I vini biologici dell'azienda agricola Oreste Buzio

La terza puntata della nostra rubrica Monferrato Wine ci porta a Vignale, in una splendida tenuta del '700 immersa in un paesaggio spettacolare

VIGNALE MONFERRATO

Se vi capita di essere a Vignale, parcheggiate la vostra auto in piazza e scendete a piedi per la vecchia strada provinciale che porta a Camagna. Camminando, fortunati nell’aver scelto una giornata con cielo terso, a ogni curva potete ammirare un paesaggio spettacolare. Immediatamente a due passi, nel cortile dell’Azienda Buzio, in una splendida tenuta del '700, mi sembra di mettere piede in un quadro: mi siedo sull’erba e mi faccio avvolgere da un silenzio unico e poi ammaliare da questa valle immersa in uno sfondo di colline e montagne che si inseguono a perdita d’ occhio…

Dal 1860 la proprietà è nelle mani della famiglia Buzio; dapprima con il nonno Oreste, che però vinificava solamente per un fabbisogno pressochè familiare.

È Andrea, enologo, che coltivava un sogno da bambino, a riprendere l’attività del nonno. Dal 2009 si occupa della produzione mentre il fratello Marco della parte commerciale; ristrutturano l’azienda specializzandosi ulteriormente nella viticoltura e vinificazione adottando pratiche all’avanguardia ed ottenendo vini di elevata qualità, pur mantenendo l’impronta delle caratteristiche originali e la continuità con i sapori di allora. D’altronde essendo cresciuto alla scuola di un “certo” Donato Lanati, nonostante la giovane età, parlare con lui della conduzione delle vigne, di pratiche enologiche o di caratteristiche dei vitigni è un vero piacere vista la competenza acquisita.

Da citare le consulenze di Andrea presso cantine quali Cinzia Bergaglio in Gavi, la cantina di Casorzo e quella del Monferrato.

Nel corso degli anni l’Azienda Buzio è entrata in regime di controllo biologico cercando di operare nell’ecosistema dove tutto è sinergia. Per sfuggire dall’ambito di una compressione meccanica della vita, occorre un’attenzione maniacale al ciclo di vita vegetativo, anziché sostituire soltanto le molecole naturali alle molecole di sintesi chimica. Questa non è soltanto un’interpretazione dell’agricoltura biologica nel rispetto dei regolamenti, ma si va oltre: una concimazione di sostentamento realizzata con gli stessi prodotti della terra, lavorazioni volte a salvaguardare la struttura del terreno stesso e la particolare posizione dei vigneti, costituiti da un unico grande appezzamento, creano un ambiente che si autoregola, in cui le piante vivono nella condizione a loro più naturale.

La produzione attuale si attesta sulle 15.000 bottiglie ricavate dalla coltivazione di 5 ettari quasi tutti posti davanti alla casa padronale; ma sono stati impiantate altre vigne che entreranno in funzione tra 4 anni. I vini sono perfetta espressione del territorio e i vitigni utilizzati sono tutti piemontesi, grignolino, barbera, freisa a parte lo chardonnay; la presenza di qualche barrique dove riposa il Barbera Superiore Monferrato Riccardo II, sono l'unica concessione ad “articoli” non piemontesi. Nel chiacchierare davanti a un buon bicchiere di vino, si percepisce la passione e l'attaccamento di Andrea ai due vitigni del territorio quali grignolino e freisa, decisamente rappresentativi del Monferrato Casalese, che meriterebbero ben più ampio spazio sulle tavole degli appassionati, soprattutto la freisa in questo momento, disdegnata non si sa perché….alcuni la conoscono addirittura ancora come un vino “mosso”, quello che una volta definivano vino per le donne, ma è per la stragrande maggioranza fermo.

Andrea sta terminando un progetto di realizzazione di una “bolla” metodo classico in predominanza Chardonnay che presto assaggeremo, e un Albarossa, interessante esperimento portato avanti durante l’ esperienza con Lanati; più a lunga gittata una prova consistente con una “bolla” metodo classico da uve grignolino.

Passiamo ora alle degustazioni: la cosa che balza agli occhi, anzi al naso, è la pulizia ineccepibile di tutti i vini dell' Azienda e la perfetta riconoscibilità delle uve dalle quali derivano.

Grignolino del Monferrato casalese 2017 Negli scorsi decenni spesso e volentieri sono stati proposti rosatelli improponibili ed indecenti come grignolino; e questo vitigno è stato sacrificato alla più robusta e produttiva barbera. Qui il colore è tipico, un rubino non troppo fitto molto piacevole. Didattico nei profumi con piccoli frutti rossi, ribes e soprattutto speziatura da pepe e vegetale da geranio. La bocca è in perfetta corrispondenza con il naso, elegante e di ottima bevibilità e progressione gustativa resa ancora migliore da un tannino finissimo. Il “balordo testamatta” è stato “domato”. Classico abbinamento con salumi ed antipasti piemontesi della tradizione; leggermente fresco, d'estate, al posto di tanti “improponibili ed indecenti rosè”; di carattere nettamente diverso…

Monferrato Freisa 2017 Spendo due parole, meritatissime, su questo vitigno tipicamente Monferrino, parente stretto del più quotato nebbiolo; il freisa o “la” freisa, ha certamente più sostanze coloranti e tannini più “sgraziati” del nebbiolo, è più rustico. Ed è stato relegato a ruolo di vinello da molte versioni vivaci, nel Monferrato e in Langa. Riesce a dare invece vini di personalità, di ottima struttura, da abbinare magnificamente con piatti quali agnolotti al sugo di arrosto e carni rosse. Può invecchiare e regge l'invecchiamento in legno. Ma viene espiantato invece di recitare un ruolo da protagonista monferrino col grignolino. Questo freisa viene vinificato in acciaio e subisce affinamento in acciaio e poi in bottiglia. Tipico rubino carico, scuro, naso con frutta rossa, prugna, lampone; si intravedono note tanniche con sfumature di polvere di cacao e vegetali. Pepe. Bocca ruspante, con tannini vivi e sgrassanti, bevibilità assicurata se abbinato al piatto giusto. Il pepe ritorna in bocca con piacevolezza assoluta. 

Barbera del Monferrato Superiore Riccardo II 2013 Siamo al cospetto “della” barbera; eh già, perchè come dice Marzia Pinotti, per tradizione, la barbera è femmina ! E poi da G. Carducci “Generosa Barbera. Bevendola ci pare d’esser soli in mare sfidanti una bufera”. Il vino dopo un periodo di 18 mesi di sosta in acciaio, si affina per circa otto mesi in barrique (botti da 225lt); preciso che certi barberoni alcolici e marcati dal legno non fanno per me. Un barbera importante seppure di grande bevibilità, dove l'eleganza e la forza vanno a braccetto; il legno è appena accennato. Bocca succosa , suadente e di struttura. Gustatelo con Arrosti e brasati e formaggi stagionati.

Potete gustare i Vini dell’ Azienda Buzio a Casale presso l’ Antica Drogheria Corino, e a Vignale alla Trattoria Serenella.

Alla prossima puntata………………..

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