Dovevano essere una cinquantina, alla fine sono diventati circa 150. La manifestazione studentesca che venerdì 30 ottobre ha attraversato il centro città ha superato le aspettative di chi l’aveva promossa, coinvolgendo ragazzi provenienti da diversi istituti cittadini e anche alcuni adulti. A raccontare la genesi e le prospettive della mobilitazione è Elisa Sardone, classe 2007, tra le organizzatrici dell’iniziativa.
Il corteo, partito da piazza Mazzini, ha attraversato il centro passando davanti all’Istituto Leardi, al Municipio e dietro al Duomo, per poi far ritorno nella piazza da cui era partito. La partecipazione più consistente è arrivata proprio dal Leardi, ma erano presenti anche studenti del Lanza e del Sobrero. Non sono mancati alcuni insegnanti e cittadini, la cui adesione ha rappresentato una sorpresa positiva per gli organizzatori.
La mobilitazione è stata preparata in tempi molto stretti. L’appello è stato lanciato il 27 ottobre attraverso una pagina Instagram dedicata e un gruppo WhatsApp, che si è rivelato lo strumento più efficace per far circolare la notizia. Il volantinaggio, inizialmente considerato tra le possibilità, ha ceduto il passo proprio per la ristrettezza dei tempi. La Questura, spiega Sardone, era stata informata con i 3 giorni di anticipo previsti dalla legge.
La scelta della data non è stata casuale: l’iniziativa casalese si è inserita nella giornata di sciopero generale indetta dall’Unione Sindacale di Base (USB),alla quale hanno aderito lavoratori, studenti e attivisti in diverse città italiane. Gli organizzatori hanno mantenuto contatti anche con altri ragazzi impegnati nelle manifestazioni di Torino e Alessandria e avevano avviato un confronto con OSA – Opposizione Studentesca d’Alternativa – un’organizzazione politica di studenti medi nata nel 2018 e strutturata a livello nazionale.
Alla base della protesta c’era innanzitutto la volontà di esprimere solidarietà a chi vive condizioni più difficili, ma anche di richiamare l’attenzione sulle priorità della spesa pubblica.
«Volevamo far riflettere su come vengono spesi i soldi che paghiamo tramite le tasse», spiega Sardone, riferendosi in particolare alle risorse destinate agli armamenti e, di conseguenza, a conflitti che i manifestanti non condividono. «Crediamo che quei soldi potrebbero essere spesi meglio, per esempio per l’istruzione e la riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico».
Una posizione che si ritrova negli slogan e nei cartelli esibiti durante il corteo: dalla richiesta di investimenti nella scuola anziché nel riarmo, alle preoccupazioni per il carovita e per un futuro percepito come sempre più incerto. L’obiettivo, tuttavia, non è soltanto quello di portare in piazza una protesta. Gli organizzatori avevano pensato anche a rivolgere alcune richieste alle istituzioni locali, ma al momento non è ancora stato definito un documento.
Un primo tentativo di coinvolgere i rappresentanti degli studenti era stato compiuto attraverso l’invio del manifesto della mobilitazione, senza però ottenere riscontri.
«Li avevamo contattati almeno una settimana prima, ma non ci hanno risposto», riferisce Sardone. Un elemento che gli organizzatori intendono tenere presente nel valutare come proseguire il percorso.
Per il momento, i prossimi passaggi sono ancora da coordinare. Sono state prese in considerazione iniziative in occasione delle giornate di mobilitazione previste per il 7 e il 20 novembre, ma non si tratta ancora di appuntamenti definiti. La partecipazione, osserva Sardone, porta con sé anche difficoltà organizzative che richiedono un confronto tra i promotori.
Resta, intanto, la soddisfazione per una risposta ben superiore alle attese e per la solidarietà incontrata lungo il percorso.
«Sono contenta che le persone si siano aggiunte e che abbiano magari visto passare il corteo rispondendo positivamente anche dalle finestre delle case. Abbiamo ricevuto tanta solidarietà e l’ho apprezzato molto», conclude Sardone.
La convinzione da cui ripartire è che anche in una città di dimensioni contenute sia importante mobilitarsi: «È importante muoversi anche nelle piccole città, anche quando si pensa che non si possa arrivare a una soluzione concreta. Intanto è importante esserci e provarci».


