Intervista a Titti Palazzetti
9 Marzo 2010 – CASALE – Titti Palazzetti, casalese d’adozione (è nata a Porto San Giorgio, nelle Marche), è candidata nel Partito Democratico a sostegno di Mercedes Bresso.
Dirigente scolastica, è stata preside dell’Istituto Comprensivo Negri e del centro territoriale per l’educazione degli adulti. E’ stata assessore alla Pubblica Istruzione nella giunta di Riccardo Coppo, periodo in cui ha seguito la nascita delle sede universitaria di Casale. Per sette anni ha presieduto la consulta femminile e nel 2007 è stata insignita dal presidente Giorgio Napolitano del titolo di Ufficiale della Repubblica. L’anno scorso è stata eletta consigliere comunale nella lista dei Democratici per Casale.
Alle recenti elezioni amministrative lei era candidata nella lista civica che sosteneva Mariuccia Merlo, per le regionali si è candidata con il Partito Democratico. Ma qual è l’anima politica di Titti Palazzetti?
“L’anima politica di Titti Palazzetti è quella del nuovo Pd, un’anima nuova, che non si guarda indietro e non pensa alle appartenenze passate, ma guarda al futuro. Un partito che possa permettere di far convivere un pluralismo culturale, ma ha una base comune in cui tutti ci riconosciamo”.
Quali sono i punti del suo programma elettorale?
“Aderisco in pieno al programma di Mercedes Bresso, mi è sembrato un programma aperto, intelligente e concreto. Già molto è stato fatto nella nostra regione, e Mercedes Bresso ha avuto un riconoscimento internazionale, diventando presidente del comitato delle regioni europee, la carica più alta che un italiano riveste in Europa: la prima donna, fra l’altro, circostanza che per noi donne è motivo di orgoglio. Questo programma mi ha coinvolto per diversi aspetti. L’ambiente, innanzitutto, per il no al nucleare: sono fermamente convinta che noi italiani non siamo in grado di costruire centrali nucleari, perché non abbiamo un ‘sistema paese’ in grado di effettuare controlli con onestà e serietà, che ci diano la sicurezza degli impianti. C’è la lotta all’amianto che, come cittadini di Casale, ci interessa molto da vicino: anche qui la regione ha elaborato un piano per eliminare tutti i residui dell’amianto che ancora ci sono in Piemonte. Un altro aspetto per cui ho aderito volentieri al programma è l’attenzione alla scuola e all’istruzione: la giunta Bresso ha fatto molto in questo campo, anche nell’istruzione per gli adulti, dimostrando una sensibilità che altre regioni non hanno avuto. In Piemonte ci sono trentadue centri territoriali statali per gli adulti, che sono sostenuti – con una progettualità innovativa molto forte – dall’assessorato all’Istruzione regionale oltre che dalla direzione scolastica regionale. Inoltre, a causa dei grandi tagli operati dal governo centrale, la giunta Bresso è intervenuta aiutando le scuole con un bando che permette di assumere docenti di sostegno per le fasce deboli e poi è da anni che, attraverso bandi, sostiene la progettualità delle scuole, premiando i progetti migliori. Un altro punto validissimo è l’impulso dato all’innovazione industriale e alla ricerca. La creazione dei poli tecnologici sul territorio è stata accompagnata da investimenti nella ricerca che hanno portato alla creazione di aziende e di prodotti nuovi. Dobbiamo convincerci che alcuni prodotti non possono essere più realizzati in Italia, come le automobili che inquinano, e saranno costruiti nel terzo mondo: concentrarci su prodotti nuovi è estremamente importante. C’è un’imprenditrice piemontese che ha ricevuto il primo premio europeo per aver inventato nella sua azienda i sacchetti per la spesa di mais, che sono completamente biodegradabili. Il futuro è nella green economy, che vede una filiera verticale che va dall’agricoltura fino all’industria, e la Bresso è all’avanguardia nello sfruttare questo modello. Ci sono tutte le premesse per andare avanti, e vorrei aggiungere qualcosa sulla sanità, argomento un po’ scottante. È stato preferito un modello di rete, non creare tante strutture ma delle reti tra le strutture, le quali permettano di ottimizzare le risorse e avere dei servizi di qualità. Notevole è la creazione delle due città della salute, una a Torino e l’altra a Novara, in corrispondenza della facoltà di Medicina, che sono luoghi (in formazione) che prevedono un ospedale di qualità molto attrezzato, una clinica universitaria e un centro di ricerca sia medico che di ingegneria biomedica per le attrezzature. Quindi un campus integrato per la ricerca e il progresso tecnologico e un servizio sempre di miglior qualità”.
Parliamo della crisi e dell’occupazione che a Casale, ma non solo, vede aziende in cassa integrazione e dipendenti che non sanno se domani avranno ancora il loro posto di lavoro… Qual è, se esiste, la ricetta per uscirne?
“La ricetta immediata, per gestire l’emergenza, è aumentare gli ammortizzatori sociali, quindi il fondo di assistenza. Purtroppo non si può fare altro, la crisi è veramente grave. Mi occupo anche di volontariato, vado nelle case delle famiglie e ne vedo alcune che prima, non dico fossero benestanti, ma riuscivano a vivere decentemente che ora sono ridotte in povertà perché entrambi i coniugi hanno perso il lavoro e magari hanno figli da mantenere. Le casse integrazioni sono scattate molto in ritardo, per cui famiglie sono rimaste mesi senza avere una lira e si trovano costretti ad essere poveri. Questo aumento delle povertà fa si che anche nei bilanci dei comuni e delle regioni si debba puntare assolutamente su fondi ai servizi socio assistenziali. Insisteremo, in sede di consiglio comunale, affinché questo avvenga a Casale, ma anche in Regione bisogna fare il possibile per superare l’emergenza. A Casale occorre favorire la nascita di nuove industrie e proteggere quelle che già ci sono. Abbiamo industrie ad alta tecnologia che devono rinnovarsi attraverso la ricerca, e sostenere le piccole e medie imprese che sono l’ossatura dell’economia e spesso sono lasciate sole perché non hanno l’attenzione che è riservata alle grandi imprese. Perciò aiuto alle piccole aziende, alle imprese artigiane, sostegno alle famiglie, e promuovere insediamenti industriali con prodotti nuovi. Vorrei aggiungere che l’istruzione è fondamentale, così come l’istruzione permanente degli adulti. Abbiamo un obiettivo, stabilito dal consiglio europeo di Lisbona del 2000 che stabiliva che nel 2010, almeno l’80% della popolazione dei paesi membri avesse almeno un diploma di scuola superiore o una qualifica professionale superiore. In Italia il livello si attesta al 47% e il Piemonte è una delle regioni con il più basso livello di scolarità. C’è questo gap da vincere, approfittando delle casse integrazioni bisogna investire sulla formazione, per riconvertire la manodopera, i quadri, in modo da renderli adatti alle nuove tecnologie. La Regione Piemonte, nel campo della formazione professionale, è una delle migliori d’Italia, ed è all’avanguardia per progettualità, però c’è ancora da investire, soprattutto sui corsi brevi, immediatamente spendibili nel mondo delle aziende e in collaborazione con esse”.
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