Dopo l’approvazione dell’articolato il testo di legge di riforma delle professioni ordinistiche è divenuto legge.
Grazie al testo votato per la prima volta in Italia le professioni avranno pari dignità di aziende e imprese e verranno di diritto inserite tra i soggetti destinatari di incentivi e sostegni regionali. Inoltre verrà previsto uno stanziamento annuo di 500.000 euro da destinare a prestiti di onore per facilitare l’accesso alla libera professione ai più giovani e ad agevolazioni alle attività che intendono associarsi e a finanziamenti con una parte a fondo perduto - come già accade per imprese e industrie - per tutte le professioni intellettuali.
Verrà anche istituita una Commissione regionale delle professioni, organo consortile multidisciplinare a servizio dei professionisti con il compito di collegare tra loro giunta, consiglio regionale e attività professionali per elaborare strategie, programmazioni e atti di governo condivise e quindi utili ed efficienti. Infine, si riconosce alla Regione competenza esclusiva la formazione continua e l’aggiornamento professionale – fino ad oggi a carico di ogni professionista, con costi non indifferenti.
Secondo i dati dell’Agenzia delle entrate solo nel 2009 in Italia risultavano aperte 8,8 milioni di partita Iva, i titolari di quasi un quarto di queste (2 milioni) risultavano iscritti ad ordini o collegi professionale. Questi dati dimostrano che siamo di fronte ad un vero e proprio esercito produttivo che da solo rappresenta la terza forza economica del nostro paese producendo quasi il 13% del Pil Italiano, e il 15% di quello piemontese. “Di fronte a questi dati – destinati ad aumentare – diventava necessario promuovere il riconoscimento, anche normativo, della centralità del ruolo che le professioni ordinistiche occupano, oltre che di sostegno e promozione dei valori che portano con se quali la meritocrazia, la responsabilità personale, l'autonomia intellettuale, il desiderio di innovare, il rifiuto dell'assistenzialismo” commentano i consiglieri Regionali Marco Botta e Gian Luca Vignale.
“Se nel passato i liberi professionisti erano considerati – prosegue Botta -, anche con un po’ di pregiudizio, dei ‘privilegiati’, l’evoluzione economica, sociale e lavorativa italiana ha generato un’inversione di tendenza: oggi i titolari di partita iva non godono di alcun supporto né sostegno istituzionale. Inoltre, è sempre più frequente l’apertura di p.iva da parte di giovani, che provano a superare il momento di crisi lavorativa o in alcuni casi la disoccupazione con la propria professionalità e autonomia. Di fronte a un momento tanto incerto e alle difficoltà attuali e in controtendenza con quanti auspicano la sostituzione degli studi professionali con «società di servizi» (per dare spazio ad un mercato non regolamentato) emerge, quindi sempre più forte l'esigenza di dare un supporto ai professionisti e sicurezza a cittadini imprese che si avvalgono delle prestazioni professionali”.
Redazione On Line
