Nove domande a Valerio Polello, cintura nera 6 dan di karate

Intervista al maestro della Yudanshakai che racconta i suoi ideali

CASALE MONFERRATO

E’ con la Yudanshakai che nel 1991 Casale Monferrato incontra per la prima volta il Karate Tradizionale e lo fa con Valerio Polello. Tantissimi allievi e tantissime soddisfazioni in un percorso nuovo e difficile.

Oggi abbiamo avuto la possibilità di condividere i suoi ideali racchiudendoli in nove domande

  • Valerio Polello, cintura nera 6 dan, tanti incontri, tante sfide. La situazione di oggi, la ritieni la sfida più difficile?

Tutte le sfide sono difficili uguali, non esiste un Kata più semplice dell’altro. Quando una cosa sembra semplice è perchè non la affrontiamo nel modo giusto. Mi ricordo una frase del mio Maestro che un giorno disse ad un allievo: ”com’è questa cosa, facile o difficile?” E l’allievo disse :” facile, facile” allora il maestro rispose:” Se trovi facile o sei molto bravo oppure un poco stupido..... ma molto bravo è difficile!

Quindi dipende da come ci approcciamo, nulla è facile ma se pensiamo che una cosa sia troppo difficile non la risolviamo più.

  • Qual è il segreto, se esiste, su come affrontare da vincitore questo momento?

Responsabilità e come dice il Karate “ Rispetto Universale “ quindi rispettare tutto quello che ho intorno a me e avere fiducia nei maestri o comunque a chi è avanti a noi perchè siamo tutti inclini a pensare di saperla più lunga di chi ci dice cosa dobbiamo fare. Se in palestra dico di fare così, lo dico per il bene del mio allievo e non sempre ho tempo di spiegare, e il perchè bisogna fare così deriva da 50 anni di esperienza. Nella situazione di oggi è uguale, abbiamo delle autorità che ci dicono cosa dobbiamo fare, potranno anche sbagliare per carità, ma noi abbiamo il dovere morale di seguire quello che ci viene detto, perché loro hanno più esperienza di noi .

  • Professore nella vita lavorativa, maestro nello sport; posso aggiungere educatore per indole?

Non sta a me giudicare questa cosa, io cerco di trasmettere quello che sento e quello che ritengo sia giusto. Posso basarmi sulle mie esperienze e sugli insegnamenti dei miei maestri, ed il primo è stato mio padre che mi diceva sempre: la cosa al mondo è non fare del male e la seconda se puoi fare del bene, e lì finisce tutto. Quindi le regole sono serietà, onestà su quello che fai, e prestare attenzione agli altri, ricordando sempre che essere chiamato professore o maestro, papà o nonno non è un privilegio ma è un ricordarmi qual’è il mio compito e la mia responsabilità. Si dice che più la cintura viene scura più l’impegno aumenta, non è il fatto di avere la cintura 6 dan che mi da dei diritti sugli altri anzi mi da più doveri perchè vieni visto come esempio, ed essere un esempio è molto impe ma che ora è una pgnativo

 

  • Tanti allievi a scuola e in palestra. Immagino che con tua figlia Chiara, oggi maestro di Karate anche lei, sia stato per te, maestro e papà, la soddisfazione più grande.

Cosa consiglieresti ai genitori di oggi?

 

Senz’altro è stata un doppia e indescrivibile soddisfazione. Quello che ho fatto io, non solo con Chiara che è sempre stata con me e che mi ha dato parecchie soddisfazioni, seguendomi senza mai un “no” e senza un “ma”, ma anche e soprattutto con mio figlio Andrea, che mi ha dato piccoli problemi in adolescenza ma che ora è un uomo e un padre responsabile e retto, è stato non discostarmi dalla linea che ritenevo giusta, e piuttosto che avere un figlio amico che sbagliasse ho preferito avere un figlio un pochino nemico in certi momenti ma che facesse la cosa che io ritenevo giusta: è questo e il consiglio che ho dato e che do a tutti i genitori. Non discostatevi dalla vostra linea educativa per accondiscendere ai desideri di vostro figlio. Voi siete i genitori di vostro figlio, non il loro amico. E’ un dovere dirgli cosa deve fare e magari stare male voi perchè vi gira le spalle e dovete accettarlo, perchè sapete che quello che state facendo è la cosa migliore per lui.

 

  • 6 ottobre 2020: si valorizza in modo inedito una sezione di sport: quella dei bambini. Perchè?

Perchè i bambini stanno vivendo un periodo veramente duro. Noi non ci immaginiamo nella loro testolina cosa pensano e cosa sentono, non poter fare la merenda nella mensa con i loro amici nello stesso tavolo, o non avere contatto fisico con i compagni mentre sono a scuola, indossare la mascherina per andare a trovare il nonno o per andare in palestra. Io per esempio uso la mascherina trasparente anche se non protegge molto me ma protegge loro, perchè ritengo fondamentale che vedano le mie espressioni, e dobbiamo avere un’attenzione particolare per loro che stanno vivendo un momento ricco di impegni e di regole. In palestra ho allentato i cordoni perchè devo essere un poco più accondiscendente con loro e le regole del Karate devono adeguarsi alla situazione e regalare al bambino il suo spazio di divertimento in sicurezza dove per esempio la mascherina viene accettata e non imposta, e considerata come un amico che ti impedisce di stare in casa 15 giorni in isolamento o fare ammalare il nonno.

 

  • L’età più difficile è l’adolescenza, ovvero tra i 15 e i 18 anni. Cosa può offrire a loro il Karate?

Eeeeee..... offre tutto o niente. E’ l’eta in cui abbiamo il maggior numero di abbandoni, specie nei maschi. Incominciano a conoscere le compagnie dei più grandi che fanno cose che se vengono in palestra non potrebbero fare, hanno magari la ragazza che li svia dal loro interesse e quindi è un’età davvero difficile. Se riescono a rimanere in palestra e superare questo momento con l’aiuto della famiglia e del Maestro, diventeranno maturi più in fretta. Io non accetto che fare Karate piuttosto che calcio o qualsiasi altro sport sia sacrificio, semplicemente impone scelte.

Scelgo Karate perché mi fa crescere, mi fa socializzare, mi da soddisfazione e per questo rinuncio ad andare a passeggio con gli amici. Se l’indomani mattina ho un campionato italiano da affrontare, la sera prima non vado in discoteca. E’ una scelta, non un sacrificio.

 

  • Mai smettere di sognare o pensare di essere arrivati. Cosa sogni del tuo futuro?

Vedere una delle mie nipotine sul podio dove sono stati il loro papà e la loro mamma, o zia, con la speranza di essere ancora il loro maestro.

 

  • Karate inizia e finisce con Rispetto, ovvero il saluto. Posso azzardare a chiederti: con il rispetto, è tutto più facile?

Si, senz’altro. Il rispetto porta a non discutere, a non litigare, porta ad accettare l’idea dell’altro anche se diversa dalla tua. Rispetto porta a capire che se tu mi chiedi un parere o un consiglio io te lo do, poi non sei obbligato a seguirlo, quindi non devo offendermi se segui la tua idea.

Questo è rispetto da tutte due le parti: io rispetto te chiedendoti un parere e tu rispetti me lasciandomi libero di agire come ritengo meglio.

 

  • In bocca al lupo per tutto. Come nel Karate tradizionale, un solo colpo, come te lo giochi?

Uso una frase del mio maestro: onestà e rettitudine cercando di resistere fino alla fine con questi ideali.

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