Ermal Meta: 'La musica come la Ginestra di Leopardi. Un fiore che nasce dove mai ti aspetteresti'

L'intervista al cantautore prima del concerto di stasera: 'Ai giovani dico di non abbassare mai la testa'

CASALE MONFERRATO -

Ermal Meta è una persona disponibile e colta. Tanto da citare la Ginestra di Giacomo Leopardi – il fiore del deserto – per descrivere quale messaggio porta la sua musica questa sera a Casale Monferrato in un concerto per ricordare le vittime dell'amianto.

A differenza della generazione dei cantautori degli anni '70 – come Roberto Vecchioni, per citare l'ultimo grande concerto che si è svolto nella nostra città, per l'inaugurazione del Parco Eternot – non ama definirsi “impegnato civilmente” e detesta la politica, ma preferisce raccontarsi in maniera più introspettiva, partendo da dettagli, sensazioni ed esperienze più intime. Anche se questo non vuol dire ignorare i drammi del nostro tempo, come testimonia la sua presenza, qui ed ora.

Lo abbiamo incontrato per un breve intervista prima del concerto, mentre sul palco comincia il sound check, assieme al sindaco Titti Palazzetti e all'assessore alla Cultura e Manifestazioni Daria Carmi che lo omaggiano di libri sulla città e sul Castello del Monferrato e dell'immancabile scatola di krumiri di Portinaro che rivela di conoscere e apprezzare già da tempo.

Lei ha accettato di tenere questo concerto a Casale Monferrato, in occasione della Giornata Mondiale delle Vittime dell'Amianto... Cosa sa del dramma amianto?

“So che è un dramma che è cominciato agli inizi del secolo scorso, di cui si è avuta consapevolezza piena a partire dagli anni '70. E so che è stato provocato da carnefici che sono andati avanti, spinti solo dalla logica del profitto. In tutto questo dolore la musica ha un ruolo piccolo, ma significativo perché può rappresentare la rinascita di un territorio. Come la ginestra di Leopardi, un fiore che nasce nel deserto, dove non ti aspetteresti che nasca. Il canto è fondamentale per combattere la solitudine e la paura: anche i partigiani, e il concetto di Resistenza è sempre attuale, cantavano per vincere la paura del nemico, i lunghi momenti di solitudine”.

Qual è il suo messaggio per i tanti giovani che stasera saranno al suo concerto?

“Non piegare mai la testa: mai. E poi non è vero che certe cose vanno dimenticate. Non è così, ci sono cose che fanno parte di noi, del nostro vissuto, e vanno ricordate sempre. La memoria va onorata”.

Lei è autore dei suoi pezzi e ha scritto brani anche per altri grandi nomi della musica italiana. Quale dei due ruoli preferisce?

“Il primo, senza dubbio. Perchè è quello che ti dà la spinta per salire sul palco”.

Quale dei suoi brani la rappresenta di più? Si considera un cantautore di impegno civile?

“No, non c'è una canzone che mi rappresenta di più. Non sono un cantante da problemi sociali, la politica non mi interessa e non mi piace. Parto da cose che mi colpiscono da vicino, nel profondo, e cerco di farne un'esperienza condivisa, in cui molte persone si possano riconoscere”.

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