Non è bastata una cerimonia per ricordare Don Martino Michelone, da domenica 8 maggio tra i “Giusti tra le Nazioni”, non è bastata una medaglia nella bella scatola di legno di ulivo, come l'albero che adesso su una collina di Gerusalemme ricorderà il suo nome. Per tramandare la memoria di quest'uomo e del suo gesto di cerimonie ce ne sono volute addirittura cinque, tutte cariche di significato e di applausi sulla piazza del paese di Moransengo, dove è stato parroco per 43 anni. E forse è improprio parlare persino di cerimonie: è stata una festa che ha fatto ritrovare tanti amici in una bella mattinata di sole.
Ospite d'onore della giornata Luciano Segre. Il figlio della famiglia venuta a rifugiarsi nella parrocchia di questo comune del Monferrato astigiano sul finire della seconda guerra mondiale. Diventato un uomo “importante” Luciano non ha dimenticato la promessa fatta al proprio padre di ricordare Don Michelone e insieme all'amico Gad Lerner ha istradato la pratica presso lo Yad Vashem, l'ente israeliano che si occupa di riconoscere e ricordare i “Giusti”. L'idea era stata resa pubblica insieme alla storia per la prima volta a Casale Monferrato durante il Festival OyOyOy del 2008, un motivo in più per cui la celebrazione è stata inclusa nel programma del 2011 del Festival di Cultura Ebraica.
Logico che la giornata cominciasse quindi con una visita di Luciano Segre alla chiesa parrocchiale e alla canonica così carica di ricordi e con l'incontro con i testimoni di quegli anni: come Enrico Fenoglio detto Ricu. Gli abitanti più anziani di Moransengo sono stati sentiti dallo Yad Vashem e hanno garantito che Don Michelone avesse compiuto il suo gesto in modo disinteressato. Del resto tutti lo ricordano come un uomo sincero e schietto. Il comune ha esposto in piazza alcune gigantografie lo mostrano mentre fa finta di fare a pugni con il padre di Luciano e altri momenti che fanno ben capire il carattere dell'uomo.
Prima cerimonia: l'Ambasciatore Israeliano Ghideon Meir e Luciano Segre scoprono la targa sulla facciata della chiesa che ricorda Don Michelone Giusto tra le Nazioni. Pochi metri dopo e sono chiamati alla seconda cerimonia: nuova targa sul retro della chiesa che intitola la Piazza a Don Michelone. Poi mentre il quintetto musicale tutto femminile e tutto klezmer “Golden Pave” intona canti tradizionali, la piazza si trasforma in uno straordinario teatro: sul palco Luciano Segre, Ghideon Meir, Gad Lerner, Mauro Michelone (nipote di Don Michelone), il Consigliere Angela Motta in rappresentanza della Regione, l'Assessore Furio Brusa della provincia di Asti, Il Vicario Generale della Diocesi di Casale Mons. Antonio Gennaro. E naturalmente il sindaco di Moransengo Massimo Ghigo a fare gli onori di casa. In platea Romano Prodi con Moglie Flavia, Il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli. le fasce tricolori dei rappresentanti di sindaci di tutti i paesi vicini, Claudia Debenedetti, vicepresidente dell'Ucei e i rappresentanti di molte realtà ebraiche d'Italia.
Il senso della giornata lo rende bene Gad Lerner, visibilmente emozionato, interpretando l’altrettanta emozione dei 220 abitanti di Moransengo: “Se siamo venuti qui oggi in tanti e da tanti posti diversi è per dirvi grazie, grazie a voi e ai vostri padri, che sapevano che Don Michelone stava nascondendo una famiglia di ebrei eppure non hanno mai denunciato nessuno. Grazie perché ci avete donato una persona splendida come Luciano Segre. Oggi siamo chiamati a trasmettere questa memoria: il bene fatto nel 1943 diventa il bene per altre persone”.
Il momento più atteso è per l'ambasciatore d'Israele Ghideon Meir: ricorda gli scopi fondanti dello Yad Vashem, la frase del Talmud “chi salva una vita salva il mondo intero”. Ed ecco nelle mani di Mauro Michelone la medaglia e il diploma con cui il sacerdote viene riconosciuto tra i giusti che contribuirono a salvare l'umanità. In Italia sono circa 500.
Il ricordo più intenso di Don Michelone arriva dallo stesso Luciano Segre: parte da quello che sembra un paradosso: “Ho vissuto due anni magnifici in questo paese: è logico ero un bambino e mi divertiva stare qui. Falsificando i documenti Don Michelone mi ha mandato persino alla scuola elementare di Tonengo. In quella chiesa io servivo messa e mio padre cantava nel coro. Don Michelone però ha sempre rispettato la nostra religione”.
Monsignor Antonio Gennaro contribuisce all'emozione ricordando i pellegrinaggio allo Yad Vashem e l'intensità che si prova anche solo sfiorare l'esperienza della Shoà. Poi, dopo il saluto di Autorità di Provincia e Regione, Don Luigi Ciotti scandisce una vera e propria orazione civile con diretti riferimenti all'attualità “Don Michelone sapeva che la legge ingiusta non solo non va applicata, ma anche contrastata: non opporci ad una legge ingiusta di rende complici del male e nel nostro paese di leggi ingiuste ne abbiamo più di una: leggi che salvano i più forti dalla giustizia. Ancora più grave: oggi tocchiamo con mano lo scadimento etico della responsabilità. Invece l'esempio dei giusti ci sollecita a fare la nostra parte. Don Michelone è stato testimone del Vangelo perchè il cristiano non può accontentarsi dei principi deve entrare nella storia”.
A Gian Luca Favretto il compito di tracciare un profilo storico di quegli anni in cui il Monferrato vedeva una presenza massiccia di truppe naziste e uomini della repubblica Sociale, una situazione che fa risaltare ancora di più il coraggio del gesto di Don Michelone.
Ma tra le parole dei relatori si inserisce un'altra cerimonia ed è quella in cui il sindaco di Moransengo conferisce a Luciano Segre la Cittadinanza Onoraria. Tutta l'illustre platea si alza in piedi per un lungo e commosso applauso.
Infine l'ultimo momento ufficiale: la firma tra il sindaco Massimo Ghigo e il primo cittadino di Morano Enzo Piccaluga per un gemellaggio nel nome del sacerdote che aveva avuto i natali proprio in questo paese pianura , il prossimo che ospiterà una cerimonia dedicata a Don Michelone.
E mentre diversi gli ospiti vengono omaggiati dei Kruminri kasher (un simbolo del prossimo programma di OyOyOy!) i Golden Pave intonano Hava Naghila e qualcuno accenna un passo di danza. Non c'è da sbagliarsi la giornata è stata proprio una festa.
Il programma di Oyoyoy! (che avrà il suo nucleo dal 2 al 5 giugno) prevede il 15 maggio in Sinagoga una conferenza dedicata ad Augusto Segre dal titolo“C'era una volta il mondo Ebraico Italiano”, con Steve Siporin professore dalla Utah state University che ha curato il libro “Memorie di vita ebraica: Casale Monferrato – Roma Gerusalemme” di Augusto Segre. Introduce Dionigi Roggero con la presenza di Tomar Segre figlia di Augusto e Giorgio Ottolenghi.
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