'Verremo rapiti insieme con loro sulle nubi': incontro con don Franco Manzi

Martedì 3 dicembre, alle 21, in Sala Cavalla presso il Seminario Vescovile

CASALE MONFERRATO

Verremo rapiti insieme con loro sulle nubiImmaginario apocalittico ed attesa operosa del Risorto nella prima lettera ai Tessalonicesi. Questo è il terzo argomento del percorso annuale dedicato ai temi dell’Apocalittica che il professor Don Franco Manzi tratterà martedì 3 dicembre, alle ore 21, in Sala Cavalla presso il Seminario Vescovile.

Tessalonica, l’odierna Salonicco, ora seconda città della Grecia ed importante nodo stradale e commerciale, era la capitale della Macedonia e San Paolo ricordava con piacere l’accoglienza fraterna che gli avevano riservato i pagani, ma con amarezza la dura reazione degli Ebrei che avevano contro di lui ordito una sommossa popolare costringendolo alla fuga (Atti 17,1-10).

Così Paolo scrive alla comunità attraverso il discepolo Timoteo.

E’ l’anno 51 e questo è il primo scritto paolino a noi giunto e quasi certamente il primo testo (cronologicamente parlando) del Nuovo Testamento. In questo lettera, oltre all’amore fraterno e al mistero pasquale, si parla della parusia e del ritorno finale di Cristo.

Lo scenario che San Paolo tratteggia è già modulato sul linguaggio apocalittico a quel tempo dominante che ricorreva ad immagini, metafore e simboli. I Tessalonicesi erano convinti che quel evento fosse imminente e si domandavano che cosa succedesse in quell’ istante supremo.

L’Apostolo cerca di rispondere con una rappresentazione simbolica il passaggio del tempo all’eterno, dello spazio terreno all’infinito di Dio. La lettera vuole confortare i cristiani perseguitati dai giudei e dai pagani, ma Paolo non ha potuto liberarsi dagli schematismi che gli venivano dall’apocalittica giudaica. Il tema della parusia sembra mettere in discussione la sua predicazione, ma prima di affermare che egli si sia in ciò ingannato bisogna distinguere l’errore dalla falsa formulazione della verità. Quando Paolo parla della parusia e del giudizio riferisce di un insegnamento di Gesù, quando scende a precisare la data e le modalità da un’interpretazione personale che può essere soggettiva e fallibile.

Gesù ne ha riconosciuto la relatività quando ha affermato di ignorare il giorno e l’ora della fine di Gerusalemme.

Lo schema, dunque, è il veicolo, e non fa parte della verità rivelata.

Con il prosieguo della sua vita l’apostolo comprese che egli poteva morire prima della venuta gloriosa del Signore.

Don Franco Manzi, nato a Milano nel 1966, è dottore in Scienze bibliche di Roma ed ha studiato presso l’Ėcole Biblique di Gerusalemme.

Specialista in Mariologia al Marianum di Roma, insegna al Seminario di Venegono Nuovo Testamento e Lingua ebraica ed è professore incaricato di Antico Testamento alla Facoltà Teologica ed all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano ed alla Facoltà teologica di Lugano.

Ha pubblicato una cinquantina di libri e collabora attivamente a numerose riviste. 

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