'Il mancato duello fra Renzi e Di Maio come esempio dell'impoverimento del dibattito politico nazionale'

Una lettera del sindaco di Terruggia Giovanni Bellistri sugli eventi dell'ultima settimana

TERRUGGIA

Il sindaco di Terruggia Giovanni Bellistri ci ha inviato questa riflessione sull'impoverimento del dibattito politico nazionale, che prende spunto dal mancato duello televisivo fra il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi e il leader del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio. La pubblichiamo integralmente.

“Il dibattito politico diventa sempre più proscenio di avanspettacolo esibizionistico. Il riferimento è legato al mancato derby, o al mancato duello, tra Matteo Renzi e Luigi Di Maio. Come consuetudine, la diatriba è nata sullo sfondo di un dibattito politico asfittico, tendente a recuperare consenso politico acefalo, sempre più legato ai clamori che suscitano gli annunci reboanti, con le successive smentite, altrettanto rumorose e prive di significati, e sempre meno traducibile in ragionamenti costruttivi”.

“Naturalmente, il mancato duello è grande occasione per mettere in mostra prime pagine di tutte le testate, e trasformare la mancata contesa in guerra di opinioni, tra quelli che danno ragione a una parte e quelli la ragione la pongono nella parte avversa”.

“Non soltanto i giornali, ma ancor di più i social registrano un’impennata di like, post, commenti, emotion, che assumono sempre più l’aspetto di una valanga, cui nessuno può sottrarsi. Una valanga che alimenta le discussioni nei bar, nei circoli sportivi e in tutte i luoghi dove si scambiano frivole chiacchiere. Tutti sono obbligati a esprimere un parere su una questione che, a parer mio, è soltanto patetica, priva di consistenza, segno di un degrado senza limite che sta trascinando il vivere civile in una ridda di voci prive di senso”.

“Tutti ne parlano animatamente, tutti si accalorano sull’oggetto della discussione: il mancato duello; chi avrebbe vinto; chi ci avrebbe rimesso; chissà quali conseguenze si sarebbero registrate dopo il duello. A pochi, a dir il vero, viene il dubbio che la politica, quella vera e costruttiva, non abbia bisogno di duelli di quel tipo. La buona politica, quella che aspira a costruire la città ideale, è fatta di contenuti complessi che mal si prestano a essere banalizzate in un confronto teatrale, dove l’attenzione, inevitabilmente, si sposta dai contenuti alla mimica, dalle riflessioni alla battuta pungente”.

“E con questo non si vuole offendere il teatro, che è cosa seria. Al teatro si confrontano bravi attori che, il più delle volte, rappresentano opere di autori importanti, vagliati dalla critica letteraria. Gli attori, certo, aggiungono la loro bravura, la maestria dell’arte scenica. La politica maledettamente, invece, tratta contenuti che sono proiettati sul futuro, trame che sono pezzi di un puzzle tutto da costruire, temi che hanno bisogno di verifiche, smentite, riflessioni e tanto acume prospettico, che mal si prestano alla banalizzazione di un duello tra due pseudo attori, privi di uno spartito consolidato”.

“Intanto il teatrino continua, gli attori in campo sono sempre più attratti a occupare spazi scenici per ostentare le loro verità, e pochi si rendono conto che la politica deve essere sottratta a questa baraonda e ricondurla nell’alveo della riflessione seria. Occorre sottrarla alle tifoserie da stadio per la semplice ragione che le tifoserie calcistiche, finita la partita, rientrano nei loro confini, al più con qualche appendice al bar dello sport. Invece, la tifoseria politica, finito il duello, non aiuta a costruire progetti, a fare scelte oculate, ad aprire una finestra per scorgere un futuro”.

Ricerca in corso...