In molti sono conviti che Facino Cane sia stato il più grande condottiero (inteso come Capitano di Ventura) monferrino, o addirittura ritengono sia stato l'unico, ma in realtà ha avuto un notevole concorrente, un coetaneo che agiva in altre località della penisola (prevalentemente nel centro con qualche escursione al nord, divenne infatti signore di Assisi nel 1398), ma la cui fama ed il timore che incuteva era pari se non superiore. Mi riferisco al semisconosciuto Ceccolo Broglia da Trino, nato appunto a Trino nel 1352 e deceduto per peste a Empoli nel 1400, ben prima del "collega" casalese.
Essendo praticamente sconosciuto, è su di lui che desidero appuntare maggiormente la mia attenzione, per le sue qualità professionali molto particolari, che ne hanno fatto una specie di antesignano dell'attività mercenaria di livello imprenditoriale, ottimo stratega militare, intrigante e spregiudicato uomo d'affari e politico.
Nel corso della sua pluridecennale attività fu assoldato dal duca Gian Galeazzo Visconti, dal Papa Bonifacio IX e dalla Signoria di Firenze e fu ritenuto un maestro nell'arte della guerra, al punto tale che moltissimi condottieri che si formarono nelle due generazioni successive, passarono un periodo di esperienza al suo servizio, nel quarto di secolo in cui svolse l'attività di condottiero. Egli seppe sfruttare questa sua fama con talento, avviando quella che potremmo definire una proficua attività imprenditoriale formativa, facendosi profumatamente pagare per insegnare ad altri condottieri in erba l'arte della guerra, una specie di tirocinio a pagamento, e da quanto riferiscono le cronache dell'epoca e parecchi storici locali, il numero degli allievi che lui formò fu eccezionale per i tempi, e di conseguenza anche la ricchezza accumulata.
La sua insegna (detta del “nodo”, su fondo nero) divenne famosa e temuta, al punto tale che era sufficiente avvistare le sue truppe con gli stendardi in prossimità delle mura di una città perché si inviassero ambasciatori a negoziare la resa ed il riscatto, versando la somma necessaria per non essere assediati e saccheggiati.
Ceccolo Broglia era un opportunista che godeva di una pessima reputazione presso i suoi contemporanei, sfruttava ogni occasione per ottenere il massimo beneficio possibile, come documentato dal comune di Perugia, che lo definì “messer lo Imbroglia” ed i perugini ebbero per lui molta avversione, in quanto furono imbrogliati diverse volte, si fece infatti pagare per proteggerli e poi si rivolse al loro avversario (il Papa) per farsi assoldare, ed estorse loro diverse volte somme di denaro per non attaccare la città.
Si comportò più seriamente al soldo dei fiorentini, anche perché lo pagarono profumatamente ricorrendo all'istituto della “condotta in aspetto”, cioè gli diedero carta bianca per agire discrezionalmente nell'interesse della Signoria di Firenze, garantendo la metà della somma pattuita, indipendentemente dal successo conseguito o meno.
Alla morte del Ceccolo Broglia nel 1400, la compagnia di ventura proseguì l'attività tramite il figlio adottivo Angelo Broglia da Lavello detto Tartaglia, per una ventina di anni ancora, fino al repentino arresto ordinato dal Papa Martino V ed alla sua quasi immediata esecuzione con l'accusa di tradimento. La compagnia di ventura a quel punto si disperse, frazionandosi in gruppi che vennero assorbiti da altre compagnie, o in eserciti regolari come quello papalino, degli Sforza o dei Malatesta.
La perfida fama di Ceccolo fu compensata positivamente dalla moglie Giovanna Montiglio, originaria di Trino anche lei, personaggio femminile di elevata spiritualità ed eleganza, che in odore di santità sopravvisse al marito per quasi mezzo secolo, ed utilizzò frequentemente l'immensa ricchezza accumulata dal marito per compiere donazioni ed atti di munificenza, tra i quali la fondazione di monasteri di suore, donazione di oggetti sacri alle chiese, sostentamento degli indigenti, ecc.
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Per approfondire:
Ceccolo Broglia da Trino
Autori: Lorenzo Parodi e Fiore Ranalli. Trino 2009.
Edito da TRIDINUM, Associazione per l'Archeologia, la Storia e le Belle Arti
Claudio Martinotti Doria
