Il Monferrato come stato autonomo durò oltre sette secoli, dall'alto Medioevo fino all'Età Moderna (Ancien Régime), e seppur con notevoli variazioni di superficie, perdite territoriali e riduzioni degli eterogenei confini giurisdizionali, per lunghi periodi godette di condizioni di notevole prosperità, potere e fama. Lo si deve sicuramente imputare ad una molteplicità di fattori, tra i quali probabilmente prevalente è stata l'abilità posseduta da molti suoi marchesi e condottieri nell'arte della guerra, nella strategia militare e nella diplomazia politica. Mi riferisco in particolare alle prime due dinastie marchionali, gli Aleramici ed i Paleologi.
Essendo costantemente conteso tra i potenti vicini (tra i quali si distinsero particolarmente i Moriana-Savoia), il marchesato di Monferrato era in una specie di stato di guerra permanente e questo fatto ha necessariamente favorito la pionieristica formazione di compagnie di ventura (mercenari) e dei loro più famosi comandanti, che erano di origine monferrina o quantomeno avevano spesso militato al servizio dei marchesi di Monferrato e nei territori marchionali. Compagnie talmente ben organizzate ed addestrate e di tale valore militare, che paradossalmente non erano le battaglie a mietere il maggior numero di vittime tra le loro fila ma la peste e le infezioni.
Basterebbe citare alcuni esempi di condottieri (non solo nell'accezione di capitani di ventura ma di comandanti militari) la cui fama ha varcato i confini regionali estendendosi all'intera area mediterranea e continentale, come il marchese Guglielmo V il Vecchio (governò il marchesato tra il 1137 ed il 1190) che ha avviato l'epica avventura degli aleramici in Terra Santa, portandosi dietro praticamente tutta la famiglia e segnandone il tragico destino, ed il cui figlio Corrado, rivale di Riccardo Cuor di Leone durante la leadership delle fasi belliche in Oriente, divenne Re di Gerusalemme, seppure per una sola settimana, in quanto subitaneamente assassinato. I sospetti ricaddero come mandante sul suo rivale, personaggio ben diverso da come descritto dalla storiografia anglosassone che lo ha mitizzato.
Successivamente l'altro figlio Bonifacio I (governò il marchesato tra il 1192 ed il 1207) divenne nel 1202 il comandante della IV Crociata e per primo elaborò d'intesa con il doge Enrico Dandolo il trasferimento per mare di tutta l'armata tramite la flotta veneziana (limitando in questo modo il rischio di elevata mortalità causata dal lungo estenuante trasferimento via terra coi rischi sanitari connessi). Bonifacio assediò e saccheggiò Costantinopoli (con questa impresa, che consentì la conquista dei tre quarti del territorio dell'Impero Romano d'Oriente, il doge trasformò il cosiddetto Domini da Mar in un vero e proprio impero coloniale veneziano nel Mediterraneo), e divenne re di Tessalonica fino alla sua morte ad opera dei Bulgari nel 1207.
Immancabilmente si deve citare il marchese Guglielmo VII detto il Grande (governò il marchesato tra il 1253 ed il 1292) che divenne signore di decine di città attualmente capoluoghi di province e regioni (tra le quali Alessandria, Asti, Brescia, Cremona, Genova, Lodi, Milano, Novara, Pavia, Torino, Vercelli), estendendo enormemente i domini del marchesato, rendendolo una potenza regionale di primo livello. Per rendersi conto del potere conseguito da Guglielmo il Grande basti pensare che pressapoco in quel periodo, il Re di Francia in realtà governava direttamente solo l'Ile de France, cioè la regione attorno a Parigi (che era di dimensioni inferiori al Marchesato di Monferrato) perché a governare il resto della Francia erano i suoi grandi feudatari (i Pari di Francia) vassalli diretti della Corona e gli inglesi, che godevano di totale autonomia ed erano molto più potenti del Re.
Guglielmo il Grande disponeva, secondo i cronisti dell'epoca al servizio degli avversari, di un potente esercito che aveva pochi eguali in Europa, stimato in 35 mila armigeri ed un migliaio di cavalieri (che all'epoca erano tutti nobili). Un personaggio di tale grandezza non poteva che essere eliminato ricorrendo al tradimento, ed in proposito provvidero gli alessandrini, nemici secolari del Monferrato anche se spesso assoggettati e subordinati, che lo fecero entrare in città per negoziare e rassicurarlo delle loro intenzioni non ostili. Fidandosi entrò con una modesta scorta, e gli alessandrini poterono imprigionarlo facilmente, lo rinchiusero in una gabbia e lo fecero morire lentamente di mortificazioni e stenti nel febbraio 1292. Una fine indegna ed infame per un personaggio di tale statura.
(1 di 3 – Continua)
Per approfondire:
Ceccolo Broglia da Trino
Autori: Lorenzo Parodi e Fiore Ranalli. Trino 2009.
Edito da TRIDINUM, Associazione per l'Archeologia, la Storia e le Belle Arti
(vedi file allegato)
Claudio Martinotti Doria

