CULTURA

Uncertain State of Mind

A Moleto una mostra di Amico Immaginario...

01/09

1 Giugno 2010 – MOLETO – Il dolce diffondersi del profumo di acacia, la luce calda e abbagliante di fine maggio. Una realtà che sembra sospesa, lì dove i pensieri riposano e i sensi si abbandonano al dolce far niente. E’ qui che “Amico Immaginario” racconta delle storie attraverso una serie di suggestive fotografie dislocate in diversi angoli del paese, tra tufo, fiori e botti di vino.

In questa magica atmosfera incontro Amico Immaginario. Insieme osserviamo i suoi lavori, intensi, profondi e che sembrano provenire dai sogni, i suoi sogni o forse quelli di chiunque. Perché, del resto, chi non ha mai pensato, in un qualche istante della propria esistenza, di essere trasportato altrove? Magari da una navicella proveniente dallo spazio? Lontano, lontano dalla Terra…

Roberto Coaloa, docente all’Università di Milano e giornalista per Il Sole 24 Ore ha scritto per Casalenews la scheda critica della mostra:

 Moleto. Piccolo paese saraceno. Maggio 2010. La mostra «Uncertain State Of Mind», di «Amico Immaginario», è una sorpresa di immagini, di musiche, di fotografie interrotte da filmati, in un susseguirsi di sensazioni improvvise: dal caldo, al movimento, alla paranoia. Una danza di colori e di suoni: una sorta d’esorcismo dall’atroce realtà che incombe nel nostro affannoso quotidiano. La mostra è una sorpresa anche perché «Amico Immaginario» ci racconta momenti di una vita qualunque, narrandoci per immagini e con molta libertà espressiva una vicenda personale, una delle tante possibili storie. È l’invito a fare un viaggio; l’«Amico» pare suggerirci: «io sto pensando, fatelo anche voi».

«Uncertain State Of Mind», come si legge in una breve nota alla mostra, è una raccolta di dubbi, di manipolazioni, di ansie, di storie appena accennate e di sogni ad occhi aperti. È un lavoro fatto con l'ambiguo spirito dei pirati. Nulla è assolutamente originale, tutto lo è o potrebbe diventarlo.

Un capitolo di storia artistica ancora da scrivere, e certo di qualche interesse, sarebbe la storia di «io» nell’arte italiana contemporanea. A mio modesto parere, credo che se ne ricaverebbe presso a poco il diagramma, pour ainsi dire, di una «perdita d’identità».

Erede storico della figura dell’eroe letterario, «io» è diventato - anche nell’arte - sempre meno eroe e personaggio, e sempre più luogo di un rapporto con la realtà, spazio difficile, sincronia impazzita di un destino di vita, nodo di crisi.

Con il declinare dei parametri che misuravano la realtà e la disponevano secondo l’ordine della storia attorno ad un destino di vita, quel rapporto è diventato casuale e affannoso. L’«io» è costretto ad assumersi il carico di sostituire con la sola coscienza di sé l’infinita imprevedibilità e cangianza del reale, trovandosi davanti il vuoto lasciato da ciò che egli può semplicisticamente definire «irrealtà». Per questa ragione, quando l’io narratore si prova a rendere conto della nuova situazione, ecco prevalere, nel suo linguaggio, l’esercizio sulla esperienza; l’esercizio in negativo (la decifrazione di una noia di vivere o del non-rapporto). E per cui, ancora, si trasferisce al mondo tormentato di «io» quell’ineffabilità che per atavismo era riservata alla vita, o a Dio. La conseguenza è sorprendente: nella narrativa contemporanea, e ancor di più nell’arte, «io» è spesso un pretesto, un problema, non è quasi mai un autoritratto; pur tentando di dire tutto di sé, umori, paure, naufragi, segreti, capricci, puntigli intellettuali, snobismi, sondaggi nel profondo, non riesce a dirci chi è. Proprio là dove si riscontra abbondanza od orgia dionisiaca d’egotismo e di «io», c’è penuria di vera autobiografia.

L’«io» di «Amico Immaginario», invece, ci presenta una rara e originale autobiografia. Senza pudore, con coraggio, con il desiderio di indagare e comprendere. Tutto ciò che si vede è, a volte, disperante. Ad esempio: in un’installazione video si mescolano immagini tratte da un film indipendente di Harmony Korine, Gummo, con fotografie di «Amico Immaginario» e altre sequenze video. Nel video c'è un bellissimo paesaggio di collina con leggiadre nuvolette bianche, in quest’idillio compaiono nel cielo due minacciosi aerei militari. Ecco: all’improvviso le belle immagini sono interrotte da ossessioni e paure. O possiamo immaginare, anche in quelle dove regna la calma, che la bellezza può essere interrotta o rovinata. In «Uncertain State Of Mind» vediamo immagini di un favoloso e verde Monferrato mischiate ai ritratti di uomini e donne del Vietnam, intenti a lavorare. C’è Stoccolma, la metropolitana parigina e uno scorcio di una casa, che potrebbe essere la nostra.

Un viaggio per immagini e installazioni, impreziosito dai suoni di Matteo Curallo. Nell’evento si scorge una chiara volontà iconografica, supportata da un vero e proprio lavoro artigianale; immagini montate e rimontate su altre: un lavoro di grande pazienza e di rara sensibilità. Come in Gummo, il film del 1997, che mostrava in modo frammentato e illogico alcuni episodi di personaggi della cittadina di Xenia nell’Ohio, il video e le immagini di «Amico Immaginario» costruiscono un sistema, un mondo, il cui dramma è sempre in agguato, nella vita e nei paesaggi di donne e uomini. L’autoriflessione e il solipsismo sono ormai l’unico possibile modo per rimuovere la realtà in crisi.

 

Informazioni utili:

La mostra resterà aperta al pubblico per l’intera giornata di mercoledì 2 giugno.


Michela Falzone

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