Negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito all'emergere di diverse iniziative localistiche, di notevole richiamo turistico culturale e di politica locale di effimero sviluppo, che hanno cercato di coniugare presunti diritti storici locali con intenzioni autonomistiche di forte richiamo mediatico. Mi riferisco in particolare a quegli enti locali, perlopiù piccoli comuni, che hanno scoperto più o meno repentinamente di essere dei Principati ed hanno iniziato a definirsi tali. Ne cito due non a caso.
Il primo è il più conosciuto ed è stato il primo a sfruttare questa opportunità fin dagli anni '60, concepita approssimativamente e poi meglio elaborata nel corso degli ultimi anni: il Principato di Seborga in Liguria, mentre il secondo è stato l'ultimo ad emergere pochi giorni fa: il Principato di Cerveteri nel Lazio.
Seborga, nell'entroterra ligure tra San Remo e Bordighera, a pochi km dal confine francese, nella rinomata Riviera dei Fiori, è un borgo di circa 350 abitanti, la cui giurisdizione si estende per cinque kmq con un'altitudine tra i 175 ed i 920 mt sul livello del mare, mentre il capoluogo è a quota 522, dal quale si gode di una notevole panoramica ed un clima mite e con forti influssi mediterranei per la breve distanza dal mare.
Il suo nome deriva da Sepulchrum, che si ritiene si riferisca ad una importante sepoltura celtica principesca risalente al XIV secolo a.C. ritrovata in località Pian del Re, che con varie trasformazioni linguistiche (dovute anche alle distorsioni nelle traduzioni e riporti degli scrivani) e di pronuncia, nel corso dei secoli è divenuto Seborga. Non si sa storicamente quale personaggio il sepolcro contenesse, per cui la fantasia di alcuni studiosi locali ha potuto strumentalmente decollare e creare mitologie eterogenee.
Alcuni studiosi locali ritengono che le origini storiche più o meno accertate del Principato di Seborga risalgano all'Abate e poi Vescovo Claudio, di origini spagnole, personaggio di cui si sa poco. Era iconoclasta ed abate di Berault Bercastel, accreditato alla corte imperiale di Aquitania all'inizio del IX secolo, divenne vescovo di Torino e per volontà congiunta delle massime autorità dell'epoca, Papa Pasquale I° e l'Imperatore Ludovico il Pio, gli fu affidata la Marca delle Alpi Marittime.
Questa importante e strategica area di confine gli fu probabilmente assegnata per la sua fama di guerriero (oltre che di studioso), una specie di cavaliere antesignano dei successivi Ordini monastico militari, l'unico in grado di fermare le scorrerie dei Saraceni e dei Vichinghi.
All'epoca i religiosi si sposavano frequentemente, nulla glielo impediva, e Claudio ebbe due figli, che ereditarono il Marchesato della Alpi Marittime e la Contea di Ventimiglia (di cui fu quindi capostipite), che tanta importanza assunse nella storia della regione e che interagì con le numerose signorie geograficamente vicine, che erano quasi tutte di discendenza aleramica (anselmiana).
Claudio doveva essere un personaggio assai influente, avendo rapporti diretti anche con l'Imperatore d'Oriente Michele II, col quale condivideva l'iconoclastia, la lotta ai pellegrinaggi ed al culto delle reliquie. E' interessante e significativo il fatto che dimorasse spesso e per lunghi periodi a Seborga, pur essendo una minuscola località in epoca alto medievale
Secondo alcuni storici locali sarebbe proprio in questo periodo che l'Imperatore Ludovico avrebbe fornito, per il tramite di Claudio, ampia autonomia alla località di Seborga, ponendo le basi per un Principato indipendente che dovrà rispondere solo all'imperatore ed il cui Principe inizialmente non sarà ereditario ma sarà eletto.
Il conte Guidone (Guido) di Ventimiglia, discendente di Claudio, nel 954 donò il Principato di Seborga "cum mero et libero imperio" ai monaci di Lerino, il cui Abate Armando assume la qualifica di Principe del Sacro Romano Impero.
L'abbazia di Lerino è un'abbazia cistercense medievale situata sull'isola di Sant'Onorato nell'arcipelago di Lerino, di fronte a Cannes, i cui monaci erano conosciuti anche come Monaci di San Michele.
Ovviamente molti potentati contigui avversarono questa donazione in tutte le sedi, ma pare che storicamente fosse inattaccabile in quanto vera espressione della volontà del nobile Guido, in quanto, seppur apocrifo il documento pervenuto agli storici, si basava sicuramente su un documento autentico, stilato da Guido conte di Ventimiglia, come manifestazione delle sue volontà prima di partire per la lunga crociata comandata da Guglielmo conte di Arles per cacciare i Saraceni da Frassinetto (in Provenza), che terminò nell'anno 972. Altri storici ritengono che invece dovesse recarsi in Terra Santa.
La donazione originaria verrà poi confermata dai conti Ottone e Corrado, nipoti di Guidone, il 30 marzo e il 4 giugno 1060 ed in base a questo atto di conferma, nel 1079 l'Imperatore del Sacro Romano Impero Enrico III il Nero riconosce pubblicamente il Principato di Seborga (il Papato lo aveva riconosciuto fin dalle origini), confermandone le prerogative. A questo punto e d'ora in poi le donazioni si moltiplicheranno e si estenderà notevolmente la superficie ed i domini posseduti dal Principato, il cui Principe sarà l'abate di Lerino.
Se la donazione fosse stata riconosciuta come falsa, la potente Genova non avrebbe esitato ad occupare Seborga, estendendo i suoi possedimenti integralmente a tutta la regione, se ne avesse avuto il diritto, ma l'autonomia imperiale fornita a Seborga, il riconoscimento papale e la correttezza degli atti compiuti dagli aventi diritto, glielo impedì.
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Claudio Martinotti Doria



