Origini remote degli Aleramici

Un nuovo articolo della rubrica storica Patria Montisferrati, firmato da Manfredi Lanza, che chiarisce la provenienza di questa dinastia

CASALE MONFERRATO

(Nella cartina a sinistra: La popolazione dei Franchi Sali in verde, quella dei Franchi Ripuari in arancione)

Sulle origini remote degli Aleramici, molto di assolutamente inattendibile si è affermato, suggerito o immaginato nei secoli passati, ma anche più recentemente. Quanto alla loro provenienza extraitalica, gli Aleramici non erano né sassoni, né francesi.

L’atto di fondazione o rifondazione dell’abbazia di Grazzano del 961 indica in un conte Guglielmo il padre del celebre marchese Aleramo. Un diploma veronese di re Rodolfo del 924 annoverava tra i testimoni un conte Guglielmo, che si reputa poter essere stato proprio il padre di Aleramo. Diversi atti dei secoli dal X al XIII, a partire dalla fondazione di Grazzano suddetta, specificano che gli Aleramici vivevano secondo la Legge Salica, promulgata dal re Clodoveo I nel 503: erano pertanto dei franchi salii. Ciò è confermato dalle successioni ereditarie, ad esempio quella del marchese Bonifacio del Vasto poco dopo il 1125, che escludono le femmine, ma distribuiscono pariteticamente tra i maschi il patrimonio fondiario.

La Francia corrisponde grossomodo alla Gallia dei latini, una terra celtica. Nel medioevo ha poi preso il nome dai franchi, un popolo germanico che l’ha conquistata, conservandone il dominio; così come la Lombardia ha preso il nome dai longobardi, altro popolo germanico. Gli occupanti germani, in Francia come in Italia, hanno costituito la classe sociale dominante, ma, demograficamente, hanno rappresentato minoranze rispetto alle popolazioni già radicate o endemiche, delle quali hanno adottato man mano le lingue e la religione.

I franchi salii, col collassare del dominio romano a decorrere dalla metà del quinto secolo, avevano occupato e dominato, in territorio che oggi possiamo definire fiammingo e nell’odierna Francia del nord, l’area di Kambrijk (Cambrai) e Tournai (Doornijk),giungendo fino al corso della Somme. 

Provenivano in origine dall’area bagnata dal fiume Ijssel (in latino: Isala),nel cuore dell’odierna Olanda. L’idrografia e la stessa geografia olandese sono mutate nel tempo. Secondo Internet, il fiume, lungo in totale di 125 km. e proveniente da est, costeggerebbe Arnhem, attraverserebbe Doesburg, Zutphen, Deventer, toccherebbe Zwolle e attraverserebbe Kampen, sfociando nel Zuiderzee o Ijsselmeer, vasto braccio di mare ad est di Amsterdam, di Alkmaar e della Frisia occidentale, chiuso nel 1927 dalla diga detta Afsluitdijk e, in parte, prosciugato. Individuo, a nord del Gelderland e precisamente di Deventer, un territorio denominato Salland (= terra dell’Isala, o dei Salii). Sotto Rotterdam, tuttavia, una zona tra corsi di fiumi poco prima della foce oggi ufficiale del Reno nel Mare del Nord è detta Ijsselmonde (= bocca dell’Ijssel) ed è da credere sia stata pertanto considerata foce dell’Ijssel in tempi storici.

Linguisticamente, «salico» vale «dell’Isala» o «Sala», cioè «dell’Ijssel».

 

Aleramo, dapprima qualificato nella documentazione quale conte (933, 935, 945, 948) è stato promosso marchese da re Berengario II d’Italia, presumibilmente nel 950 o 951. La marca da lui gestita quale pubblico funzionario, studiata in particolare da C. Desimoni negli anni tra il 1866 e il 1869, comprendeva tre comitati e si estendeva dal Vercellese al Mar Ligure (Savona) attraverso Acqui Terme. Il padre Guglielmo era forse stato conte di «Torre» o Torresana, nell’attuale Basso Monferrato. Allo stato della documentazione disponibile, è impossibile risalire genealogicamente con certezza oltre il padre del marchese e, in particolare, stabilire quando gli antenati di Aleramo siano giunti in Piemonte, dalle Fiandre o dal Nord della Francia, tra il VI e il IX secolo. Non è impossibile che già in Francia, con l’espandersi e l’evolversi del regno, abbiano potuto trasmigrare in altre aree, magari in Lorena, dove un Auteramo – franco, ma che nulla ha a che vedere con il nostro personaggio – sposa nell’823 un’Adelburga assegnandole in dote terre del Vercellese. Tra l’844 e l’876 questo Auteramo è conte di Cittanova di Modena.

In Piemonte, gli Aleramici possono essere venuti con gli eserciti nell’VIII secolo: di Pipino il Breve nel 754, di Carlo Magno nel 773, 774 e 775. In un inno di anonimo panegirista di re Berengario I si fa menzione di una serie di signori venuti dalla Francia con scorte di armati in soccorso di Guido di Spoleto nell’888 o 889, tra i quali un conte Guglielmo. Taluni hanno creduto di poter ravvisare in costui un antenato del nostro, ma l’omonimia con il padre e la coincidenza del titolo comitale non sono elementi sufficienti per suffragare una simile ipotesi, essendo il nome «Guglielmo» dei più diffusi all’epoca. Un primo presunto documento del 907 di prefondazione dell’abbazia di Grazzano, falso o interpolato, attribuirebbe l’iniziativa a un conte Guglielmo, figlio di un Guido, e alla moglie contessa Aychisa, Aycha o Aicha, figlia di un re Enrico. In queste due pezze documentali, a parte le interpolazioni, potremmo avere traccia dei primi ascendenti diretti di Aleramo. Una traccia, tuttavia, labile e alquanto incerta nei contenuti.

Può dispiacere di non poter essere più precisi e più certi riguardo a questi antecessori e all’orizzonte genealogico. Tuttavia va fatto tesoro del solo elemento incontrovertibile di cui disponiamo: gli Aleramici erano dei franchi salii e provenivano, attraverso l’area fiamminga oggi di confine tra Francia e Belgio, dal bacino oggi olandese dell’Ijssel. Sfumare queste sole certezze ignorandole oppure fantasticando a partire da assonanze topografiche anacronistiche con riferimento a titoli di dominio quali quello del Monferrato, è un errore dal quale occorre guardarsi.

Che ci possano essere dei Monferrato o Montferrat nella Francia meridionale nulla ci dice riguardo alle origini degli Aleramici. Anzitutto si tenga presente che i primi marchesi aleramici «di Monferrato» sono solo Guglielmo IV e Ranieri a fine XI e inizio XII secolo e che i Monferrato sono un troncone cadetto della compagine famigliare. Aleramo, lui, era bensì marchese, ma non affatto marchese di Monferrato. Insomma, il titolo marchionale riguarda solo il troncone cadetto e compare a oltre cent’anni dalla scomparsa del capostipite. Non è un titolo «originario», nel senso che nessuno degli Aleramici delle prime generazioni ne è insignito nella documentazione.

D’altra parte «Monferrato», come molti toponimi, è in origine un nome comune, un’espressione che semplicemente significa: monte o altura attrezzata per la difesa militare. Sulla costa un tempo ligure e appartenente al Ducato di Savoia, poi al Regno sardo e oggi francese, un noto promontorio in mare adiacente a Villefranche-sur-mer è denominato Cap-Ferrat con probabile analogo significato originario. La pluralità di loci toponomicamente definiti quali «ferrati» nel medioevo (va da sé che recisamente refutiamo le etimologie cervellotiche che sono state proposte da «farro» o quant’altro) non ha a che vedere con la dislocazione sui territori delle famiglie. 

Ricerca in corso...