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L'arte della miscelazione a Mazzetti d'Altavilla

Decine di professionisti italiani al Mixology Meeting, il primo seminario dedicato interamente all’uso miscelato dei distillati piemontesi

CASALE MONFERRATO

Negli anni Trenta del secolo scorso la miscelazione futurista portava in scena cocktail nazionali per dare emozioni memorabili attraverso nomi evocativi, colori e profumi del drink servito. Oggi, se è vero che serve spesso guardare al passato per programmare il futuro, la Grappa è pronta per un uso che gli addetti al settore definiscono vincente: quello nella miscelazione.

Ma come trasformare in realtà una potenzialità al momento solo emergente presso il pubblico odierno? A questa domanda si è risposto in occasione del recente Mixology Meeting, il primo seminario rivolto a professionisti e appassionati dedicato interamente all’uso miscelato dei distillati piemontesi avvenuto presso la più storica grapperia piemontese, Mazzetti d’Altavilla.

Con la forza dei 172 anni di distillazione alle spalle, a Casa Mazzetti si è compiuto un salto in un roseo futuro del distillato piemontese, testimoniato da tanti giovani barman e con influencer e appassionati (fra i quali anche membri dell’Anag – Associazione Nazionale Assaggiatori Grappa) provenienti da tutto il Nord-Ovest e anche dalla Sicilia

A introdurre il tema è stato Fulvio Piccinino, ideatore e redattore di sapebere.com, confermando la storicità della miscelazione della Grappa negli anni Venti e Trenta con la miscelazione futurista e la necessità di “sfatare” un preponderante fascino esotico dei distillati stranieri. “Il miscelato – ha affermato con convinzione Piccinino – rappresenta lo stile vincente per rileggere, capire e reinterpretare il distillato piemontese”.

E la dimostrazione che i tempi per passare dalla teoria alla pratica siano giusti è la recente pubblicazione del volume “La Grappa nello Shaker”, il primo libro sulla miscelazione piemontese sviluppato dallo stesso Piccinino e realizzato dal Consorzio Tutela Grappa del Piemonte e Grappa di Barolo rappresentato al Mixology Meeting dallo stesso presidente Alessandro Soldatini.

Tra le pagine del volume figurano infatti le ricette di tre cocktail “storici” e di altri sette drink, creati appositamente per questo progetto da Mirko Turconi, Carlotta Linzalata, Vanessa Vialardi, Marco Riccetti, Nicola Mancinone, Stefano Armiento e Luca Granero: giovani e famosi bartender che operano nei più conosciuti locali piemontesi e che hanno lavorato alle loro creazioni con le grappe provenienti dalle distillerie aderenti al consorzio, rappresentative dei pregiati e riconosciuti vitigni.

Molti di loro erano presenti al seminario ed in particolare Mirko Turconi (incoronato miglior barman d’Italia 2017) dopo la visita guidata condotta dal Mastro Distillatore Sanzio Evangelisti e gli abbinamenti sensoriali fra specialità culinarie e distillati proposti presso il ristorante Materia Prima, ha tenuto un laboratorio di miscelazione sulle migliori tecniche, le richieste della clientela e le più idonee strategie per saper comunicare la bontà di un cocktail ottenuti da distillati km 0.

“Nel drink devono avere spazio le emozioni”, ha esordito Turconi nel parlare di superamento dei preconcetti sulla Grappa attraverso la valorizzazione del cocktail basata su profumi e colori… e quindi sul vestito e sulle sensazioni “che non si dimenticano”. Difficile infatti pensare che vi sia la grappa dell’“old concept” nei cocktail proposti da Turconi il quale ha ripreso l’abitudine “futurista” di non comunicare gli ingredienti ma di evocare in primis la più autentica sensazione del cocktail, cercando di comprendere le richieste del palato dei diversi consumatori. Questa, dunque, la soluzione individuata in risposta al quesito della platea su “come proporre con successo un drink con grappa”.

Una sfilata di drink freschi, equilibrati e – spesso – 100% piemontesi ha animato la platea fornendo tante opportunità di “viaggio aromatico”, senza uscire dai confini regionali, e riuscendo a riprodurre persino note di reminiscenza tropicale. Considerazioni alle quali si è aggiunta la convinzione di Fulvio Piccinino secondo la quale “la grappa non possa essere solamente la "base alcolica" esclusiva dei cocktail ma possa essere utilizzata anche in quantità minore come esaltatore di gusto e aromi per completare o rinnovare le formulazioni”.

Per i distillati piemontesi e la loro visibilità nel mondo il momento è davvero positivo: Mazzetti d’Altavilla può infatti festeggiare una pioggia di premi alla recente edizione dell’“Alambicco d’Oro” che ha premiato ben tre eccellenze della grapperia storica: lo Special Brandy Invecchiato 27 Anni - (Medaglia…),il Brandy Invecchiato 20 Anni (Medaglia…) e la Grappa 7.0 Riserva di Ruchè 100% Cru (Medaglia…).

Distillati che convincono il pubblico italiano ma anche quello orientale: recenti sono anche le affermazioni all’Asia Import News con la doppia Medaglia d’Oro per lo Special Brandy Invecchiato 27 Anni e per la Grappa 7.0 Riserva di Ruchè 100% Cru.

Dall’Asia all’America continua la promozione del distillato e di grappa e miscelazione si è parlato anche con la delegazione di giornalisti statunitensi che ha partecipato negli scorsi giorni alla visita di Mazzetti d’Altavilla nell’ambito del progetto “Hello Grappa”, promosso da AssoDistil.

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