Turino: 'Quando si ballava lo spirù...'

Un nuovo 'amarcord' del noto giornalista e scrittore monferrino

CASALE MONFERRATO

“Se vuoi ballar lo spirù/ piega con me le ginocchia anche tu…” Subito dopo la guerra, nelle sere d’estate (dai campi scendeva il profumo del grano appena mietuto e il buio era un bagliore di lucciole che si accendevano e spegnevano fra il cricchio dei grilli; sul cielo pieno di stelle appena scalfite dal vapore delle ciminiere, si inseguivano brandelli di nuvole bianche) si faceva “arena”, cioè ballo, nel cortile; si metteva su una sedia un giradischi a cassetta, ogni tre canzoni si cambiava la puntina e si ricaricava la molla… e si ballava….

Straordinario lo spirù; donne e uomini, ma anche noi ragazzini e ragazzine, uno di fronte all’altra, mani sui fianchi, su e giù con le ginocchia con movimenti che, adolescenti, ritrovammo nella conturbante Abbe Lane, la regina del cha cha cha.

Il bello, ed il buono, era il momento in cui, con le ginocchia ad angolo retto, ci si doveva battere reciprocamente le spalle. Era un niente sbagliare mira, la qualcosa non dispiaceva né al cavaliere né alla dama. Non era raro che ragazzini e ragazzine, eccedendo nel piegamento delle ginocchia, rotolassero a terra dilungandosi anche, avvinghiati, nella malia di qualche rabatola, interrotta dalla sberla di una nonna.“Per danzar lo spirù/ piega con me le ginocchia anche tu/ un po’ su, un po’ giù/ 
vedrai come è bello ballare lo spirù/ fianco a te, fianco a me/ batti le spalle e sorridi con me/  su danziam lo spirù/e dopo forse ci amerem di più/ …”

E, sul cielo, le stelle stavano a guardare…  

Gianni Turino
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