Beeing a Volunteer - Essere un volontario

Un ntervento davvero toccante per Monferrato International, scritto da James Ellard, 26 anni, residente a Rosignano e impegnato nel Terzo Settore

CASALE MONFERRATO

Questo mese abbiamo un intervento davvero toccante per Monferrato International, scritto da James Ellard, 26 anni, residente a Rosignano e impegnato nel Terzo Settore.

BEEING A VOLUNTEER

by James Ellard

Hello, My name is James Ellard, Im 26 years old and I’m one of Miss Dora’s twins.

In January 2017 I started working as an educator in the Third sector, in the beginning I didn’t know what I was getting myself into, but as time progressed I realised that it would be an experience that would totally change my life.

The Third Sector is where social work is managed and carried out, where, generally your pay is low, but personal satisfaction is high. It is where you help others with their many different types of problems, social, economical, physical or even mental problems etc... I was fortunate to be offered a job by one of the most famous projects MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati) – Unaccompanied Foreign MInors, which you use to hear about quite often on the News at the beginning of the migration era.

When I first started working there in Turin, I met the whole world in one room. The initial impact with these teeneagers 16 to 18 year olds is incredibile, you can see pure terror in their eyes, but you also see hope, juvenile hope. At that age and in their situation they only have one thing on their mind, their dream. They don’t even know what it is sometimes, but living with them, working with them you can see it, they wear it in full view… you can almost touch it… almost tangible. That sensation when you look them in the eyes, (at least for me it was like that). Each day I was with them in the Comunity (comunità) was an emotional adventure, great big crashing waves of emotion when a boy found out that all his relatives or his friends had died at home, to sheer joy when they found out that they had passed their Third year Middle School State exam. For many this would be their first and only accademic success, and they knew it. It showed the outside world they they are worth something!

Then, I had the opportunity to work in Albania as a volunteer in a ROM camp. There, life took on a different meaning and a different pace. When you enter a ROM camp the first thing that hits you is the smell. The stench of rubbish left to rot in the sun and the huge number of children playing around it. My first thought was that there were thousands of children, extremely dirty children! Slowly, living with them, working with them, understnding them, you come to realise that for them it is “normal” to consume things and throw things away… in the street.

As a volunteer you are there to help improve the local situation, remembering to respect their traditions and way of life. Therefore, it is part of your job to create and work on projects that change, for the better, certain areas of their life. When one of these projects gets accepted and takes off, and you start to see a difficult situation slowly improve- you realise that this is happening because of you. You have made a difference.

Why am I telling you this?

Because doing volunteer work gives you a very special feeling, a feeling that you won’t find in any publicity of any kind. It is obtained by living the experience, helping people less fortunate than yourself to change their situation. It brings you to the point of discovering certain aspects of yourself that you didn’t know you had. You find courage and strength and love for humanity.  

ESSERE UN VOLONTARIO

A gennaio 2017 ho iniziato a lavorare come educatore nel settore di pubblica utilità: all’inizio non avevo idea della situazione in cui mi stavo cacciando ma col passare del tempo ho realizzato che sarebbe stata un’esperienza che avrebbe completamente cambiato la mia vita.

Quello che in inglese chiamiamo Third Sector è dove si organizza e svolge il lavoro sociale, dove generalmente la tua paga è bassa ma la soddisfazione personale è molto alta. Dove tu aiuti gli altri ad affrontare i loro molti tipi di problemi, sociali, economici, fisici e anche mentali. Ho avuto la fortuna che mi venisse offerto un lavoro in uno dei progetti più famosi MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati) - Unaccompanied Foreign Minors, che generalmente si sente nominare abbastanza spesso nelle news all’inizio delle ondate di sbarchi.

Quando ho iniziato a lavorare da loro a Torino, ho letteralmente incontrato l’intero mondo in una sola stanza. L’impatto iniziale con questi ragazzi tra i sedici e i diciott’anni è incredibile, puoi vedere il terrore puro nei loro occhi ma allo stesso tempo puoi ritrovarci la speranza, speranza come solo un giovane può avere. A quell’età e nella loro situazione hanno una cosa sola in testa, il loro sogno. A volte non sanno nemmeno qual è questo sogno, ma vivendo con loro, lavorando con loro lo puoi vedere anche tu, è in bella vista… lo puoi quasi toccare… E’ quasi tangibile. Quella sensazione che ti prende quando li guardi negli occhi (almeno per me è così). Ogni volta che ero con loro nella comunità era un’avventura emozionale, Enormi onde di emozioni si abbattevano su di te quando un ragazzo scopriva che tutti i suoi parenti o i suoi amici a casa erano morti, o una grandissima gioia quando scoprivano che avevano passato i loro esami di Terza Media. Per molti questo sarebbe stato il loro primo e unico successo accademico, e lo sapevano. Però dimostrava al mondo là fuori che loro valevano qualcosa!

Successivamente ho avuto l’opportunità di lavorare in Albania come volontario in un campo ROM. Là la vita ha assunto un significato e un ritmo diverso. Quando si entra in un campo ROM la prima cosa che ti colpisce è l’odore. Il fetore di spazzatura lasciata a marcire al sole e l’enorme numero di bambini che ci giocano intorno. A prima vista ho pensato che ci fossero migliaia di bambini, bambini estremamente sporchi. Lentamente, vivendo con loro, lavorando con loro, capendoli, arrivi a realizzare che per loro è normale usare le cose e buttarle… in mezzo alla strada. Come volontario ti trovi là per aiutarli a migliorare la situazione locale, ricordando bene di rispettare le loro tradizioni e il loro modo di vivere. Perciò fa parte del tuo lavoro creare e lavorare su progetti che cambiano, per il meglio, solo certe parti della loro vita. Quando uno dei progetti e viene accettato e inizia, e tu cominci a vedere che una situazione difficile lentamente migliora, realizzi che questo sta succedendo grazie a te. Tu hai fatto la differenza.

Perché sto dicendo questo?

Perché fare volontariato regala una sensazione speciale, una sensazione che non troverai in nessuna notorietà di nessun tipo. È ottenuta solo vivendo direttamente l’esperienza, aiutando persone meno fortunate di te a cambiare la loro situazione. E in fondo ti porta anche al punto di scoprire certi aspetti di te stesso che non sapevi nemmeno di avere. Trovi coraggio, forza e amore per l’umanità.

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