I partecipanti a Mezz'ora per la pace alla cerimonia del IV Novembre con il lutto al braccio

La presenza pacifica domani mattina, senza interferire con lo svolgimento della commemorazione. La posizione dell'Anpi

CASALE MONFERRATO - 

Domani mattina, mercoledì 4 novembre, alla cerimonia commemorativa del 4 Novembre, che si svolgerà a partire dalle 9:45 presso il Monumento ai Caduti nei giardini di Casale Monferrato, i praticanti la settimanale Mezz'ora di silenzio per la pace e la giustizia sociale, parteciperanno, senza interferire allo svolgimento della cerimonia, indossando al braccio le fasce nere simboliche del lutto.

“Come ogni anno – spiegano i partecipanti – il 4 Novembre ricorre la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate”.

“In questa data si celebra la vittoria militare nella Prima Guerra Mondiale e la conseguente annessione all’Italia delle irredente Trento e Trieste (e del Südtirol)”.

“Questa ricorrenza fu istituita con Decreto regio nel 1922, in ricordo dell’entrata in vigore dell’armistizio che pose fine alla ‘Grande Guerra’ sul confine italo-austriaco”.

“L’anno prima all’Altare della Patria era stato tumulato il corpo del Milite Ignoto, funereo simbolo di tutti i soldati italiani morti senza nemmeno una lapide che ricordasse chi erano in vita”.

“In prossimità dei luoghi delle battaglie immensi cimiteri di guerra segnano le tracce indelebili di quell’orrendo massacro e nelle nostre piazze i monumenti ai caduti piangono un’intera generazione di giovani trascinati alla morte in quella che Benedetto XV definì la “inutile strage””.

“E strage inutile fu perché - ci ricorda don Lorenzo Milani nella “Lettera ai Cappellani militari di Toscana” - «quella guerra si poteva evitare. Giolitti aveva la certezza di poter ottenere gratis quello che fu poi ottenuto con 600˙000 morti. La stragrande maggioranza della Camera era con lui (450 su 508)»”.

“E strage inutile fu perché quella guerra, lungi dall’essere “la fine di tutte le guerre”, aprì a nuovi conflitti imperiali che sarebbero poi esplosi, ancor più tragicamente, dopo un breve armistizio attraversato dalle dittature che gli iniqui trattati di pace avevano facilitato”.

“Sul fronte italiano si morì e si uccise «per Gorizia, le terre lontane»”.

“Fu infatti per gli interessi nazionalistici della borghesia italiana, travestiti dalla retorica patriottica, che proletari italiani in divisa furono costretti a uccidere i loro compagni austriaci o a essere da questi uccisi mentre, anche all'interno delle trincee, continuava feroce il conflitto sociale”.

“«Al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico», ci ricorda Bertolt Brecht”.

““Uomini contro” è il titolo del film di Francesco Rosi che ci getta in faccia le due realtà allora presenti: lo scontro militare esterno tra uomini italiani contro uomini austriaci e la continuazione di quello interno tra uomini padroni contro uomini proletari”.

“Così più di seicentomila soldati italiani furono uccisi dal fuoco nemico (i corpi fatti a pezzi impedirono il riconoscimento di circa un terzo di loro) o da malattie contratte in trincea e mezzo milione furono i mutilati, quarantamila gli “scemi di guerra”… e di altrettante vittime fu il prezzo che pagò il popolo austro-ungarico per difendere inutilmente un impero già in disfacimento”.

“Così l’odio di classe presente nel generale Cadorna e negli alti comandi uccise più di mille nostri soldati tra condanne a morte eseguite, decimazioni ed esecuzioni sommarie senza processo”.

“Vittime queste che ancora oggi attendono la sacrosanta riabilitazione”.

“Oggi, nel 2026, a centootto anni dalla fine di quella immane tragedia, l'inquietante retorica bellicista del riarmo e della deterrenza ritorna a nascondere, dietro pretesi interessi nazionali, i veri interessi economici e geopolitici che avvicinano di nuovo la guerra ai popoli d'Europa”.

“Anche la tragica e dolorosa memoria del 4 Novembre diventi allora l’occasione per una profonda riflessione sulla stupidità assoluta delle guerre e sulle reali cause di esse così da ribadire con forza che «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali»”.

ANPI: "LA PRIMA GUERRA MONDIALE UN'INUTILE STRAGE, CI RICORDI LA NECESSITA' DI COSTRUIRE LA PACE"

Sulla cerimonia del Iv Novembre prende posizione anche l'Anpi: "Il 4 novembre si celebra la Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate, che commemora la fine della Prima Guerra Mondiale".

"Quel conflitto è stato l'inutile strage che ha causato oltre 600.000 morti italiani e circa 500.000 mutilati. Questa data deve essere perciò l'occasione di una profonda riflessione sulle sofferenze e sulle distruzioni che le guerre sempre generano e non l'invito alla loro glorificazione; meno che mai deve spingerci verso sentimenti nazionalistici". 

"I partigiani e le partigiane, proclamando che "la difesa della Patria è un sacro dovere del cittadino" (art 52 della Costituzione),hanno voluto con forza promuovere la convivenza democratica tra i popoli come l'indispensabile premessa per la costruzione della pace. È per questo che "l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo" (art 11 della Costituzione)".

"Quella immane carneficina che commemoriamo solennemente ogni 4 novembre  ci ricordi dunque la necessità di costruire e celebrare la pace e non si trasformi mai in acritica celebrazione della guerra né nel tentativo di instillare nelle nuove generazioni uno spirito nazionalista e militarista".

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