Alla scoperta dell'Azienda Vitivinicola Botto Marco di Sala Monferrato

La prima puntata di 'Monferrato Wine': una nuova rubrica dedicata al mondo del vino

SALA MONFERRATO

Buongiorno a tutti,

in tempi in cui internet e la globalizzazione la fanno da padroni, sarebbe invece opportuno riscoprire le proprie radici. E il vino fa parte di questo bagaglio, della nostra storia, della cultura contadina del Monferrato.

Oggi vi parlerò dell’ Azienda Vitivinicola Botto Marco di Sala Monferrato

L'azienda è arrivata alla terza generazione. Iniziata da nonno “Vasin” (1898),proseguita da papà Pietro, oggi è Marco, insieme alla moglie Angela, a condurla con un grande rispetto per le tradizioni ed un occhio di riguardo alle moderne tecniche di vinificazione, indispensabili al fine di non vanificare il gran lavoro svolto nei 20 ettari di vigne sulle colline di Sala Monferrato. La caratteristica fondamentale per Marco deve essere il riconoscimento della tipicità dell’uva nel vino. Uso dei trattamenti ridotti al minimo ed impiegati solo al bisogno, vinificazione di sole uve sane al fine di ridurre l’uso dei solfiti ed utilizzo intelligente della tecnologia in cantina sono i parametri fondamenti importanti e da rispettare per l'azienda.

La prima cosa che colpisce di Marco è la simpatia e la tipicità del personaggio monferrino. La seconda è la voglia di fare, senza dare niente per scontato; e questo porterà sicuramente a novità di sicuro interesse. Di Marco la lungimiranza di affidarsi ad un collaboratore in funzione “commerciale” come Fabio di indubbio valore e sensibilità. La parola d' ordine è esprimere la territorialità e tipicità nei propri vini.

La gamma della cantina comprende , oltre ai vini recensiti di seguito, un ottimo Barba Carlin Grignolino del Monferrato Casalese , da quello che è diventato , giustamente, il vitigno che rappresenta al meglio il territorio. Tre Barbera del Monferrato, corposi e succosi: La Covata,  Bric dal But (selezione clonale particolare, di barbera) e Barberone, un barbera affinato in legno.

Durante la visita abbiamo assaggiato alcune “chicche”:

Lasala, vino spumante di qualità metodo classico brut: 80 % pinot nero, 20 % chardonnay. Annata 2013, permanenza 48 mesi sui lieviti. Siamo di fronte ad una tipologia di vino fino a poco tempo fa inconsueta per il territorio, che completa una gamma di vini di per se molto esauriente; la travolgente voglia di fare di Marco e la passione per le bolle ha sortito questo vino. Siamo di fronte ad un metodo classico importante, con predominanza pinot nero e 48 mesi sui lieviti; il naso è connotato dalla struttura del pinot nero, fine complesso e non “urlato” : note delicate di crosta di pane e nuances floreali di glicine. Bolla delicata, elegante e non aggressiva, ha ottima bevibilità. In retrolfattiva tornano le note importanti della sosta prolungata sui lieviti e un piacevole amarognolo. Dall' annata 2015 entrerà a far parte del melange di uve anche il pinot bianco. Non è un azzardo accompagnarlo alla “Bagna cauda”…..provatelo.

Vasin, vino bianco. Quale potrebbe essere la migliore espressione del territorio se non una varietà antica di vitigno aromatico che ricorda il moscato giallo, ed è ormai praticamente estinta? Localmente viene (veniva) chiamato “grec” o moscato “greco mandorlato” . Questa unicità fa sì che in degustazione nessuno penserebbe ad un vino bianco piemontese. L' uva viene lasciata surmaturare sulla pianta e vinificata in acciaio . Paglierino carico con riflessi dorati, colpisce per i profumi aromatici, connotati da frutta esotica, acacia e miele; tocchi di caramella limone e salvia . Ottimo corpo , finale piacevolmente amarognolo. Lo consiglierei a chi di solito beve gewurztraminer ; di sicuro non rimarrebbe deluso, anzi. Non ho la controprova ma lo “oserei” su un patè di fegato d' oca …

La Botta Monferrato chiaretto, nebbiolo 100 %. La grandezza del nebbiolo diventa piacevolezza e spensierata bevibilità... Troppo spesso ci hanno propinato dei rosè derivanti da uve obsolete o da giacenze di cantina; tanto che è ricorrente la frase “ non bevo rosè , non è ne carne né pesce...”. Consiglio di provare La Botta , magari durante il caldo estivo, fresca (non fredda) da frigo, accompagnata con cosa volete voi;  unico neo……finisce in fretta!!!! Il colore colpisce già mentre si versa nel bicchiere. Naso piacevolissimo di fruttini di bosco e lampone; un accenno di “vivacità” dona ancora più fivolezza al vino. Della serie non si vive di soli vini complessi e anche i rosati, se fatti bene, hanno un loro perchè….Vista la nuova DOC, aspettiamo con impazienza un nebbiolo vinificato in rosso …

Barberone 2015 da uve Barbera appassite in cassette per tre mesi; 12 mesi in acciaio, 1 anno in tonneau usato a cui è stata asportata la superficie di legno usata e tostata, 12 mesi in bottiglia. Qualcuno potrà storcere il naso di fronte all' idea di appassire il barbera ; ma il dato di fatto è che questo vitigno ha un' elavata acidità che riesce a dare struttura acida ad un prodotto che come alcool finale da sui 16 % . Siamo in completa assenza di zuccheri residui ; per gli addetti ai lavori tendiamo allo zero. Vino secco. Il naso lascia molto spazio al varietale con ciliegia sotto spirito in evidenza, liquirizia, ciliegia candita e sottobosco. In bocca non ci sono gli zuccheri residui che troviamo di solito in questi vini; bocca tesa, secca, senza fronzoli. Alla gustativa ciliegia e liquirizia tornano prepotentemente. Un progetto su cui lavorare . Degustatelo con un buon brasato (carni comunque lungamente cotte),selvaggina tipo cinghiale o con formaggi molto stagionati o erborinati.

Ma non possiamo svelarvi tutto………….Alla prossima.

Bravo Marco e bravo Fabio!!!

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