'Nato il 7 ottobre': buon compleanno, Gianni!

Il racconto di una nascita avvenuta nel 1940, nel primo anno di guerra. E un tre a scuola si trasformò in un bell'otto!

CASALE MONFERRATO

CON QUALCHE RIGA BARBOSA, QUI CERCO DÌ SPIEGARE PERCHE’OGGI E’ IL MIO COMPLEANNO

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IL 7 OTTOBRE DEL 1940 ALLE CINQUE DEL MATTINO AL ROTONDINO, RIDENTE LOCALITA’DEL QUARTIERE RONZONE DI CASALE, LUOGO SPLENDIDO PER LE SUE CIMINIERE CHE FUMANO E FANNO TANTO MADAMA BUTTERFLY E SOPRATTUTTO ARRICCHISCONO BOCCHE E POLMONI DI POLVERE DI CEMENTO E DI AMIANTO, NACQUE UNA SPLEDIDA BAMBINA A CUI FU DATO NOME GRAZIELLA. NON ERO IO.

ANCH'IO NACQUI IL 7 OTTOBRE 1940 AL ROTONDINO ALLE CINQUE DEL MATTINO; MA DALL'ALTRA PARTE DELLA STRADA, TANTO E’ VERO CHE MI CHIAMARONO GIOVANNI.

Ho imitato, alla buona (affidandomi alla memoria) e chissà con quanti marroni, l’incipit che fa della sua vita un grande scrittore a cui chiedo venia per l’ardire e per la forma.

Mi chiamarono Giovanni che era il nome del mio nonno paterno; come secondo nome, quello del nonno materno, il nonno Centin, CRESCENTINO “Se nasceva dieci minuti prima, si chiamava Fontaneto…”, commentò l’ufficiale dell’anagrafe Evasio Morano detto – per la sua stazza oltre i due metri, MURANON; portava scarpe di numero cinquantadue…ed aveva le mani che, se ti dava una sberla, dovevi rifare tutti i documenti; ma era buono come un pezzo di pane e nella sua vita non ha mai toccato nessuno; nemmeno una formica o una mosca).

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Per spiegare come mai io sono nato il 7 ottobre e non il 28 agosto o il 15 novembre, è necessario fare, come nei romanzi dell’800, un passo indietro.

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Nel novembre del 1939 le armate della Germania travolgevano ogni cosa e sembrava che la guerra fosse una questione di pochi mesi.

A Roma, Mussolini cavaliere Benito, fu preso dalla tremarella perché temeva di non fare a tempo a sedersi al tavolo dei vincitori, e cominciò a far preparare l’intervento in guerra.

L’Italia doveva annientare Francia, Gran Bretania (l’odiata Albione),Unione Sovietica, Stati Uniti, Canadà, eccetera eccetera, ma per far questo le mancava l’elemento essenziale: i muli.

Mio padre aveva fatto il servizio militare come artigliere alpino contribuendo anche alla conquista dell’impero al canto di”Faccetta nera bell’abissina, aspetta e spera…”; con i muli l’artiglieria alpina era di casa: e perciò fu richiamato con l’obiettivo di setacciare l’Italia sequestrando, previa ricevuta, il nobile animale, testardo, ma grande ed indefesso lavoratore.

Il 5 di gennaio, proveniente da Cuneo, il convoglio su cui era stipato il reparto di mio padre, fece tappa a Casale; e venne acquartierato nelle caserme dell’attuale via Piave.

Il giorno dopo, festa della Befana, il suo capitano gli disse “Tu sei di Casale, io non posso darti il permesso ma ti coprirò al contrappello del pomeriggio, corri a casa ma stassera, anche se ti tagliassero il collo all nove devi essere qui…”

Mio padre ringraziò con gli occhi e, filando come una lepre, in un attimo fu al Rotondino fra le braccia della sua sposa.

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Anni dopo la prof. ci diede il seguente tema in classe “Prova ad immaginare come trascorsero i vostri genitori. il giorno prima che papà partisse per la guerra, Riga a metà foglio protocollo e svolgimento.

Scrissi quanto ho ripetuto più sopra, concludendo: “IO SONO NATO IL7 OTTOBRE!”

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Alcuni giorni dopo la prof inviperita mi schiaffò sull’attenti davanti alla cattedra e, con voce che avrebbe tranciato anche l’acciaio, sibilò: “Credevi di prendermi in giro, non hai fatto il minimo sforzo di fantasia e non è che sei andato fuori tema, ma non sei neanche entrato in tema…VOTO 3:.e prendilo come un segno di incoraggiamento”.

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“Signorina – obiettai tremante – se vuole continuo; ma mi pareva che, come andava bene la “sventurata rispose” senza che Manzoni raccontasse la rava e la fava, mi è parso che potesse andar bene anche la mia conclusione...”

La prof. mi squadrò severa, poi le brillarono gli occhi, mi tirò lievemente (si fa per dire) un’orecchia, poi scoppiò in una lunga risata e quindi, impugnata la matita rosso-blu, chiuse ad occhiello i due lati del 3 e lo trasformò in 8 (E allora un otto era un otto!...)

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L’ho tirata un po’ lunga per chiarire come mai oggi è il mio compleanno: (“le gambe delle donne” avrebbero detto le nostre nonne giocando a tombola quando veniva fuori dal sacchetto il numero 77).  

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