Dall'ex sindaco di Terruggia Giovanni Bellistri riceviamo e pubblichiamo integralmente: “La denatalità è uno dei problemi critici che investe l’Italia dei giorni nostri. Secondo i dati Istat nel 2025 i nuovi nati hanno registrato un record negativo, appena 355 mila unità con un calo del 3,9% rispetto all’anno precedente. Sempre dai dati Istat nel 2025 il tasso di fecondità in Italia registra 1,14 figli per donna, quando la soglia di equilibrio tra nuovi nati e decessi dovrebbe attestarsi al valore 2,1”.
“Di primo acchito si potrebbe ipotizzare che questo fenomeno, indicato con l’espressione “inverno demografico”, sia ascrivibile ad un presunto disinteresse degli italiani per la famiglia. La questione non è risolvibile ad un innato egoismo degli italiani nei confronti dell’istituzione famiglia. La risposta più coerente è riconducibile ad un contesto socioeconomico non favorevole. Molti dei potenziali genitori rinuncia alla genitorialità a causa di stipendi stagnanti, precarietà lavorativa cronica, rincaro del costo della vita e un sistema di welfare strutturalmente carente”.
“A pagare il prezzo più alto di questa carenza strutturale sono le donne. Il welfare insufficiente grava quasi interamente sulla componente femminile, spesso costretta ad abbandonare il mercato del lavoro (un dramma che oggi coinvolge milioni di donne in Italia),per dividersi tra la cura dei figli e quella degli anziani. In una delle nazioni più longeve al mondo, la totale asimmetria nella gestione del carico familiare e la carenza di servizi pubblici costringono la forza lavoro femminile a una scelta binaria e ingiusta: la carriera o la famiglia. Tra congedi parentali economicamente penalizzanti e una cronica scarsità di posti negli asili nido (solo 32 ogni 100 bambini),il sistema attuale non protegge la maternità, ma la penalizza”.
“I dati statistici e le indagini sociali lo confermano senza sconti: avere figli in Italia aumenta concretamente il rischio di indigenza. L'arrivo di un bambino, soprattutto per i nuclei monoreddito o per chi vive in condizioni di precarietà, non è più vissuto come un momento di gioia sociale, ma come un fattore di scivolamento verso la soglia di povertà. In assenza di una visione politica a lungo termine e di trasferimenti monetari o servizi strutturali capaci di azzerare i costi diretti dell'infanzia, fare un figlio equivale a esporsi a una forte vulnerabilità economica”.
“A fronte di questo panorama desolante, sorprende tuttavia la controtendenza registrata a Casale Monferrato. Come riportato dal Corriere della Sera del 1 agosto 2026, la città piemontese, puntando sulla qualità dei servizi, è riuscita a contrastare efficacemente il calo demografico, registrando uno straordinario aumento del 40% delle nascite nell'arco di soli sei mesi. Un exploit territoriale che accende i riflettori su come politiche locali mirate o dinamiche specifiche possano temporaneamente invertire una rotta che sembrava tracciata”.
“Questo dato confortante non deve però trarre in inganno. Il caso isolato della cittadina piemontese, per quanto virtuoso, rimane un'eccezione microscopica all'interno di un quadro macroeconomico e sociale profondamente compromesso. Un solo fiore non fa primavera: l'illusione di una rinascita locale non cancella l'inerzia di un Paese intero che continua a invecchiare e a rimpicciolirsi. Senza riforme strutturali e sistemiche a livello nazionale, l'inverno demografico italiano è destinato a trasformarsi in un definitivo, gelido tramonto”.


