16 Giugno 2010 – CASALE – Inaugurata sabato 12 giugno negli spazi del castello la collettiva di arte contemporanea di artisti monferrini.
Considero la creatività, ad ogni suo livello, un dono, ma è necessario saper distinguere tra ciò che è veramente arte e altre forme di espressione che possono definirsi sotto l’etichetta di semplice decorativismo. Non esistono regole precise, ma le opere d’arte portano con sé una luce del tutto diversa, difficile da cogliersi nella sfera del razionale. Esse rapiscono la nostra attenzione solleticando innanzitutto i sensi, ad un livello inconscio e primitivo, soltanto successivamente ne consideriamo gli aspetti storici, culturali, ideali.
Credo che la capacità dell’artista sia quella di anticipare i tempi, di catturare le essenze, di stimolare emozioni sopite, provocando in noi spettatori una sensazione di smarrimento che ci lascia incomprensibilmente sorpresi.
Mostre come quella che si è tenuta al castello lo scorso weekend mi lasciano perplessa, non tanto per il tipo di evento che è comunque apprezzabile se lo si considera nella sua semplicità e circoscrizione, ma davvero non si può fare di meglio per rivalutare il nostro territorio da un punto di vista artistico? Sono soltanto questi gli eventi che possiamo proporre ai turisti che vengono a visitare il Monferrato? Non è forse arrivato il momento di andare anche oltre il banale provincialismo?
Sono queste le domande che mi pongo mentre osservo le opere esposte nei meravigliosi spazi del nostro castello. Poche sono quelle di un certo rilievo: tra queste spiccano per celebrità quella di Enrico Colombotto Rosso, nonché l’arte informale di Camillo Francia. Ironica e sperimentale la videoinstallazione Tengo famiglia di ESSERITERZI che però nulla ha che fare con il resto dell’esposizione, soprattutto se, volgendo lo sguardo, mi trovo a dover strabuzzare gli occhi di fronte ad una Salomè lontana anni luce dalla figura lunare e inquietante nata dalla penna geniale e raffinata di Oscar Wilde alla quale l’opera intende riferirsi.
Personalmente ho un’altra visione di ciò che è l’arte. Quando entro in una sala espositiva mi aspetto di sentire le vibrazioni di un’energia creativa che penetra la superficie, fino a raggiungere quel livello di unicità ideale di forme e concetto che ne determinano l’aura artistica.
Sono fermamente convinta del fatto che, proprio in momenti come questi, di profonda crisi economica, l’individuo abbia bisogno di nutrire il proprio intelletto, di stimolare l’immaginazione e di non pensare soltanto agli aspetti più concreti e materiali. Ripartiamo da qui e chiediamoci cosa vogliamo dall’arte e cosa siamo in grado di fare per essa, ispiriamoci ai grandi artisti che proprio dalla nostra terra hanno saputo cogliere magia e ispirazione. Andiamo alla ricerca di un’arte vera che sappia emozionare e far parlare di sé.
Michela Falzone
