'Il Monferrato si deve rilanciare con il turismo, non ospitando rifiuti radioattivi'

Intervento di Lino Pettazzi, sindaco di Fubine e deputato della Lega, dopo la pubblicazione dei siti potenzialmente idonei ad accogliere il deposito nazionale

FUBINE MONFERRATO

Questa mattina, sul sito della Sogin – la Società pubblica responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi – è stata pubblicata la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) ad ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari

Le aree individuate sono 67 su tutto il territorio nazionale, di queste otto sono in Piemonte e sei in provincia di Alessandria (due di queste ai confini del Monferrato): Alessandria-Castelletto Monferrato-Quargnento, Fubine-Quargnento, Alessandria-Oviglio, Bosco Marengo-Frugarolo, Bosco Marengo-Novi Ligure, Castelnuovo Bormida-Sezzadio.

È bene precisare che al momento si tratta solo dell'individuazione di siti potenzialmente idonei e nessuna decisione è stata presa, però sui territori interessati nascono preoccupazioni e polemiche.

La prima reazione politica è del sindaco di Fubine Monferrato (uno dei comuni interessati) Lino Pettazzi, che è anche parlamentare della Lega: “Questa “lotteria” è un ennesimo segno di incapacità e, soprattutto, di mancanza di condivisione da parte del Governo: è un gioco al quale diciamo chiaramente di non voler giocare”, commenta.

“In piena notte – prosegue Pettazzi – nel bel mezzo di una crisi e di un’emergenza pandemica, il Governo diffonde una decisione (già presa) di tale portata senza la benché minima condivisione con le istituzioni locali”.

“È una situazione che, se non fosse decisamente grave, sarebbe ridicola tanto è paradossale – commenta il deputato e sindaco di Fubine Monferrato – Per anni, il nostro territorio, pregevole sito Unesco, ha investito risorse via via sempre più imponenti per sviluppare e consolidare una vocazione turistica”.

“Ora, anche se si tratta solamente di un’ipotesi, la decisione di considerare un pezzo di Monferrato come idoneo a ospitare i rifiuti radioattivi italiani smonta completamente quel progetto di investimento turistico”.

“Ma non solo: la gravità di questa eventualità balza ancor più agli occhi se si pensa che, in tema ambientale, il Monferrato ha già pagato e continua a pagare un prezzo altissimo a causa del dramma dell’amianto”.

“A questo territorio interessa chiudere quel capitolo con il completamento delle bonifiche e, ora, risollevarsi dall’emergenza in atto per essere protagonista di una rinascita e di un rilancio dei flussi turistici: una decisione in altro senso non farebbe altro che portare “flussi di scorie” dei quali, in questo momento di crisi, facciamo a meno. Ma, qualora fosse necessario, garantiamo di far conoscere la nostra contrarietà anche con le barricate”.

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