CULTURA

'Morte agli italiani!'

Venerdì sera nuovo incontro per 'Undicimila Verbi'

24 Novembre 2011 – MOLETO – Alle Cave di Moleto di Ottiglio Monferrato, venerdì 25 novembre (ore 21.30) lo scrittore Enzo Barnabà presenta il suo libro «Morte agli italiani! Il massacro di Aigues-Mortes, 1893» (Roma, Infinito edizioni). Ne parla con l’autore lo storico Roberto Coaloa, curatore di “Undicimila Verbi”. L’autore è il professor Enzo Barnabà di Valguarnera, in provincia di Enna, trapiantato da decenni nel ponente ligure dove ha insegnato lingua e letteratura francese nei licei, ha fondato il circolo culturale “Pier Paolo Pasolini” e ha scritto decine di romanzi e saggi.

Prossimo appuntamento della fortunata rassegna di Moleto venerdì 2 dicembre. Coaloa, Alessandra Comazzi e Paolo Fiora di Centocroci discuteranno della nuova e originale biografia del conte Cesare Balbo, uno dei protagonisti del Risorgimento, insieme all’autrice, Chantal Balbo di Vinadio, sua diretta discendente.

IL MASSACRO DI AIGUES MORTES

Il massacro di Aigues-Mortes del 17 agosto 1893 costò la vita a nove operai italiani linciati dalla folla inferocita; ci furono anche quattordici dispersi, quasi sicuramente ammazzati. Il fatto, nato da un banale incidente, accadde nella città francese delle memorie medievali di San Luigi, diventata nei secoli la terra di produzione dell’oro bianco: il sale. Il lavoro nelle saline era durissimo; nell’Ottocento vi erano impiegati soprattutto operai emigrati dall’Italia, in particolare dal Piemonte, che subivano il razzismo di quelli d’oltralpe.
I francesi del Midi avrebbero voluto cacciare via i piemontesi, chiamati con disprezzo pimos o christos, per la facile abitudine alla bestemmia; anche una volta naturalizzati, gli immigrati italiani potevano ironicamente essere qualificati come Français de Coni (francesi di Cuneo). Ad Aigues-Mortes fu utilizzato il termine ours (orso) per designare l’italiano, un termine che oltre al razzismo esprime anche le paure che la bestia evoca nell’immaginario collettivo.
L’immigrazione straniera, per l’operaio francese, era una delle cause della crisi economica che viveva la Terza Repubblica: era ben radicato nella mentalità popolare il cliché dell’italiano briseurs de salaires. Sono gli anni della belle époque, che nascondono sotto una festosa immagine di eleganza i panni sudici, fin de siècle, zeppi di miserie e turpi contraddizioni. I francesi pensano alla Revanche: dopo la disfatta di Sedan c’è l’odio per il Reich tedesco, alleato dell’Italia nella Triplice Alleanza. Sono gli anni dell’espansionismo coloniale con quel tanto di ideologia razzista che essa suppone. Gli italiani sono identificati come un popolo abituato a cantare e mendicare; compare lo stereotipo dell’accoltellatore, riservato agli italiani almeno fino al 1940, data dell’aggressione fascista, non a caso definita coup de poignard. Questo campionario di pregiudizi razzisti, oltre a mettere in evidenza una certa immagine dell’Italia – come ci racconta lo studioso Enzo Barnabà in questo bel volume che raduna preziose fonti d’epoca – la dice lunga sulla percezione di sé e degli altri da parte dei francesi. La Troisième Repubblique metterà in mostra tutto il suo potenziale razzista in occasione dell’Affaire Dreyfus, che scoppierà l’anno successivo ad Aigues-Mortes, con un antisemitismo violento che supererà l’odio per gli italiani.


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