CULTURA

Il caso di Cerveteri: un comune grande come Casale che si fa principato

Si conclude il racconto di Patria Montisferrati su questo curioso fenomeno. In attesa di parlare di Lucedio

La seconda storia che mi accingo a raccontare è invece assai più breve e semplice, perché recentissima, mi riferisco al Principato di Cerveteri. E' solo di un paio di mesi la rivendicazione pubblica (ma sarebbe meglio definirla semplicemente la “pubblicizzazione” della scoperta) del Principato, che non ha alcun intento o rivendicazione politica di autonomia ed indipendenza, ma ha uno scopo dichiaratamente turistico e culturale.

Grazie alla dedizione di un ricercatore di storia locale (che personalmente valorizzo in ogni occasione, ritenendola una categoria di studiosi spesso sottovalutata dagli accademici e dai media), Ugo Ricci, che è appunto un cittadino di Cerveteri, antica città etrusca in provincia di Roma, attualmente delle dimensioni di Casale Monferrato, ha riscoperto un documento di notevole importanza storica. Si tratta di una bolla papale di Clemente XI del 1709 che eleva il marchesato di Cerveteri alla dignità di Principato Perpetuo ed il suo Marchese Francesco Maria Marescotti Ruspoli al rango di Principe.

L'atto è stato motivato da meriti conseguiti dal Ruspoli, che l'anno precedente aveva finanziato un reggimento composto da ben mille armati, che nel 1709 respinsero gli austriaci a Ferrara.

Probabilmente come è avvenuto a Seborga, anche Cerveteri si fregerà del titolo principesco ma ai soli ed esclusivi fini turistico culturali, che si aggiungeranno alle già più che sufficienti motivazioni come primaria meta turistica della civiltà etrusca, essendo una città risalente al XIII secolo a. C..

Il rango di Principato sta esercitando un notevole richiamo e fascinazione turistica e culturale  in questo periodo, sull'onda del recupero e valorizzazione della storia locale, soprattutto medievale e rinascimentale, anche se nella maggior parte dei casi i principati sono  titoli perlopiù onorifici elargiti (nel senso di atto di generosità ma soprattutto dietro pagamento) soprattutto in età moderna, in particolare nel settecento.

Come è avvenuta da noi in Monferrato per la famosa località di Lucedio (l'antica Abbazia cistercense di Santa Maria di Lucedio giocò un ruolo determinante e significativo nella storia del Monferrato, e vi sono sepolti in essa molti marchesi Di Monferrato), che fu acquistata nel 1861 dal Marchese Raffaele de Ferrari Duca di Galliera. Quest'ultimo  ricevette da Sua Maestà Vittorio Emanuele II Re d'Italia il titolo di Principe di Lucedio, da ritenersi "attributo di merito" essendo il duca un Cavaliere del supremo Ordine dell’Annunziata, quindi cugino del Re.  

Il nome Principato di Lucedio si è mantenuto finora per identificare l'attività agricola e turistica ivi svolta. A questo “Principato” monferrino dedicheremo un prossimo articolo.

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Claudio Martinotti Doria

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