendenza strutturale o di una temporanea frenata è ancora presto per dirlo, ma il segnale di un mutamento profondo nell'elettorato è evidente”.

“L'evento più dirompente e inaspettato si è registrato tuttavia in Serbia: qui, una straordinaria mobilitazione del mondo giovanile e studentesco è riuscita a galvanizzare l'intera società civile, travolgendo il governo uscente della destra nazionalista populista. Questo exploit si inserisce in un più ampio quadro di fermento che attraversa i movimenti giovanili occidentali, sempre più determinati a battersi per una società più equa, inclusiva e radicalmente ecosostenibile. Questo dinamismo generazionale possiede una forte carica propulsiva ed è destinato a condizionare pesantemente le cruciali scadenze elettorali programmate per il 2027, tra cui spicca quella italiana”.

“Guardando da vicino la situazione italiana, l'analisi del panorama politico rivela dinamiche complesse che rischiano di allontanare i cittadini dalle urne, a meno che non entrino in gioco fattori emotivi e valoriali straordinari. Attualmente, i due blocchi principali che si contendono la guida del Paese, il centrodestra e il cosiddetto "campo largo", appaiono entrambi frammentati da profonde divisioni strategiche interne. Questo scontro continuo spinge i diversi partiti a ignorare quanto siano davvero difficili i problemi economici e sociali del Paese. Al contrario, preferiscono affidarsi a una propaganda inutile che divide le persone, ma che ormai non entusiasma e non convince più un elettorato sempre più deluso”.

“In realtà, la vera e profonda differenza tra i due schieramenti non sta tanto nei programmi elettorali o nelle misure economiche, ma nel modo completamente opposto di vedere l'identità stessa del nostro Paese. Da un lato, il campo largo si fa promotore di un'idea di Paese indissolubilmente legata alla difesa e alla piena attuazione della Costituzione repubblicana; dall'altro, l'azione e le riforme promosse dal centrodestra vengono percepite dai critici come un tentativo di superamento del testo costituzionale nei suoi equilibri fondamentali”.

“È proprio su questo terreno valoriale che l'onda d'urto del fermento internazionale e l'esempio dei giovani serbi potrebbero trovare in Italia una sponda formidabile. Esiste infatti un precedente storico e sociologico recente nel nostro Paese: la straordinaria mobilitazione che si creò attorno al referendum sulla giustizia. In quell'occasione, la percezione di un rischio di stravolgimento dei principi cardine dell'ordinamento spinse a una partecipazione di massa inaspettata, guidata proprio dalle fasce d'età più giovani. Lo spirito di quel referendum, unito all'entusiasmo transnazionale dei movimenti ecologisti e civici, potrebbe riprodursi nel 2027, innescando un forte coinvolgimento del mondo giovanile italiano. I giovani, tradizionalmente distanti dalla politica dei partiti, potrebbero decidere di scendere in campo in modo massiccio, ribaltando i pronostici e determinando un risultato sorprendente e di rottura, del tutto simile a quello registrato nella consultazione referendaria per la Giustizia”.

“In ultima analisi, la tendenza che emerge in modo trasversale descrive una cittadinanza italiana fortemente sfiduciata nei confronti dell'attuale classe politica e dei suoi linguaggi propagandistici, ma pronta a mobilitarsi e a farsi argine collettivo non appena percepisce che i pilastri e l'anima della Costituzione corrono il rischio di essere stravolti”.

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