'Una storia lunga un'Eternit'

Presentata sabato scorso, nell'ambito di 'Un cappuccino tra le righe', il libro della giornalista casalese Giulia Di Leo

CASALE MONFERRATO

Si è svolta sabato scorso, 11 luglio, nell’ambito di 'EsCo, EState a COrte', la rassegna estiva di eventi musicali, teatrali e culturali a cura degli Assessori Gigliola Fracchia e Emanuele Capra, la presentazione del libro della giovane giornalista casalese Giulia Di Leo, 'Una storia lunga un’Eternit'.

Storia di un profitto sanguinario e nocività sociale del capitalismo più bieco, quella del primo procedimento penale per disastro ambientale in Europa, contro Stephan Schmidheiny e Jean-Louis Marie de Cartier de Marchienne, il miliardario svizzero e il barone belga, ex dirigenti della multinazionale elvetico-belga specializzata nelle lavorazioni con l’amianto, Eternit.

Entrambi accusati per i reati di disastro ambientale e doloso e omissione volontaria di cautele, in relazione alle vicende dei 4 stabilimenti che Eternit aveva in Italia, e condannati dal Tribunale di Torino, il 13 febbraio 2012, a sedici anni.

Il 3 giugno 2013 era arrivata la condanna in appello a diciotto anni per Schmidheiny, rimasto l'unico imputato del processo dopo la morte Jean-Louis de Cartier de Marchienne, condannato in primo grado.

Ma non solo i vent’anni richiesti dal procuratore Raffaele Guariniello al termine della requisitoria finale del Processo Eternit, non vengono confermati, ma con una sentenza shock, il reato viene prescritto. 

Non ci sono colpevoli per una contaminazione ambientale gravissima e per le migliaia di morti causate dalle patologie legate all'esposizione all'amianto. E così cadono anche le richieste di risarcimento per circa 90 milioni di euro accolte in appello. Il libro vuole essere un approfondimento di ricerca e un perseguire la verità sulla vicenda che ha causato moltissime vittime, 1.800 soltanto a Casale Monferrato, dove si contano circa 50 nuove diagnosi ogni anno, colpite dalla patologia più grave per il contatto con l’amianto, la più aggressiva sostanza cancerogena del ‘900, il mesotelioma.

Se respirate, le polveri d’asbesto (altra denominazione chimica dell’amianto, dal greco amiantos: incorruttibile) possono provocare malattie irreversibili e tumori all’apparato respiratorio. Le conseguenze possono manifestarsi anche a distanza di 30-40 anni dalla esposizione. Soltanto oggi, dunque, sta emergendo il numero reale dei lavoratori contaminati direttamente nel corso degli anni ’60 e ’70, o degli abitanti di zone limitrofe alle fabbriche che producevano questa sostanza. Messo fuori legge soltanto nel 1992, in Italia l’amianto è stato impiegato fino a tutti gli anni ’80 per produrre un composto miscelato al cemento, brevettato nel 1901 dall’austriaco Ludwig Haatschek, e denominato commercialmente Eternit, dal latino aeternitas. Utilizzato per coibentare edifici, tetti, navi, treni, impiegato nell’edilizia e come componente ignifuga in tute, vernici, parti meccaniche delle auto e altro, l’Eternit è ancora oggi presente.

Oltre ad aver contaminato l’ambiente ha devastato la vita dei lavoratori di Casale Monferrato, in Piemonte, oltre che di Rubiera,(Reggio Emilia) e Bagnoli, (Napoli).

Il 24 gennaio 2020 è stata accolta la richiesta della Procura e Stephan Schmidheiny torna a processo, con l’accusa di omicidio volontario.

La prima udienza si svolgerà in Corte d’Assise a Novara il 27 novembre 2020.

Giulia Di Leo, classe 1995, si laurea in Lettere moderne profilo critico-editoriale. Termina, a gennaio 2020, la scuola di giornalismo all’Università Cattolica di Milano. Appassionata di musica e cantautorato, pop, indie e trap di cui non riesce a farne a meno, è giornalista. Attualmente collabora con la Stampa.

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