Romano Vizia e quel gol ad Abbiategrasso che fece sognare Casale

Gianni Turino ricorda il bomber nerostellato degli anni '50, scomparso una settimana fa

CASALE MONFERRATO

Leggo, al ritorno da un “soggiorno” ospitaliero, della morte di Romano Vizia e di colpo mi ritrovo, mano nella mano con mio Papà, schiacciato contro la rete metallica che delimitava , e delimita, le gradinate del Natal Palli dal campo di gioco.

Allora il Palli era solo un campo di fulbal molto grande che copriva anche lo spazio, poi rubato dall’inutile ed irregolare pista di atletica.

Era la prima domenica dopo l’Epifania del 1953; una Befana che, come al solito, mi aveva regalato un maglione, sferruzzato, con  pungentissima lana di recupero,  dalla nonna, un cappellino con visiera e paraorecchi foderato con pelle di coniglio, due arance e una manciata di castagne secche, che – come diceva mio nonno – rendono perché, prima di poterle masticare, le devi tenere un bel po’  in bocca…”, e, grande lusso, un pacchettino,piccolo piccolo, di caramelle Baratti.

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Era una splendida giornata di sole conil cielo azzurro e quasi trasparente, solcato qua e là da brandelli di nuvole bianche che si rincorrevano come scolaretti nei momenti della ricreazione.

Sottile,  alle spalle delle gradinate, il fumo della cementeria Gabba i cui ballatoi  esterni erano gremiti di operai , che  , un’ orecchia al brontolare del forno, scrutavano il campo da gioco; molti seguivano appollaiati sul muretto di recinzione verso la collina di Sant’Anna.

Gli spettatori sulle gradinate erano sardine in scatola; se qualcuno si fosse sentito male non sarebbe caduto: mancava lo spazio.

Dalle tribune di legno, in ombra dall’altra parte del campo,  ( “…Là, – diceva mio Papà – vanno quelli con il portafoglio ad armonica…”) giungeva, come un tam tam lontano, lo scalpiccio dei piedi che cercavano di lottare contro il freddo pungente

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La partita che stava per cominciare era di cartello; dopo tanto tempo quell’anno il Casale lottava per le prime posizioni e l’avversaria del giorno – la Vigor Abbiategrasso ( Io speravo, allora alle medie si stufiava il latino – che qualcuno mi chiedesse il significato di di Vigor; ma nessuno me lo chiese...) – la affiancava o la sopravanzava di un punto.

Azzurri contro neri, scambio di gagliardetti, scatola di krumiri all’arbitro (quella prevista per il capitan o avversario, la sequestrava Dusio (“Non devono mangiare, devono correre”),fischio d’inizio e tifo da corrida.

Sulla destra a ridosso della rete metallica , il Casale giocava verso il canale, scalpitava  un giovane dal fisico possente. “ E’ Vizia – spiega mio zio Enzo a mio Papà – viene da un paese della piana…è una scoperta di Borghini…pare sia costato quasi trecento mila lire…”

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“URCA! – esclamò mio Papà quasi ingavassandosi dall’emozione provocata dalle trecentomila lire, (che lui, operaio alla Marchino, non guadagnava in un anno).

Grande pressione degli azzurri, poi, su un lungo rinvio del portiere, che mi pare fosse il Bepi Rossi, palla a centro campo a Gambino.

Gambino proveniva dal Torino post Superga; aveva un dribbling stretto straordinario ( “Se avesse il tiro – si diceva – sarebbe finito in Nazionale…”).

Scartò cinque avversari come birilli, finse un lancio sulla sinistra, ma invece lanciò a destra su Vizia; che partì. la testa raccolta sulle spalle come un torello nell’arena,  verso l’area della Vigor invano trattenuto per la maglia da un avversario; dal vertice destro dell’area partì un siluro che
gonfiò la rete avversaria mentre il Natal Palli letteralmente esplodeva e i giocatori facevano la muggia sul goleador steso a terra. 

Il gol di Vizia portò il Casale in testa alla classifica e uscendo dal campo, con ancora i tifosi che scandivano il suo nome,  mio Papà commenteva: ”Tutto sommato, sono state trecentomila lire spese bene…”

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Allora io avevo dodici anni.

Vizia tornò con i nero stellati  anni dopo; in seguito i casi della vita ci portarono ad essere amici  che si sfidavano quando,  ogni morte di vescovo,  si incontravano davanti a grandiose rappresentazioni di panissa e parlavano di quel gol  che aveva fatto impazzire  e sognare Casale, mentre sul cielo azzurro si inseguivano brandelli di nuvole bianche e la fornace di
Gabba sputava dalle ciminiere polvere di cemento.

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