EDITORIALE

Casale, una città isolata

Analisi - Dieci candidati, nessun eletto. Il Monferrato paga la sua incapacità ad aprirsi

30 Marzo 2010 – CASALE – Dieci candidati, nessun eletto. E, a meno di qualche ‘ripescaggio’ (come potrebbe avvenire per Marco Botta), Casale perde ogni rappresentanza in consiglio regionale. Un ulteriore indebolimento per questo territorio – la cui presenza a palazzo Lascaris viene azzerata (nella passata tornata amministrativa i consiglieri erano tre: Marco Botta, Alberto Deambrogio e Beppe Filiberti) – che non ha né un parlamentare a Roma, né un assessore provinciale (anche se esprime il presidente, e non è poco) ad Alessandria. La sensazione è quella di una città isolata, chiusa nel proprio guscio, che non sa aprirsi ai territori vicini e, allo stesso modo, non si fa ‘colonizzare’ da essi. E l’isolamento, alla lunga, si paga.

Un dato è particolarmente significativo: tutti i candidati casalesi, con l’eccezione di Marco Botta e Alberto Deambrogio, hanno preso la maggior parte dei loro voti in Monferrato, ma non sono riusciti a sfondare nel resto della provincia, dove peraltro sono poco conosciuti. Botta può essere soddisfatto dei suoi 5318 voti e del terzo posto assoluto nel collegio: paradossalmente ha pagato un risultato inferiore alle attese nella sua città, probabilmente a causa del derby fratricida con Nicola Sirchia che ha danneggiato entrambi.

L’altro consigliere uscente, Beppe Filiberti, nonostante il successo elettorale della Lega Nord, è stato penalizzato dal non essere abbastanza conosciuto fuori dal Monferrato. Infine il terzo consigliere non riconfermato Alberto Deambrogio ha pagato invece l’eterno problema dell’estrema sinistra, il vizio della scissione. Due liste pressoché identiche – Federazione della Sinistra e Sinistra, Ecologia e Libertà – che si sono spartite i voti annullandosi a vicenda. In questa seconda lista era candidato anche Paolo Mascarino: 435 i voti ottenuti, pochi per chi è stato sindaco per dieci anni.  

Da sottolineare un altro dato. Così come i candidati locali non riescono ad ‘esportarsi’, così i politici alessandrini non riescono a farsi conoscere nel Casalese. Fa effetto osservare come politici notissimi in tutto la provincia come Ugo Cavallera e Rocchino Muliere, non a caso i più votati, a Casale abbiano preso appena 51 voti (!) il primo e 104 il secondo.

L’EXPLOIT DELLA LEGA

Tutta l’Italia settentrionale ha registrato il trionfo della Lega Nord è Casale non è stata da meno. Il Carroccio in città ha preso il 16,99%, raddoppiando il risultato del 2009 (8,27%) e triplicando quello del 2005 (6,55%). Un successo indubbiamente straordinario, ottenuto pescando fra i tanti malcotenti che, un anno fa, si erano espressi nelle liste civiche. La vittoria di Cota, qui, non è mai stata in discussione.

Il Popolo della Libertà, con il 35,76%, è infatti cresciuto (aveva il 32,77% nel 2009), mentre il Partito Democratico con il 24,27% (15,72% nel 2009) si è ripreso i voti di Democratici per Casale e Casale si cambia.

La giunta guidata da Giorgio Demezzi esce rafforzata da questo test, che conferma come la maggioranza dei casalesi sia favorevolmente orientata verso il centrodestra. Fatte le debite proporzioni, il problema di Demezzi è lo stesso che si presenta a Silvio Berlusconi: la gestione di un alleato, la Lega Nord, che dopo un tale successo vorrà – giustamente – pesare di più nel processo decisionale. Solo una gestione sicura e autorevole delle spinte che emergeranno nella maggioranza assicurerà quattro anni di stabilità per governare la città e, possibilmente, rilanciarla.


Redazione On Line

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