Dall'ex sindaco di Terruggia Giovanni Bellistri riceviamo e pubblichiamo integralmente: “I fatti di Ceuta hanno riportato al centro una verità spesso ignorata: le persone migranti sono diventate il terreno su cui si consumano le contraddizioni della politica. Da una parte si invoca la difesa dei confini, dall'altra uomini, donne e bambini vengono utilizzati come strumenti di pressione diplomatica, argomenti di propaganda o bersagli di campagne elettorali. La loro umanità scompare dietro slogan e numeri”.
“Ogni nuova crisi segue ormai lo stesso copione. Le immagini degli attraversamenti e dei naufragi alimentano il dibattito pubblico, mentre le cause che spingono migliaia di persone a partire restano sullo sfondo: guerre, povertà, instabilità politica, disuguaglianze e interessi geopolitici. Così il fenomeno migratorio viene raccontato come un'emergenza permanente, anziché affrontato come una questione strutturale”.
“Il caso di Ceuta è emblematico. La gestione dei flussi migratori si intreccia con equilibri internazionali, rapporti di forza tra Stati e strategie diplomatiche che nulla hanno a che vedere con il destino di chi attraversa il mare. I migranti diventano una leva negoziale, mentre i governi rispondono spesso con misure dal forte impatto mediatico ma dall'efficacia limitata, utili soprattutto a trasmettere un messaggio politico”.
“Il risultato è un paradosso. I disperati vengono utilizzati per nascondere il fallimento di politiche incapaci di governare il fenomeno. La povertà non viene combattuta, ma trasformata in miseria da rotte sempre più pericolose, frontiere più invalicabili e canali legali sempre più insufficienti. Ogni barriera aggiunta aumenta il costo umano del viaggio, senza eliminarne le cause”.
“Le vittime finiscono così per diventare invisibili. I loro nomi scompaiono, sostituiti da statistiche e percentuali. Le morti vengono ricordate solo per il tempo necessario ad alimentare una polemica, mentre le persone che le hanno subite vengono rapidamente dimenticate. Il dramma umano lascia il posto allo scontro politico”.
“È questa la contraddizione più evidente delle politiche migratorie contemporanee: si dichiara di voler fermare i flussi, ma non si interviene sulle ragioni che li alimentano; si promette sicurezza, ma si alimentano percorsi sempre più rischiosi; si parla di ordine, ma si lascia che siano trafficanti, crisi internazionali e tensioni geopolitiche a governare le migrazioni”.
“Ridurre tutto alla difesa dei confini significa ignorare la complessità del fenomeno. Governare le migrazioni richiede cooperazione internazionale, politiche di sviluppo, canali regolari di ingresso, tutela dei diritti umani e una strategia condivisa a livello europeo. Senza questi strumenti, ogni crisi sarà destinata a ripetersi”.
“Ceuta ricorda che dietro ogni numero c'è una persona e che ogni corpo restituito dal mare rappresenta il fallimento di una politica incapace di coniugare sicurezza e umanità. Finché i migranti continueranno a essere utilizzati come strumenti di convenienza politica, i poveri saranno trasformati in miserabili, i miserabili resteranno invisibili e le tragedie delle frontiere continueranno a essere sfruttate invece che prevenute”.



