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Max Ferrigno tra i dieci artisti della mostra 'Meme' di Milano

L'artista casalese ha inoltre inaugurato la sua personale a Como e presentato il libro del rapper Bello Figo che contiene una sua opera

MILANO

('Sicilian Little Pony - L'opera di Max Ferrigno esposta al 'Meme' di Milano)

L'artista casalese Max Ferrigno sarà tra i dieci artisti di Meme, il group-show che si inaugurerà martedi 15 maggio alle ore 18 presso la galleria Il Castello di via Brera 16 a Milano. Maurizio Cattelan, Mimmo Rotella, Pao, TvBoy, Mario Schifano, Dario Arcidiacono, Massimo Caccia, Paolo De Cuarto, Jaques Villaguè gli artisti protagonisti, assieme a Ferrigno, del prestigioso evento.

La mostra sarà visitabile fino al 30 giugno.

Meme è solo l'ultimo degli eventi che vedono coinvolto Max, in questo mese, in Lombardia.

Giovedi 8 è stata inaugurata PopMythology, show personale dell'artista al Mag di Como (foto in alto) e che chiuderà il prossimo 30 maggio.

Mentre venerdi 9 alla Feltrinelli di Piazza Piemonte, a Milano, è stato presentato il libro Swag Negro, edito Rizzoli, del rapper Bello Figo e che contiene un'opera inedita di Max tra le illustrazioni (foto in alto).

'MEME', LA RIVOLUZIONE SARA’ RIPOSTATA

INAUGURAZIONE MARTEDI’ 15 MAGGIO 2018 ORE 18:00 - GALLERIA D’A RT E IL CASTELLO - VIA BRERA, 16 – MILANO

Tra i meme più diffusi del 2017 c’è un’immagine estratta dalla serie #HoodDocumentary che vede come protagonista l’attore inglese Kayode Ewumi che, con un sorriso alla Eddie Murphy, invita a usare la testa. Per quanto questo fatto possa lasciarci indifferenti, stupiti o perplessi, quell’immagine contribuisce a creare il nostro DNA culturale globalizzato, quindi ci riguarda tutti. Perché, nonostante i muri sempre più alti, i dazi sempre più cari e le leggi sempre meno inclusive, esiste ancora una terra comune che ospita miliardi di persone dove ognuno ha lo stesso diritto di esprimere la propria opinione, ovvero Internet.

E come il nostro DNA è fatto di geni, il DNA culturale di Internet è fatto di meme, mode, frasi, video e immagini che si auto-propagano tra le persone attraverso citazione e imitazione spesso sfuggendo il controllo di chi li ha creati. Come nel caso di Pepe The Frog, ranocchia grottesca creata da Matt Furie nel 2005, che negli anni è diventata, a dispetto del suo autore, strumento di propaganda della alt-right americana e di Donald Trump.

Perché il meme non è mai un punto d’arrivo ma è sempre un punto di inizio. Il termine stesso “meme” riprende la parola greca μίμημα, ovvero quella famigerata imitazione di imitazione che Platone, più di due 2000 anni fa, condannava perché di tre gradi lontana dal vero. Eppure è proprio dall’imitazione che tutto ha inizio. Fin da bambini apprendiamo per imitazione. Imitiamo, impariamo e poi innoviamo. E così funziona anche nel mondo dell’arte. Si comincia imitando grandi artisti e si finisce per trovare il proprio stile.

Non a caso Seong-Young Her, fondatore del sito Philosopher’s Meme, considera i meme il nuovo Dada, i successori spirituali del situazionismo. Nei meme c’è il citazionismo figlio del postmoderno, l’utilizzo di immagini prese dalla cultura di massa d’ispirazione Pop, l’ironia del surrealismo, la ripetizione dei soggetti tipica del movimento Street Art e i molteplici livelli di lettura dell’arte concettuale. Il tutto elevato alla potenza di Internet e dei suoi miliardi di utilizzatori che, come in una grande Block Chain socio-culturale, contribuiscono a diffondere, modificare e interpretare immagini e concetti dandogli significati sempre nuovi.

Questa mostra nasce con l’obiettivo di indagare più a fondo il ruolo dell’arte nell’epoca dei meme. Cosa resterà di questo universo di immagini e pensieri? Aveva ragione Platone a condannare l’imitazione di imitazione, oppure l’imitazione è più vicina al vero di quanto lo sia la realtà stessa? Qual è il significato di un’opera? Quello che gli ha voluto dare il suo autore oppure quello che gli attribuisce il pubblico?

Abbiamo provato a dare spunti di riflessione, più che risposte, attraverso le venti opere in esposizione, di artisti che nel loro DNA hanno molti degli elementi che caratterizzano l’immaginario contemporaneo. Da Pao a Massimo Caccia, da TvBoy a Dario Arcidiacono, da Max Ferrigno a Paolo De Cuarto, passando per le opere di precursori della nostra epoca come Mimmo Rotella, Mario Schifano, Maurizio Cattelan e Jacques Villeglé.

Info: dal 16 maggio al 30 giugno 2018

testo critico di Jacopo Perfetti

catalogo in galleria

info@ilcastelloarte.it

orari: dal martedi al sabato 11-18:30 | lunedi 15-18:30

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