The power of travelling alone - Il potere di viaggiare da soli

La nuova puntata della nostra rubrica Monferrato International, a cura del Sacro Cuore International School

CASALE MONFERRATO

L'autore di questa nuova puntata di Monferrato International, la rubrica in lingua a cura del Sacro Cuore International School, è Joseph Ellard, 30 anni, monferrino di adozione, nelle sue vene scorre sangue italiano e inglese. È insegnante madrelingua di inglese alla Scuola Maria Ausiliatrice di Torino e da settembre tornerà nuovamente a ricoprire la carica di Presidente di AFS Intercultura Alessandria.

THE POWER OF TRAVELLING ALONE

I’ve been lucky enough to attend school on the 23rd floor of the Dai Nagoya building when I was 16 and travel between Italy and England countless times since the age of 5. All of this alone, thanks to my parents and also AFS Intercultura.

When we were still living in England, I use to spend some time with my grandparents in Italy. Since I was 5 years old my mother and father would bring me to Heathrow airport so I could fly as an unaccompanied minor to Italy. These little adventures instilled in me a love of travelling, exploring and a huge curiosity towards other cultures.

At the end of my 3rd year in high school I went to live in japan for several months, I was 16 and lived in another family on the side of the world, they had different routine, food, values, social rules, concept of beauty, right and wrong, education everything was different. I’m sure that if I was there with my parents it still would have been an incredible experience but being there alone as a teenager gives you the opportunity to solve problems by yourself, this means that you have to stop and think without counting on parents, it creates independence. At the beginning the problems are obviously linguistic. I remember very well my Japanese mother trying to tell me what she had put in my bento (lunchbox),she could not speak English and I could not speak Japanese. By the end of the experience I had gone through several phases in which I believed that your hosting country was better that my original country, or the opposite, or that I could love and hate both at the same time. Now I feel at home wherever I go.

At the age of 23 I chaperoned for AFS Intercultura 20 Italian students to South Africa for three months and witnessed through them how a few years before I behaved in a hosting culture. Whilst I was there, I even had to opportunity to live an incredible experience for a week living in a Xhosa tribe. There was no running water or electricity, no Facebook, Instagram, emails or mobile phones. Since I was consuming their food (ants and dried rice),I offered to work for them for that week, I was asked to take one of the donkeys and cart and count the cows in the valleys every day. Today I’m an English teacher and travel often, I’m happy and satisfied with my life, but that week will always have a special spot in my heart.

Most importantly travelling alone gives the opportunity to understand ideas, values and moral concepts of others that are sometimes extremely different from yours, even if you don’t share them, you are still able to understand them. The adult mind is often no longer capable of doing this since it is already full of ideas, opinions and often judgment.

My name is Joseph a Hebrew name meaning “May God give”, everyone calls me Joe, in Japan my name is ホセ府, my Xhosa mama named me Kgotso meaning “May god give Peace”. It doesn’t matter where you go, just go, travel, learn and then share. 

IL POTERE DI VIAGGIARE DA SOLI

Quando avevo 16 anni sono stato così fortunato da poter frequentare una scuola al 23º piano dell’edificio Dai Nagoya e di viaggiare tra l’Italia e l’Inghilterra per un numero imprecisato di volte fin dall’età di cinque anni. Tutto questo da solo, grazie miei genitori e anche a AFS Intercultura.

Quando vivevamo ancora in Inghilterra, ero solito passare del tempo con i miei nonni in Italia. Fin da quando ho compiuto i cinque anni mia madre e mio padre mi portavano a Heathrow, in modo che potessi volare come minore accompagnato fino in Italia. Queste piccole avventure mi hanno ispirato l’amore per il viaggio, l’esplorazione e un’enorme curiosità verso le altre culture.

Alla fine del mio terzo anno di liceo sono andato a vivere in Giappone per diversi mesi, avevo 16 anni e vivevo presso una famiglia dall’altra parte del mondo; avevano una routine diversa, ma anche cibo, valori, regole sociali, concetto di bellezza, quello che è giusto e quello che è sbagliato, l’educazione: tutto era differente. Sono sicuro che anche se ci fossero stati i miei genitori sarebbe comunque stata un’esperienza incredibile, ma essere là da solo, da adolescente, ti dà l’opportunità di risolvere i problemi da solo, e questo significa che devi fermarti e pensare senza poter contare sui genitori, crea indipendenza. All’inizio i problemi erano ovviamente di natura linguistica. Ricordo molto bene la mia madre giapponese che provava a dirmi cosa aveva messo nel mio bento (il pranzo al sacco),non parlava inglese e io non parlavo giapponese. Alla fine della mia esperienza avevo attraversato diverse fasi in cui pensavo che il Paese che mi ospitava era meglio del mio Paese di origine, o totalmente l’opposto, o che potevo amare e odiare entrambi allo stesso tempo. Adesso mi sento a casa dovunque mi trovi.

A 23 anni ho accompagnato per AFS Intercultura 20 studenti italiani in Sudafrica per tre mesi e sperimentato attraverso loro come pochi anni prima io mi ero comportato in un Paese che ti ospita dove la cultura è completamente diversa. Mentre ero là ho perfino avuto l’opportunità di vivere un’esperienza incredibile, vivendo per una settimana in una tribù Xhosa. Non c’era acqua corrente o elettricità, non c’erano Facebook, Instagram, e-mail o il cellulare. Poiché mangiavo il loro cibo (formiche e riso essiccato),mi ero offerto di lavorare per loro quella settimana, e mi era stato chiesto di prendere uno degli asini con un carretto e contare le mucche nelle valli ogni giorno. Oggi sono un insegnante di inglese, viaggio spesso, sono felice e soddisfatto con la mia vita, ma quella settimana avrà per sempre un posto speciale nel mio cuore.

Una delle cose più importanti di viaggiare da solo è avere l’opportunità di capire idee, valori e concetti morali di altri popoli che spesso sono estremamente differenti dai tuoi: anche se poi tu non li condividi, sei comunque capace di capirli ed analizzarli. La mente adulta spesso non è più capace di farlo, poiché è già piena di idee proprie, opinioni e spesso giudizi.

Il mio nome e Joseph, un nome ebraico che significa possa “Dio donare”, tutti mi chiamano Joe, il mio nome giapponese è ホセ府, la mia mamma Xhosa mi chiamava Kgotso che significava “Possa Dio dare la pace”. Non importa dove vai, basta andare, viaggiare, imparare e poi condividere con gli altri.

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