CULTURA

L'importanza di chiamarsi Oddone

Patria Montisferrati ripercorre l'origine del nome del figlio del marchese Aleramo

Il nome del figlio del marchese Aleramo da cui discendono i rami famigliari dei marchesi di Monferrato e di Occimiano è Oddone. Si badi bene: Oddone, non Ottone.
Ci verrebbe fatto di correggere, di uniformare all’uso italiano moderno, ma sarebbe un errore piuttosto grave da un punto di vista linguistico e storico.

«Otto» e «Ottone» sono forme tedesche del nome, che effettivamente poi prevalgono sin dall’XI secolo. Il padre di Bonifacio del Vasto, infatti, è già conosciuto come Ottone, Teottone o Tete. A questa conversione alle versioni tedesche non è estranea la fedeltà dello stesso Aleramo, negli ultimi anni di vita, all’imperatore Ottone I, egregiamente attestata dal noto diploma di conferma e concessione del 967.

Riguardo ad esse, il particolare più significativo – e, se così posso esprimermi, gravido di potenziali implicazioni critiche qualora fossero comparse presso gli Aleramici sin dall’origine – è che potrebbero altresì essere intese come forme longobarde.

Infatti, a partire dal quinto o sesto secolo si verifica una differenziazione marcante tra lingue germaniche centro-orientali e occidentali, conosciuta come seconda mutazione o rotazione consonantica e che comporta, nelle prime, uno slittamento fonetico delle occlusive p, b, t, d, k, g.

A seconda della posizione nella parola (iniziale o postconsonantica, intervocalica, finale), dette consonanti si tramutano in altre, con esisti sistematici diversi. La «t» finale o intervocalica tende a trasformarsi in «s», la «d» iniziale o intervocalica tende a desonorizzarsi in «t». Questo fenomeno linguistico interessa il longobardo ed è una delle chiavi del tedesco, anche moderno. Invece, negli idiomi germanici occidentali il consonantismo originale rimane invariato. Così, se – ad esempio – in inglese moderno si dice e scrive «what», in nederlandese «wat», in tedesco si dice «was».

All’inglese «to eat» e al nederlandese «eten» corrisponde il tedesco «essen». A fronte dell’inglese «to do» e del nederlandese «doen» si ha il tedesco «tun».
Il nome personale Odo o Oddo o Oddone, oppure Oto, Otto o Ottone ha la sua radice etimologica nell’antico germanico «audha», che significa «potenza, possesso, ricchezza». Proviene, cioè, da un nome comune con consonante sonora «d».

Il francone, a differenza del longobardo, è un antico idioma germanico occidentale, che non ha subìto la seconda mutazione consonantica. E notiamo che è ancor oggi in uso in Francia il nome di battesimo «Eudes», di derivazione francone.
Diversi diplomi regi o imperiali e atti notarili attestano l’appartenenza degli Aleramici alla «nazione» franca. E il nome «Oddone», come tale, conferma linguisticamente l’origine in questione. Mentre, se la documentazione avesse presentato questo figlio di Aleramo come «Ottone», sarebbe potuto insorgere un legittimo dubbio circa l’origine e provenienza degli Aleramici; una nuova questione storica, un nuovo interrogativo, che avrebbe rinnovato le incertezze dopo quelle del Sette e primo Ottocento tra soluzione sassone (come da tradizione) o francone (come da esplicita attestazione documentaria). Si sarebbe potuto dibattere di un’origine forse, nonostante tutto, longobarda.

L’era moderna è determinata dalla calata e presa di potere di popoli germanici nell’impero romano in declino. Tutti i nobili medievali erano germani o d’origine germanica. Ma, tra quelli dell’Alta Italia subalpina, solo gli Obertenghi erano d’origine longobarda. Anscarici, Arduinici e Aleramici erano di «nazione» franca.


Manfredi Lanza

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