Turino sul caso della bimba di Mirabello: 'Un atto di inciviltà'

Il noto giornalista interviene sulla vicenda che sta facendo discutere l'Italia

CASALE MONFERRATO

Dal noto giornalista e scrittore Gianni Turino riceviamo e pubblichiamo integralmente questo intervento sul discusso caso dei genitori di Mirabello, a cui è stata tolta la bambina: “Il caso degli sventurati coniugi Deambrosis di Mirabello – scrive Turino –, a cui il giudice ha tolto con sentenza d’appello la bambina rimasta, dopo il parto, nella casa dei genitori per ben… quindici giorni, sufficienti a psicologi e servizi sociali per stabilirne, con parolone d’uopo, l’“incapacità genitoriale” (sic, sic, trisic!!!) e “sono troppo vecchi” è tornato all’onore (si fa per dire) della cronaca a commenti diversi”.

“A noi pare che togliere la bambina ai genitori che l’hanno cercata, voluta, concepita, accudita, per quel lampo che è stata con loro, con amore, accampando valutazioni – più o meno arzigogolate – di carenza affettiva, di irresponsabilità “genitoriale”, tirando in ballo l’anagrafe (il padre è stato anche incolpato di “sudditanza alla moglie” – come se questo non fosse pacifico, da Eva in poi, per tutti i mariti…) sia un atto di inciviltà; degno unicamente di uno stato etico, cioè arbitro indiscutibile ed assoluto del bene e del male; una follia, una aberrazione non solo del cristianesimo (per cui il raggiungimento della personale felicità è il fine assegnato da Dio all'essere umano),ma di una elementare concezione di democrazia”.

“A proposito di maternità senili, gazzette e Tivu, riviste di gossip e no dedicano in questi giorni entusiastiche copertine su copertine a quella in itinere di due personaggi dello spettacolo (per uno dei due in realtà è una paternità). Ambedue in età avanzata – ma a nessuno, sociologi in testa, passa per l’anticamera del cervello di dire : sono troppo vecchi”- . Ma ci mancherebbe!!!...; ambedue sono personaggi noti; soprattutto la mamma, un tempo nota come miss “balcone” (per qualcuno, addirittura “veranda”): Carmen Russo”.

“L’augurio che nasce dal cuore, per loro come per tutti quelli che sono nella stessa condizione, è che la “cosa” proceda per il meglio e che la vita possa essergli coronata dalla gioia più grande: quella di dare continuità alla propria esistenza; che non cessa con la scomparsa fisica, ma con l’oblio. Tanto che qualcuno ci ricorda ( ricordare – cor cordis – non attiene alla memoria – mens mentis – ma al cuore),fin quando qualcuno ci incardina nel cuore, siamo”.

“Anche altri casi, di personaggi meno celebri, sono stati illustrati in queste ultime settimane alla tivu; fra cui quella di un signora che ha avuto la gioia della maternità a sessantatrè anni. La signora ha ricordato come in certe circostanze della vita, sentirsi circondati da comprensione e solidarietà permetta di affrontare con serenità momenti difficili e la serenità è il fattore principale che aiuta a superarli”.

“La difficoltà , a sessantatré anni, della mia maternità – ha detto la signora – è stata alleviata da una gara di affettuosa solidarietà e partecipazione che ha coinvolto tutta la comunità del mio paese..; contrariamente – ha aggiunto con un velo tristezza – a quello che è successo ai Deambrosis”…)”. “Parole, queste ultime, nella loro lampante sincerità, agghiaccianti…(anche se i Deambrosis, presenti in studio, hanno attenuato dicendo: “Molti ci hanno espresso solidarietà”).

“Nelle settimane successive alla sentenza, preceduta da un mio scritto che auspicava il ritorno della bimba ai genitori, molti, con telefonate, e mail, di persona, mi hanno manifestano il loro sgomento per la sentenza; e soprattutto il loro disagio per l’assordante silenzio della comunità, Mirabello, in cui vivono mamma e papà Deambrosis (Sembra quasi che questo silenzio significhi sotterranea soddisfazione; la soddisfazione di chi gioisce , non perché il suo raccolto è andato bene, ma perché è andato male quello del vicino…)”.

“Ora io capisco, anche se non condivido, come sotto al moggio di qualsiasi realtà sociale ed umana- specialmente se “piccola”- possa allignare la fiaccola di inspiegabili, profonde antipatie. In un’epoca che, alla riservatezza , privilegia le pacche sulle spalle ed il pettegolezzo, probabilmente Gabriella e Luigi Deambrosis sono antipatici a quasi tutti i compaesani. Questo però non dovrebbe determinarne i giudizi! Che in ogni caso vanno espressi, altrimenti si corre il rischio di apparire condizionati, per ogni cosa, da rancori inestricabili e perciò acritici (per cui anche la Sofia Loren dei bei tempi, è una racchia, o la Fornarina di Raffaello, uno scarabocchio…)”.

“Ora io spero che l’assordante silenzio di Mirabello si rompa e la sua comunità manifesti il pensiero; anche se affermasse, non l’auspicabile solidarietà ma che per i suoi due concittadini sarebbe necessario ripristinare la colonna infame. In ogni caso, si abbia la dignità di esprimersi….Per questo mi rivolgo a chi la Comunità rappresenta, cioè al suo primo cittadino. Il quale non può ignorare che le incombenze del suo alto Ufficio non si esauriscono con tagli di nastri ed inaugurazioni di feste, ma comportano anche assunzione pubblica di responsabilità; non parlando in politichese, cioè raccontando la rava e la fava ed in pratica dicendo nulla, ma con parole precise ed inequivocabili”.

“Ha detto – duemila anni fa – uno molto importante: “Sia il vostro dire “sì, no. Signor Sindaco , dica, non qualcosa!...ma un “si” od un “ no”…”

Gianni Turino
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