Luigi Di Maio a Casale Monferrato: 'Pensare in grande per andare al governo'

Ma un forte ritardo (un'ora) del candidato premier del Movimento Cinque Stelle fa saltare l'incontro con la delegazione Afeva

CASALE MONFERRATO

Luigi Di Maio arriva al salone del Parco del Po alle 18.30, esattamente sessanta minuti dopo l'orario prefissato, e questo ritardo – dovuto a una visita “privata” a Novi Ligure, pare alla Elah Dufour – fa saltare l'incontro con i rappresentanti dell'Afeva.

E su questo punto occorre subito fare una precisazione. Mercoledì la tappa casalese del tour (anzi del “rally”) elettorale di Di Maio era stata presentata come un incontro con l'Afeva che però – per evitare strumentalizzazioni politiche, fastidiose per un'associazione il cui unico scopo è la vicinanza alle vittime dell'amianto – ci tiene a chiarire: “Siamo stati invitati a quello che ci è stato presentato come un incontro pubblico e in quanto tale siamo venuti: ascoltiamo chiunque e ci confrontiamo con chiunque ci inviti”.

Fatto sta che la delegazione con i vertici dell'Afeva (erano presenti la presidente Giuliana Busto, il vicepresidente Giovanni Cappa e poi Bruno Pesce, Nicola Pondrano e Assunta Prato) si presenta puntualmente al Parco del Po alle 17 (per un disguido l'invito citava questo orario, non le 17.30 come diramato al pubblico),si siede in fondo al salone per un'ora abbondante e, visto il ritardo di Di Maio, poco dopo le 18 si allontana in silenzio. Nessuna polemica, però un certo disappunto è evidente.

Nel frattempo, in attesa dell'illustre ospite, i deputati Mirko Busto e Davide Crippa e il consigliere regionale Giorgio Bertola “rompono il ghiaccio” parlando delle politiche ambientali del Movimento in parlamento e in Regione ma l'imbarazzo in sala è palpabile.

Finalmente, alle 18.30, Luigi Di Maio arriva e si scusa per il ritardo, “dovuto all'accumularsi degli impegni in giornata”, ma obiettivamente il candidato premier M5S non ha fatto una bella figura. Parla per una ventina abbondante di minuti, un discorso tutto proiettato al 4 marzo con solo qualche cenno all'amianto e nessuno alla nostra città e al nostro territorio.

'IL MINISTERO DELL'AMBIENTE DOVREBBE ESSERE IL VERO MINISTERO DELL'ECONOMIA DI UN PAESE'

La prima parte dell'intervento di Di Maio è tutta sull'ambiente: “Ci tenevo ad essere presente perché la questione ambientale non è né di destra né di sinistra ma riguarda tutti. Veniamo da anni in cui le lobby hanno avuto una forte influenza sull'approvazione delle leggi, molte delle quali ad personam. Nei miei cinque anni alla Camera ho imparato che i parlamentari non sono incompetenti – nemmeno Razzi lo è, soprattutto quando difende il suo vitalizio – e in certe loro azioni c'è del dolo. Faccio un esempio: noi come Cinque Stelle – a cominciare dal qui presente Mirko Busto – ci siamo battuti per la legge sugli ecoreati. Durante l'iter venne inserito un emendamento che limitava l'air gun (una discussa tecnica che utilizza aria compressa per cercare gas e petrolio in mare – ndr): un principio anche giusto, che però era stato inserito apposta per sabotare la legge. Bisogna avere il sangue freddo per non compromettere il lavoro di anni. Nel 2013 credevo che la mia regione, la Campania, fosse l'unica con una terra dei fuochi, ora capisco che ce ne è una in ogni regione”.

“Il ministero dell'Ambiente – prosegue – dovrebbe essere il vero ministero dell'Economia di un Paese. Noi rappresentiamo un movimento libero che non ha mai preso soldi dalle lobby del petrolio e dell'amianto. Tutti i partiti in questi cinquanta giorni vi prometteranno le cose migliori, voi dovete ribattere dicendo: “Se avete governato per vent'anni, come mai non avete fatto nulla per cambiare il Paese?”

BANCA ETRURIA, BOSCHI, RENZI E BERLUSCONI

Di Maio cavalca poi la questione banche, anche alla luce delle rivelazioni odierne di un'intercettazione Renzi – De Benedetti sulla riforma delle banche popolari (su cui rilascerà una dichiarazione durissima ai media nazionali): “Quello che è accaduto con il caso di Maria Elena Boschi e Banca Etruria non è un semplice scandalo finanziario ma un vero e proprio sistema, il solito problema del conflitto di interesse. Non è possibile che un governo si riunisca una domenica sera per emanare un decreto che salva la banca del padre del ministro dei Rapporti con il Parlamento e manda sul lastrico centinaia di migliaia di italiani. Ecco, con le nostre regole etiche, Renzi non sarebbe neppure candidabile”.

Il candidato Cinque Stelle ne ha anche per l'altro contendente, Silvio Berlusconi: “Non mi dimentico che Monti ce l'ha regalato Berlusconi che, nel 2011, si dimise non per un complotto ma perché le sue aziende perdevano in borsa. Non vorrei avere un premier che si dimette se le sue aziende vanno male, che è ricattabile. Ricordiamoci cosa hanno fatto questi signori, e mandiamoli a casa”.

'PENSARE IN GRANDE E ANDARE AL GOVERNO'

Di Maio conclude il suo intervento con una previsione ottimistica: “Dobbiamo pensare in grande e andare al governo. In Sicilia ci siamo andati vicino, abbiamo perso per centomila voti ed erano i voti degli imprensentabili. Nelle altre regioni, che non hanno le dinamiche particolari della Sicilia, sono sicuro che potremo ottenere qualsiasi risultato, nessun risultato ci è precluso. Abbiamo bisogno di tutti voi per cambiare questo Paese”.

 

 

 

 

 

 

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