Sala Consiliare gremita per l’incontro sul 'Bene Comune'

Ampia partecipazione all'incontro con Mariella Carlotti organizzato dal Centro Culturale Alberto Gai

CASALE MONFERRATO

Posti a sedere esauriti e pubblico anche in piedi in Sala Consiliare per l’incontro “Il Bene comune. Dall’arte una lezione sulla politica” organizzato dal Centro culturale Alberto Gai in collaborazione col Comune di Casale la sera del 7 febbraio. Introdotti dal Presidente del Consiglio comunale Fiorenzo Pivetta, i relatori hanno sviscerato il tema.

Il sindaco Federico Riboldi ha sottolineato che, secondo le statistiche, «la maggior parte dei cittadini e in particolare dei giovani ritiene che la classe dirigente non faccia abbastanza per salvaguardare il bene comune. Per evitare che ne derivi una disaffezione nei confronti dell’amministrazione della cosa pubblica bisogna rilanciare un nuovo umanesimo della politica».

L’intervento di Mariella Carlotti, preside e curatrice di numerose mostre, partendo dalla storia medievale di Siena e dagli affreschi del Palazzo Pubblico che si affaccia su piazza del Campo, ha messo in luce come l’arte lì sia riuscita a esprimere un concetto di bene comune senza eguali. In particolare, gli affreschi che abbelliscono la Sala del Governo dei Nove, che guidò Siena tra il Duecento e il Trecento, svelano, sviluppandosi su tre pareti, le caratteristiche del Buon Governo, del Mal Governo e i relativi effetti sulla città e sulle campagne circostanti. La lettura degli affreschi parte da un’allegoria della Giustizia, dipinta in vesti regali, non autoreferenziale perché guarda alla soprastante citazione dal libro della Sapienza «Amate la giustizia voi che governate la terra».

Ed è proprio la figura allegorica che rappresenta la Sapienza di Dio a tenere in mano la bilancia della giustizia da cui scendono due corde che si annodano nella rappresentazione della Concordia, raffigurata con una pialla in grembo: per andare d’accordo occorre smussare gli spigoli e le asperità. Tra le virtù raffigurate, la Carità è indicata come quella propria di chi fa politica. E quali sono gli effetti del Bene comune? La bellezza (da notare che la città dipinta non è un luogo utopico, sono riconoscibili gli edifici della Siena reale, dove la bellezza era considerata fondamentale per il buon vivere comune); la crescita (ci sono i muratori che continuano a costruire); il lavoro (tutti sono operosi e c’è un proficuo interscambio fra città e campagna); le famiglie nascono (si vede la scena di un corteo nuziale); la sicurezza (si può vivere senza paura).

Sulla parete opposta, quella del Mal Governo, la Giustizia è legata, spogliata e piange. Non c’è concordia, ma ognuno tira la corda nel proprio verso e un tiranno, cioè chi cerca il bene proprio e non quello di tutti, è al governo. Nessuno entra in questa città e ne escono solo soldati che tutto incendiano e devastano, le campagne sono il regno del buio e della paura. Le scene di violenza dominano. Mariella Carlotti fa notare come il nome originale degli affreschi fosse il Bene Comune e il Bene Proprio, tradotti nel Settecento, in pieno Illuminismo, in Buon Governo e Mal Governo. Le due definizioni tradiscono una diversa idea di politica: nella prima sono coinvolti i cittadini, nella seconda la parte importante la fanno gli “illuminati” che governano. Ma se vogliamo tornare a una riflessione condivisa sul bene comune sta a ognuno di noi «ogni mattina decidere quale delle due pareti vogliamo affrescare con la nostra vita».

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