'Il Dpcm del 3 dicembre è da annullare e revocare'

Lo chiedono il deputato e sindaco di Fubine Monferrato Lino Pettazzi e il sindaco di Altavilla Massimo Arrobbio con una lettera al premier Giuseppe Conte

ALTAVILLA MONFERRATO

«Il presidente del Consiglio annulli e revochi il Dpcm del 3 dicembre». A chiederlo, come molti amministratori della Lega stanno facendo, sono il deputato e sindaco di Fubine Monferrato Lino Pettazzi e il sindaco di Altavilla Massimo Arrobbio con una lettera al premier Giuseppe Conte.

«Il Dpcm – spiegano i due sindaci monferrini – prescrive un divieto di libera circolazione senza idonea motivazione (rilevante sotto il profilo giuridico o sotto il profilo scientifico) e con evidente violazione al diritto di circolazione garantito dalla Costituzione. Tale sacrificio della libertà di circolazione serale e notturna non risponde ad alcuna esigenza sanitaria seria e logica, non risponde ad alcuna esigenza di opportunità politico-amministrativa, non risponde al principio di buon andamento che deve caratterizzare sempre gli interventi della Pubblica amministrazione. Inoltre, benché consista in una norma generale e astratta, non è previsto da una legge dello Stato: deve, semmai, essere stabilito soltanto da una norma di pari grado rispetto a quella derogata. La previsione, stabilendo un divieto di spostamento al di fuori della propria abitazione è qualificabile anche come obbligo di permanenza domiciliare e le misure restrittive della libertà personale possono essere adottate solo su motivato atto dell'autorità giudiziaria. Il Dpcm non è supportato da alcuna motivazione logico-giuridica né scientifica».

Vi sono poi aspetti di natura economica: «Appare illogica – proseguono Pettazzi e Arrobbio – la scelta di anticipare gli orari di apertura e di chiusura: la prescrizione ha il solo scopo di impedimento dell'esercizio del diritto al lavoro per molte ore al giorno con violazione del diritto al lavoro riconosciuto dagli artt. 1 e 4 della Costituzione. Parimenti, è evidente la lesione della libertà di iniziativa economica privata, sancita dall’art. 41 della Costituzione. Tale prescrizione di orari delle imprese non si giustifica in alcun modo e, soprattutto, la sua inutilità, evidente sotto il profilo logico e ontologico, amplifica la difficoltà di sopportare una limitazione a cui segue, invece, una situazione di grave dissesto economico. Tale prescrizione, che non può ricollegarsi logicamente ad una seria e utile misura del contenimento del contagio, ha il solo effetto di limitare il diritto al lavoro e all’iniziativa d’impresa con conseguente danno economico e altrettanto conseguente danno erariale per la provocata drastica riduzione del gettito fiscale. Il contenimento del contagio si attua con misure determinate da criteri scientifici che non possono certamente individuare orari di maggior contagio!».

«L'inopportunità di tali prescrizioni – concludono i due sindaci – accanto alla loro antigiuridicità e illegittimità che ne suggerisce l’annullamento, e ancora la previsione del danno economico che provocheranno (e che hanno già provocato) impongono la valutazione presidenziale dell'immediata revoca».

Questo il commento dell’onorevole Pettazzi: «Come sindaco di Fubine ho voluto fortemente attivarmi con la richiesta di revoca di un Dpcm che appare, a chiunque sia privo di pregiudizi e non sia cieco di fronte alla reale situazione economica di questo Paese, illogico e insensato. Assistiamo a un vero strabismo da parte del Governo: da un lato un miglioramento della curva dei contagi che ci ha, giustamente, portati in zona gialla; dall’altro un provvedimento restrittivo in cui si fatica a trovare fondamenti, non solo giuridici, ma anche di elementare logica. Inoltre, quello che voglio più sottolineare è quanto questa situazione danneggi – come se non avessero purtroppo già pagato un prezzo altissimo – le tante aziende vitivinicole del nostro Monferrato e i tanti produttori tipici locali: un’ulteriore chiusura (un’altra!) sarebbe devastante, soprattutto in un periodo come quello natalizio che, da sempre, costituisce una boccata d’ossigeno per molti imprenditori e lavoratori; un’ulteriore chiusura sarebbe davvero una mannaia le cui conseguenze dovrebbero essere palesi a tutti, ma che evidentemente non lo sono agli uomini di un Governo sempre più arroccato nei palazzi a pensare a banchi a rotelle, monopattini e cashback anziché al dramma quotidiano vissuto da tanti, troppi, italiani».

Ricerca in corso...